One Way

One Way

Il One Way è forse una delle discoteche più famose dell’hinterland milanese ed è sicuramente uno dei locali bear “storici” del milanese, dove durante le feste a tema bear è facile incontrare orsi, cacciatori, muscle bear, chubby e chi più ne ha più ne metta. Ecco la nostra recensione:

A volte, quanto più si cercano le giuste parole per descrivere qualcosa, tanto più si cade nell’imbarazzo di fronte alla scelta di frasi scontate e di cattivo gusto.

Se dicessi infatti che per far entrare un individuo di sesso femminile nella suddetta discoteca bisognerebbe dare il culo all’ingresso, probabilmente si creerebbe una fila di pretendenti accompagnati dalla classica amica etero depressa, mollata da poco, in crisi matrimoniale o semplicemente, come dicono a Roma, “La frociarola”.

Tuttavia non è così semplice, poiché al One Way di femmine non ne vogliono sentire nemmeno l’odore da lontano, alla faccia dei tanto ostentati slogan su uguaglianza e integrazione.

Preambolo a parte, doveroso se permettete, passiamo alla descrizione del luogo.

Si entra solo con

la tessera Arci Gay … no comment.

L’ingresso, a differenza di molti locali gay, è ben segnalato da un cartello luminoso a caratteri cubitali. Si passa per il giardinetto estivo (qualche ombrellone con sedie e due o tre alberi) e si giunge all’entrata vera e propria, con tanto di guardaroba.

L’ambiente è abbastanza capiente, anche se durante una serata bear si sta sempre un po’ stretti… (per fortuna… N.d.R.). Anche la pista è dignitosa e raramente capita di ballare gli uni appiccicati agli altri.

Le toilette sono decenti. L’unica nota è sulla totale mancanza di sapone nei dispensatori anche all’inizio della serata. Diciamo che per quindici euro di ingresso (consumazione compresa) si potrebbe pretendere del detergente, anche di bassa qualità, per potersi lavare le mani, soprattutto dopo essere usciti da una dark!

Bar: in vita mia non credo di avere mai bevuto peggio, tranne (forse) presso il bar adiacente all’After Line (Mojito con sciroppo mentolato Fabbri). I cocktail sono moooooolto allungaaaaaaati, mentre se chiedi di farteli un po’ più forti rischi di bere intere pinte di pessimo superalcolico.

Ma al di là del fattore quantitativo, è la qualità delle materie prime utilizzate che lascia molto a desiderare. Difficilmente si vedranno marche note di alcolici ostentati sulle mensole del bar! Ribadisco il concetto: per quindici euro di ingresso sarebbe d’obbligo una consumazione quanto meno decente!

Vi sono due dark room: la prima sulla sinistra rispetto al bancone del bar, mentre la seconda, più grande, viene utilizzata sia per espletare i propri bisogni fisiologici che per fumare. L’aria all’interno di quest’ultima risulta, di conseguenza, poco respirabile.

Normalmente la serata bear viene proposta una volta al mese dal Magnum Club, eccetto alcune festività particolari tipo feste di primavera/estate/autunno/inverno, Epifania, Ferragosto e chi più ne ha più ne metta.

La musica è obiettivamente scialba e priva di personalità. Si rischia di ascoltare quattro versioni differenti di una canzone di Madonna (quando va bene) o il passaggio senza la benché minima logica dai Depeche Mode a Pollon, per poi tornare alla Carrà.

Carina l’idea del piccolo giardino esterno dove, purtroppo, più che prendere una boccata d’aria si fumano le altrui sigarette.

Gnapposalsiccia!!

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