Orsi a Parigi

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Orsi a Parigi

L’avventura Parigina di FreeBear comincia su un TGV, che dovrebbe (*), almeno in teoria, portarci a velocità smodata nella Capitale francese, per trascorrere un rilassante fine settimana studiando le abitudini della popolazione Bear d’oltralpe.

Il condizionale (*) diventa obbligatorio quando ti accorgi che su quasi otto ore di percorrenza, solo tre sono a velocità di curvatura: praticamente da Lione a qualche decina di chilometri prima di Parigi. Per il resto della tratta si va a impulso morigerato.

Giunti dunque alla Gare de Lyon ci dirigiamo verso l’hotel che abbiamo appositamente prenotato vicino la stazione, in quanto discretamente carichi di bagagli. Immaginate lo stress che due signore come noi sono state costrette a sopportare quando scopriamo che “vicino alla stazione” voleva dire “camminate per un chilometro e mezzo per le vie di Parigi piene di gente che farfugliava in ubriachese stretto, carichi come Re Magi, e poi ci troverete… forse!

Arrivati finalmente nella nostra faraonica stanzetta quattro metri per tre, ci spegnamo fino all’indomani, che iniziamo subito con una bella visita alla pâtisserie dirimpettaia.

Spesi i nostri 13 euro (senza scontrino fiscale) per un pain au racines secco come il culo della dis-onorevole Mussolini, una fetta di quiche alle zucchine del Paleozoico, una ganache fatta col cioccolato del discount e un cioccolatino che pensava realmente di contenere del Cointreau (povera bestia!); dopo aver augurato alla adorabile vecchietta, simpatica come un paracarro nel culo previamente passato nella sabbia, che le cascasse un meteorite radioattivo sulla splendida bottega, ci perdiamo per le vie di Parigi, giungendo in serata nel quartiere Marais. L’avreste mai detto?

Ed eccoci quindi al Bears Den all’ora dell’aperitivo. L’apero, come lo chiamano i francesi, è tutto tranne che simile ai nostri happy hour: nulla di nulla da mangiare! Se siete fortunati e vi capita il barman caritatevole, potreste anche veder spuntare una piccola ciotola di noccioline o di patatine, ma nient’altro!

Più comune invece trovare le consumazioni a un prezzo ridotto nella fascia oraria dell’aperitivo. Fatto molto importante: controllate l’inizio dell’happy hour, perché il barman non vi dirà nulla in proposito. Quindi che manchino tre minuti all’inizio o che sia terminato da venticinque secondi, il simpatico ragazzone vi farà impietosamente pagare la vostra cervogia a prezzo pieno.

Del Bears Den nulla è cambiato, se non la normale obsolescenza dovuta all’incuria e alla mancanza di manutenzione e una timida mano di vernice sui muri al piano strada.

E a proposito di vecchiume, sembra di stare alla bocciofila del Pio Albergo Trivulzio, ammesso che ve ne sia una!

Non riesco inoltre a capire come possa una popolazione fiera del suo patrimonio enologico, abbassarsi a bere dell’orrido metanolo che neppure nelle peggiori bettole italiane osano più servire! Quattro euro per un bicchiere di questo nettare degli dei! Evvai!

Ci rendiamo conto che non mangiamo dalla splendida prima colazione alla pâtisserie “La Vieille Pétasse”. Ci trasciniamo quindi verso un ristorante cinese lì vicino, consigliatoci da un amico. Mangiamo bene e tanto.

Satolli e contenti di scoprire che a volte il cibo cinese non abbia tutto quanto lo stesso identico sapore di glutammato, torniamo alle nostre Alcove Borg e ci ricarichiamo per il giorno successivo, che comincia con un signor mal di testa da alcol metilico. Due euro e trenta centesimi di aspirina nella farmacia adiacente alla pasticceria di Miss Simpatia, e siamo freschi come delle rose!

Ci imbattiamo quindi, del tutto casualmente, nel bel mezzo dei preparativi per una manifestazione contro il matrimonio omosessuale e altri diritti, quali: l’adozione, la procreazione assistita, eccetera.

Chiedo candidamente a una signora che cosa stessero organizzando, riferisco la risposta a mio marito che immediatamente bacio e abbraccio ostentatemente in pubblico e riprendiamo la nostra passeggiata.

Ci fermiamo alla prima boulangerie che incrociamo e ordiniamo due panini, tentando inutilmente di convincere la boulangéra che:

1) il tonno non è un vegetale in quanto non fotosintetizza

2) i vegetariani NON mangiano tonno ma principalmente organismi fotosintetici e derivati

3) non siamo (per ora) Vegani perché mangiamo anche derivati animali, quali uova e latticini

Dopo il fallito tentativo di parecchi anni fa di visitare una sauna francese, ci riproviamo questa volta puntando quella ‘garantita’ 100% Bear. Impieghiamo diverse ore e quattro biglietti del metrò per scoprire che non si trova esattamente a Parigi, ma in una cittadina dell’hinterland. Entriamo e paghiamo al signore che ci attende con due asciugamani sul bancone del bar. Tempo due secondi e torna dicendo, neanche troppo gentilmente, che secondo lui la banconota da 5 euro che gli ho dato non era buona. Mi restituisce la banconota, tiro fuori la carta di credito, mi dice che non la accettano, prendo il resto delle banconote e c’è ne andiamo.

Forse meglio così, dato l’odore non propriamente gradevole che fuoriusciva dal luogo. E comunque trentasette euro risparmiati!

Dopo un altro breve aperitivo al Bears Den, decidiamo di sfidare la sorte e infilarci in un all you can eat cinese. Questa volta la sorte ha la meglio su di noi e ci percula a morte: giusto qualche pietanza poteva essere assimilata al concetto di cibo. Il resto è stato abbandonato nel piatto. Dieci euro (scontrino a richiesta del consumatore) a testa buttati nel cesso, ma probabilmente una gastrite risparmiata!

Con lo stomaco ancora vuoto, capitiamo in un ristorante Libanese. Finalmente del cibo! Ed è anche buono! Spendiamo poco più dell’indecoroso cinese, ma usciamo soddisfatti e pronti per tornare nei nostri lettini criogenici dell’albergo con le stanze più piccole del mondo.

Qui termina il resoconto di un fine settimana nella romantica Ville Lumière, dove sono tutti incazzati e nevrotici e dove, spesso, la ricevuta fiscale è un optional a richiesta del cliente.

Qualche indirizzo, per onore di cronaca:

Restaurant China (giusto per sapere dove si trova ed evitarlo come la peste se ci tenete ai vostri organi interni!)
70, rue de la Verrerie, angolo rue des juges consuls

Bears Den
Rue de Lombards

Hôtel des arts
2, rue Godefroy Cavaignac

Pâtisserie ‘vecchia stronza’
Rue de Charonne (di fronte all’hotel des arts)

Vieux Beyrouth
Rue Saint-Martin (è una traversa di rue de Lombards, uscendo dal Bears Den a sinistra, si svolta la prima a sinistra, una cinquantina di metri sulla destra)

Le céleste gourmand (il cinese dove si mangia bene)
Rue de la tacherie

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