Rosso peccato

Rosso peccato

Sabato sera. Tutto poi si tinge di rosso, dal cielo ai semafori. E’ il compleanno di Carla. Festa a sorpresa, ovvero un relativo accrocchio di persone a lei legate che non si conoscono. Una sua amica mi chiede se la conosco. Evito di risponderle che mi sembra azzardato attraversare mezza Roma per imbucarmi ad una festa. Esco a fumare, questo locale per turisti pieni di moneta mi intristisce. Meglio osservare la piazza, perfettamente rotonda, le auto come i cavalli di una giostra.

Accendo una Marlboro e mi sbrigo a fumare perché è quasi ora che arrivi e dobbiamo farci trovare dentro. Che sorpresa sarebbe? Prendiamo posto al tavolo. Mi guardo intorno e capisco che non vorrò arrivare in quello stato ai miei di 40 anni. In fondo io l’ho vista solo due volte. O forse tre. Poi arriva, elegantissima, spiazzata e poi si commuove. Il cibo è pessimo. Ho voglia di fumare, di spiare la piazza, di starmene in disparte. Esco. Estraggo con cura, quasi devozione la sigaretta dal pacchetto. E’ un rito, quasi. La accendo e noto che intorno a me c’è una piccola folla. Tutti guardano in una direzione. Una Ferrari rosso peccato è parcheggiata a pochi metri da me.

La osservo, osservo il suo padrone, tipo insignificante ma pieno di soldi che sembra camminare ad un metro da terra. Smanetta col cellulare, perversamente fiero di essere guardato, forse invidiato. Non mi sono mai piaciute le Ferrari. A me che sogno il vecchio van della Wolkswagen.

E poi lo vedo. Lui, M. Viene dal lato opposto della strada. Mi fissa, mi riconosce e per un attimo leggo la paura sul suo volto. Lo fisso, impassibile. Poi fisso lei, bassa, viso bonario, una che difficilmente si fida. Ci ho chattato per mesi con lui. Ci siamo raccontati un po’ di cose, un po’ di vita. "Non so come definire la mia vita. Ormai sto invecchiando, ma una parte di me non vuole morire". C’è un po’ di poesia in quello che dice. "Vorrei avere i tuoi 23 anni, la tua forza, la possibilità di scegliere".

Gli rispondo che io non ho scelto, io sono. Mi è andata bene, lo ammetto. Mi riversa il suo piccolo dramma in uno spazio segreto, virtuale. "Credevo fosse una cosa passeggera, sai?". Oh no, caro M. Io l’ho sempre saputo, sin da piccolo. Sapevo a cosa andavo incontro. Non mi ci é voluto molto poi per accettare il destino. Mi son fidato. Non invidiare i miei anni, forse ho avuto una fortuna che non merito, forse il conto non è ancora arrivato.

Mi fa molta tenerezza. Vorrebbe innamorarsi, di un uomo. L’amore per lei non sa nemmeno se c’è mai stato. Anche lui figlio del sud, di una terra lavata dalla vergogna. Io non ho avuto scelta, ma per me è stato più semplice. Non invidiarmi, non sognarmi.

Attraversa la strada. Capisce il mio fingere indifferenza e la cosa gli dà un leggero sollievo. I suoi occhi mi ringraziano. Con quella luce malinconica. Ricordo quando mi disse che forse si stava prendendo una cotta per me. Non sognarmi M. Non complicare tutto. Noi non possiamo appartenerci se non mentalmente, in questo spazio tra la testa e lo schermo che ci separa. Passa vicino a me. Sento lei mormorare qualcosa. Guarda le vetrine. Lui finge di ascoltare. Passa vicino al Ferrari. Lo osserva. Chissà se ne vorrebbe una. Chissà cosa darebbe per i suoi sogni. Lei lo tiene stretto per la mano sinistra, quella della fede. Da dove osservo io sembra che il suo torace penda a sinistra. Chissà quanto deve pesare quel cerchietto d’oro che significa per sempre. Forse hai ragione tu. Io ho scelto. Perché la frase "per sempre" mi spaventa. Perché potrebbe finire tutto.

Cammina lentamente lui, l’orso dal cuore grande. E’ un bell’uomo, ma non vorrei essere io a dargli il colpo di grazia. Non mi sognare, M. Rimaniamo così, impotenti contro questo destino. Seguo il contorno delle sue labbra, un po’ nascoste da quel naso tondo e dalla sua folta barba. Si volta, guarda il Ferrari e poi guarda me. Non sognarmi stanotte M.

Poi guardo i suoi occhi e capisco tutto. Tornerà a casa, nel letto che divide con lei e stanotte mi sognerà. Magari sognerà di passare a prendermi con quel Ferrari e di portarmi via di qua, verso ciò che il tempo ed il destino gli hanno negato…

TanGordo

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