Qui la vita gay si riduce a una spiaggia nudista, la Plage de l'Anse Tarare, situata nei pressi di uno dei più bei posti dell'isola intera: la Pointe des Chateaux, punta estrema a est della Guadalupa. I locali non fanno distinzione tra orsi, orsetti, magri e via dicendo...
A quanto pare i gay non sono visti di buon occhio e gli abitanti locali vivono la propria omosessualità come parte nascosta di una innominata bisessualità, che trova sfogo nella suddetta spiaggia e in festini privati.
Insomma è un "So ma non so", basta che non si faccia in pubblico.
Davvero curioso questo comportamento, soprattutto se si pensa che ci si trova in territorio francese, patria indiscutibile del PACS. Ma ancor più incredibile è che sembra non importare a nessuno un minimo di tutela e di emancipazione!
Siamo partiti. L’Airbus di Air Caraïbe (www.aircaraibes.com)

che ci trasporterà in Guadeloupe è stato progettato per rendere difficile la vita a noi persone magre, figuriamoci ai poveri orsi!
Il mio compare plantigrado, nonché compagno di vita, si dice lievemente contrariato dal fatto che il vassoio del pranzo gli si pianti sotto la pancia. Trova inoltre un po’ sgradevole il fatto che i braccioli del sedile gli lambiscano in maniera decisamente costrittiva i fianchi.
Non vorrei sembrare troppo intransigente e sempre pronto a notare le magagne delle situazioni che mi si parino innanzi, ma non sto parlando di classe economica, bensì di “Classe Caraïbe”, l’equivalente di una “Business Class”.
Insomma, per farla breve il personale di bordo è molto carino e disponibile ma il cibo, come ogni pasto in volo che si rispetti, è ai limiti della compatibilità biologica umana.
Suona la sveglia, si aprono gli occhi e volano madonne.
Doccia, rassettamenti vari, pagare albergo e via, verso la metropolitana!
Acquistiamo due biglietti per l’aeroporto di Paris Orly: diciotto euro circa in due, ma ne vale la pena perché ci si arriva con metropolitana, RER e una velocissima navetta automatica chiamata “Orlyval”.
L’aeroporto di Paris Orly è obiettivamente brutto e piccolo, ma a quanto pare lo stanno rinnovando. Chissenefrega direte voi... e avete ragione!
Procediamo con il check-in, facciamo colazione con un altro panino di alta cucina francese, per la modica cifra di quattro euro e novanta cadauno e ci dirigiamo all’imbarco, attraversando improponibili negozi dai prezzi esorbitanti.
Per ingannare l’attesa estraggo il mio palmare e tento di agganciare il pubblicizzato segnale WiFi ma, con mio profondo disappunto, mi accorgo che anche in Francia, al pari dell’Italia, i prezzi delle connessioni sono ingiustificabilmente elevati.
E’ mia opinione infatti che la connessione internet, soprattutto se WiFi, debba essere gratuita o quanto meno debba avere un prezzo simbolico.
Quello che mi sonvolge dei luoghi pubblici francesi, come del resto quelli spagnoli, è che si possa fumare. Mi irrita il vicino di tavolo che esali residui di combustione di tabacco e ancor più mi infastidisce il fatto che ciò avvenga senza domandarti il permesso.
Anche in Italia, fino a pochi anni fa, succedevano queste cose, ma quel che conta è che ora ci siamo evoluti e nei luoghi pubblici non si fuma più, anche se, a detta di alcuni, rimaniamo sempre il “Fanalino di coda” d’Europa.
Entriamo nel ristorante chiamato “The rainbow”, nome non troppo originale per un locale situato in un quartiere gay.
Oltre a una discreta scelta di pietanze alla carta, la specialità del luogo è la “Pierrade”, ossia carne a volontà al prezzo fisso di circa ventidue euro, cotta al momento su un parallelepipedo di pietra rovente, mantenuto in temperatura da due scaldiglie. Il tutto accompagnato da verdure miste, patate, riso e le immancabili salsine francesi, perfettamente evitabili per noi italiani.
Anche l’ambiente è piacevole e rilassante e nel complesso è un buon posto dove mangiare abbastanza bene, senza spendere un capitale.
Comincia finalmente il nostro lavoro. Usciamo quindi dalla stanza d'albergo e, da buoni milanesi, ci infiliamo nel Wolf Bar (www.wolfparis.com), giustappunto nell’ora dell’happy hour (due consumazioni al prezzo di una, ossia quattro euro).
Il locale è carino e stranamente pulito, toilette comprese e i baristi sono socievoli. Il nostro francese deve essere assolutamente pietoso, dato che alle nostre richieste in lingua gallica ci viene risposto in inglese.
Dopo aver abbandonato la mia valigia in albergo (per i dettagli sui rapporti carnali tra me e la mia valigia, vedi l’approfondimento in merito su www.gattosalsiccia.com), fatta una doccia (siamo sempre italiani, chi ha orecchie per intendere lo faccia pure!) e rifatto il trucco, ci siamo accorti con rassegnazione che l’acqua potabile parigina sarebbe più indicata per la disinfezione dei sanitari, piuttosto che per l’alimentazione umana.
Ci siamo pertanto precipitati nel più vicino minimarket con l’intento di acquistare acqua decente da bere e abbiamo evinto che i francesi non utilizzano il deodorante a causa degli improponibili prezzi dello stesso.
Effettuando simili deduzioni siamo giunti alla conclusione che è pressoché inutile lavare il proprio corpo se l’acqua è tanto cattiva e i deodoranti così cari! Sono queste le innegabili ragioni che rendono gli abitanti di Parigi così… aromatici!
A nostro malincuore, ci siamo dovuti convincere che anche l’acqua in bottiglia fa irrimediabilmente schifo.
Quale piacevole compendio avrebbe potuto completare una bevanda tanto orribile se non un panino di vera merda a quasi cinque euro?
Siamo arrivati a Parigi con un volo EasyJet da Milano Linate (www.easyjet.com), non eccessivamente “low cost” (circa centonovanta euro in due per la sola andata), ma indubbiamente comodo rispetto al più lontano aeroporto di Malpensa situato, per chi non lo sapesse, a una cinquantina di kilometri da Milano.
Decoroso anche l’aeromobile, a differenza della precedente esperienza con Ryanair: partenza da Milano Orio al Serio (Bergamo), arrivo a Parigi Beauvais, dirottamento causa nebbia a Lille (più vicina a Rotterdam che alla capitale francese), un paio d’ore per tornare a Beauvais e un’altra ventina di euro per arrivare in città, stravolti come delle salviettine detergenti “Au citron” usate.
L’albergo più economico che siamo riusciti a trovare, dopo un’agile ricerca su http://www.hotels-paris.fr, è stato l’hotel “École centrale" (http://www.hotelecolecentralel.com) , grazioso luogo a cinque minuti dal Centre Pompidou, molto accogliente, affiliato al circuito gay parigino, dotato di connessione WiFi gratuita. Il tutto per novanta euro circa.
Bears den
Come al solito il Il Gattosalsiccia si fa distrarre da i paricolari! E ovviamente dimentica di fare la cosa più importante, ovvero descrivere il locale ! No comment
Per fortuna arrivo io e vi accompagno, novello Virgilio, negli anfratti oscuri e per la vertià un po’ zozzi di questo storico locale Bear a Parigi.
È un Bar, e fino a qui niente di strano, ove una cosumazione costa circa 4,80 euro e, se non ho capito male, non fanno distinzioni sulle dimensioni del contenitore.
Il “simpatico” locale si sviluppa in bassezza, ovvero scende per un paio di piani, nei meandri dell’antica Parigi.
Il bar vero e proprio sta al primo piano, piccolo, scomodo, e troppo vicino al bagno!
All’ammezzato, sta la saletta culturale con proiezione di film a tema. Sempre allo stesso piano c’è la Dark, che più che una dark room sembra lo sgabuzzino di una signora troppo ormonale e troppo sposata, ossia piccolo e pieno di uomini.
Al piano inferiore, sempre che siate soppravvisuti alle scale troppo ripide, agli archi troppo bassi, e ai gradini nascosti (ma la 626 vale solo da noi?) giungete in una sala/stanza/cantina con annesso piccolo bar e dj del caso. Sulla musica stendiamo un velo peloso.
Strana razza i francesi, che nelle classifiche americane appaiono secondi, subito dopo gli italiani, in fatto di corteggiamento e qualità amatorie. In verità penso che tutti i francesi siano convinti di essere Maria Antonietta, e aspettino che qualcuno porga loro l’orso o il cacciatore della situazione.
Ovvero sono lenti, indecisi, e ahimè usano poco il deodorante.
Torniamo al Bears Den: sarà pure storico ma una passata con il Lysoform ogni tanto ci starebbe bene e magari, già che ci sono, un’imbiancata e una rinnovata al parco musicale non sarebbe male!
Ovviamente la Dama (Gattosalsiccia) parte per le ferie , quindi io Paria della situazione, sono a preparare il necessaire... Il tutto si svolge più o meno così: Gattosalsiccia decide cosa bisogna mettere nelle valigie, abiti da sera, scarpe e stivali, kit di soppravvivenza antitutto, computer, videocamera, macchina fotografica, ferro da stiro, detergenti specifici per ogni parte del corpo, creme solari in contenitori industriali divise per fattore di protezione da 200 a 20 ecc; poi lui si prepara la sua mini trolley firmata Gucci, e io carico sulle spalle i 3 bauli rigorosamente Louis Vuitton con lo stretto necessario.



Cià adesso cerco di capire come far stare il condizionatore portatile nel baule....
La partenza avrà luogo Sabato cinque Maggio e la prima tappa sarà Parigi, anche se per una sola notte.
Faremo ritorno in terra natia il ventuno corrente mese, con un po' di materiale sulla Capitale francese e qualche appunto di viaggio sui Caraibi.
Quindi, fatta salva la possibilità di trovare connessioni Internet WiFi a prezzi dignitosi, l'idea è quella di aggiornare il Blog direttamente da laggiù, a circa novemila kilometri da casa.
Buona Salsiccia!
GS





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