Il Re Leone o Cenerentola? King: cronaca di un’apertura.

Il Re Leone o Cenerentola? King: cronaca di un’apertura.

Sabato 5 aprile, serata di apertura di un nuovo locale gay, bear friendly, nella capitale della moda, del gusto e delle disillusioni.

Ma procediamo con ordine: come da copione… promozione in pompa magna del nuovo locale, mistero e ambiguità nella comunicazione, “guerrilla marketing de no artri” e tante belle frasi fatte.

Sito internet carino ma con informazioni limitate. Banner di rigore su bearww.com e centinaia di iscritti alla serata dell’opening.

Anche noi ci siamo iscritti al “Chi ci va” di bearwww, anche se non avevamo ben chiaro quante tessere fossero necessarie per entrare. Tuttavia da bravi milanesi, a partire dalla fidaty card, "Le abbiamo tutte" per cui questo non ci preoccupava.

Alle 19.30, con un discreto ritardo sull’orario di apertura (da brave signore! Ndr), siamo giunti all’appuntamento accompagnati da due nostri amici etero.

Il primo impatto non è dei migliori: niente insegna, niente scritta, niente tappeti rossi… Solo un capannello di gente in attesa di entrare, di fronte a una porta nera di una vetrina nera in una via che di sicuro non può dirsi allegra e colorata (Via Derna).

L’ingresso del King

Dopo pochi minuti il gruppo di fronte a noi entra e “SBAMMM!” la porta viene chiusa. Fora come quater pirla (tipica espressione colorita del vernacolo lombardo)… senza sapere cosa fare.

Non ci siamo persi d’animo, abbiamo suonato (c’è un campanello piccolo piccolo) e ci hanno fatti entrare.

Saluti e ossequi di routine. In un antro/controllo/entrata davvero un po’ piccolo, ci hanno controllato l’arcitessera, e costretto i nostri amici a sottoscriverne una nuova.

Ebbene sì: il King è un circolo privato ed è quindi d’obbligo possedere almeno una tessera (la fidaty non va bene!!!)

Finalmente entriamo. Il locale è completamente nero, qualche decoro grigio alle pareti, alcune lampade di design sul bancone, faretti incassati a illuminare il tutto. Subito a sinistra appena entrati è presente “Una scala per la perdizione” ovvero una discesa cocleiforme che conduce a un antro ben arredato, anticamera di una sala totalmente buia (ops una dark-room!).

Rimaniamo ai piani alti e depositiamo le pellicce al quadaroba, che (ahi noi!) non è ancora terminato, quindi visoni e zibellini rimangono alla mercé della folla su uno stipetto di fortuna.

Intanto notiamo la considerevole quantità di orsi e orsetti presente sia tra gli avventori che tra il personale.

Subito decidiamo di approfittare del bouffet di inaugurazione. Troviamo formaggi, salumi e altre prelibatezze, ma dispensate con eccessiva parsimonia per essere un’inaugurazione. Anche la più piccola delle navi merita d’esser varata con lo Champagne e non con il Lambrusco! ; - ) Un cameriere, un banco e vino gratuito sarebbero state una buona idea.

Il reparto bar è ben fornito, c’è quasi tutto quello che serve in un signor bar! Manca solo il ghiaccio, che unito alla mancanza di condizionamento (non ancora funzionante ma presente), rende locale e bevanda più simile ad un “Tè nel deserto” piuttosto che ad un cocktail da “Sex and the city”.

La consumazione è allineata al resto di Milano, con o senza tessera arci (per dovere di cronaca cinque delle dieci consumazioni che abbiamo fatto erano merito di free drink).

Ci siamo subito fatti riconoscere e abbiamo chiacchierato con i vari soci. Interessanti le informazioni che ci hanno elargito sui triboli che un gestore deve affrontare per aprire un locale a Milano, e su quelli che bisogna superare se si vuole aprire un circolo Arcigay. Ma di questo parleremo in un’altra occasione.

Ovviamente una capatina ai bagni, belli, grandi, puliti anche a fine serata e (udite udite!) a norma.

Una toilette del King

Ma una cosa che non è a norma in questa serata l’abbiamo trovata: sono gli avventori. Sembrava infatti di stare a una festa di casalinghe disperate: grandi sorrisi, baci e poi pettegolezzi orrendi.

Riporto ma mi dissocio: "Che schifo questo locale è troppo luminoso!” (Luminoso? E’ tutto nero!!! ndr)

“Siiiii… carino… ma troppo piccolo!” Ma se sono anni che andiamo al Company che è grande più o meno uguale!!

“Troppo vuoto”… ”Troppo nero”… ”Troppo grandi i bagni” (giuro che me l’hanno detto!)… “Troppo caldo”… (vero!)… “Troppa gente”… “Non c’è nessuno”… eccetera.

Insomma era una gara a chi riusciva a sputare più veleno.

Ebbene anche noi di difetti ne abbiamo trovati parecchi, ma non per questo esprimiamo un giudizio negativo. Anzi, alla fine il King di Milano, anche se di luccicante e misterioso ha ben poco, è un degno bar gay, in una città dove i bar gay si contano su una mano.

Cominciare un’attività in questo paese non è facile e i risultati purtroppo si vedono. Ma almeno loro hanno il coraggio di farlo, e per questo si meritano tutti i nostri complimenti.

Ci riserviamo il giudizio sul King di Milano in un prossimo futuro, nella speranza che riescano a risolvere problemi tecnici e annessi.

Un’ultima cosa: finiamola di presentare meravigliose, luminose e nuove creature, brillanti e fantastiche, che in realtà sono solo brutti anatroccoli che forse un giorno diventeranno cigni, sempre che le streghe cattive non decidano di avvelenarli prima.

Hans Pizzicaluna Handersen

King
Via Derna, 19
Milano
Lombardia
http://www.kingmilano.com

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