Infilo la chiave nella toppa. Giro, e l'odore di casa, di tabacco. Giornata del cazzo. Mi sdraio sul letto dopo essermi svestito controvoglia. Roba sparsa ovunque. Metto un po' di musica. Passerà anche stanotte. Sveglio. Fuori è quasi l'alba. Che vita del cazzo. Do da mangiare al gatto. Prima o poi mi lascerà anche lui. L'odore di caffè si spande per la casa.
Buongiorno Oliver. Due messaggi in segreteria. “Tesoro sono la mamma. Ma che fine hai fatto? Domenica sei a pranzo da me, ti preparo le lasagne, so che non puoi dire di no”. Mammina. Tu e i tuoi vizi!
“Buongiorno commissario, mi scusi se la chiamo, ma ha il cellulare staccato. Devo assolutamente parlarle. Mi richiami al più presto”. Cosa sarà successo? Mah, alla fine non m'importa. Prima di tutto il mio caffè.
Roma pian piano si sveglia, cresce piano ma distinto il fracasso delle automobili. Apro la finestra e l'odore di spezie mi travolge. Chi cazzo cucina alle 6 di mattina? Richiudo, insofferente. Com'è cambiata questa città, com'è diversa. Il gatto mi fissa, sbadiglia e si accoccola ai miei piedi. Perché non sei andato con lui? Mi ci vuole una doccia. Accendo lo stereo. Enjoy the silence mi dà il buongiorno. Mi fisso allo specchio, nel suo accappatoio. I miei 125 chili non mentono. Basta pensare, ora devo essere lucido. Si prospetta una giornata del cazzo e devo lavorare. Mi vesto, sobrio come al solito. Jeans, camicia scura e giacca nera. Mi scambierebbero per un becchino, ma vista la mia mole è difficile passare inosservato.
Cinque minuti e sono nel traffico. Affanculo la mia promessa di smettere di fumare. Chiamo il distretto annunciando un leggero ritardo. Odio la Casilina immersa nel Traffico. Arrivo, smadonno per il parcheggio. Questa giornata è nata già storta. Arrivo e tutti mi guardano. C'è aria tesa.
“Commissario, le devo parlare” sibila l'ispettore De Marchi. Ho bisogno di un caffè, il mio volto stanco tradisce la mia precedente nottata. “C'è stato un omicidio, ieri sera. In un parcheggio fuori zona, quasi sempre deserto, se non fosse per le macchine dei froci del cazzo che girano ogni santa notte. A lei è mai capitato ispettore?”. Questo qui ci ha la faccia come il culo. Fa tanto il perbenista e poi lo becchi in gran puttan tour. Lo guardo serio. “Non mi interessa quello che fa la gente. Voglio sapere chi é la vittima e chi e come l'ha ucciso.” Lo stronzo incassa il colpo. “Si chiamava Davide Marini, 36 enne, ingegnere, fedina penale pulita, celibe... probabilmente omosessuale. E' stato trovato nella sua macchina, mani legate, pantaloni calati e... diomio che schifo...” - “Cosa? Cos'altro?” - Beh, era completamente depilato, dal petto in giù. - “Causa del decesso?” - “L'autopsia non è ancora stata fatta, ma pare sia stato narcotizzato prima. La scientifica sta già esaminando i rilievi. Ecco le prime foto.”
Mi porge una cartellina. Una Fiat non nuovissima, blu. Poi lui. I suoi occhi riversi. Moro, pizzetto folto, bella stazza. Quello che alcuni definirebbero un bell'orsone. Ancora la storia delle etichette. Perché deve essere tutto così banale? Che scempio. Depilato ed ucciso. “Impronte? - “Nessuna, chi l'ha ucciso sapeva il fatto suo” - Cos'altro sappiamo su di lui? - “Abbiamo trovato il suo cellulare in macchina, stiamo facendo accertamenti ed ho già mandato una pattuglia a casa della vittima. Dovrei avere un resoconto a breve” - “Testimoni?” - “Ovviamente nessuno. Il fatto è avvenuto in un luogo frequentato da omosessuali, e quando è arrivata la segnalazione non c'era più nessuno. Chi ha visto qualcosa se la sarà data a gambe” – “Chi ha telefonato? “- “Non siamo ancora riusciti a rintracciarlo, ma ci stiamo lavorando”.
Questa storia puzza di marcio. il mio sesto senso sbaglia, voglio vederci chiaro. Difficilmente il mio sesto senso sbaglia. Non credo sia stato un tentativo di rapina, il mio naso fiuta un movente passionale. Ho un presentimento. Devo agire. Conosco molto bene l'ambiente, l'ho frequentato a lungo. Chi meglio di me? “De Marchi, io esco. Appena hai novità chiamami sul cellulare”.
Esco, col mio solito passo pesante. La nuova agente è fin troppo riverente. Si mette sull'attenti ogni volta che passo. Dovrò dirle di rilassarsi. “Oliver?” - La sua voce mi giunge alle spalle. Rachele, o meglio l'ispettrice Migliani. “Stai bene? Hai una faccia stanca” – “Ho dormito poco e male” – “Te l'ho sempre detto, devi rilassarti un po'. Magari una di queste sere andiamo a cena”. Il suo sguardo s'illumina, sorride.
Ah, Rachele. Non l'hai ancora capito? Non sognarmi, rimarresti delusa. Sono anni che mi corri dietro. Forse dovrei dirti la verità. Ma non ora, ora ho un caso da risolvere. Ma non voglio darti false speranze. “Vedremo” – e mi incammino. Esco per strada, accendo una sigaretta e mi nascondo dietro i Ray Ban neri che fanno molto sbirro americano. Forse Luigi sa qualcosa. Quella povera checca non fa che ciarlare. Meglio fargli una visitina. Metto in moto e parto. Traffico, maledetto traffico. Odio i semafori, i pedoni, le donne al volante. Lentamente arrivo verso la stazione Ostiense.
La puzza è insopportabile. Parcheggio e so dove dirigermi. Lo trovo dove immaginavo, ai bagni pubblici. Il suo sorrisetto strafottente mi investe. “Commissa' che avete cambiato idea? Siete molto elegante oggi...o forse..no perché io non ho fatto nulla” - Non ti preoccupare Luigi. Devo solo farti alcune domande, ma non qui. Questo posto fa schifo. Andiamo al bar, ti offro un caffè”.
Ci incamminiamo, lui mi fissa. Come si dice a Roma mi ha battuto i pezzi più di una volta. Ma non sono qui per questo. “Stanotte è stato ammazzato un uomo, un orso, in un parcheggio.” - “Maronn d'o Carmn. No, io non so niente” - Non hai sentito nulla in giro? So che la tua, per così dire attività si estende a tutta Roma” - No dottò non so nulla, ma ultimamente ci stava un'aria strana... - Che vuoi dire? Voglio dire che la gente frequenta molto meno i parcheggi o i parchi pubblici. E' come se avessero paura. Ci sono state alcune aggressioni, la polizia s'è fatta viva e hanno paura- Di cosa? - Non lo so... forse di essere sputtanati... molti hanno moglie e figli, ma ho sentito dire di uno che in chat parlava di odio verso gli orsi lesbici. Parlava di punizione divina. E diceva che presto tutti i lesbici avrebbero avuto paura e che avrebbe agito molto presto. Sa' tra noi cacciatori, la cosa ha fatto ridere... è proprio vero che gli orsi più belli sono lesbici, vero commissà?
Mi fa l'occhietto. Sta tastando il terreno, povero illuso. Sento di piacergli, sento che dai suoi pantaloni sta emanando un'energia sessuale, ma con me non ha chanche. E' vero, sono un orso lesbico, anzi, preferisco orsofilo, ma non è questo il momento, adesso devo lavorare. In quale chat? Su Mirc dottò. Canale Orsi. Bene, la mia ricerca continua. Devo verificare queste voci, devo trovare quel fanatico. Saluto Luigi che torna ai suoi bagni pubblici. Rimetto i miei Ray Ban.
Il cielo inizia a coprirsi di nuvole. Mi vedo riflesso nel vetro della macchina. Era tutto vero quello che mi diceva? Non mi considero un bell'uomo, ma so che piaccio. Torno verso l'ufficio. Adoro Roma. Inizia a piovere e come al solito il traffico va in tilt. Tutti si attaccano al clacson e questo mi manda in bestia. Accendo lo stereo. Gotan Project, per rilassare la mente e pensare. Ho una pista. Un fantomatico fanatico omosessuale. Il mio istinto mi dice che tornerà a colpire. Questo bastardo crede di avere una missione da compiere. Parcheggio la macchina, scambio due parole con un collega e mi chiudo nello mio ufficio. Arriva De Marchi che mi aggiorna sulla situazione.
Commissario, non abbiamo trovato testimoni, la telefonata è stata fatta da una cabina poco distante. Nessuno dice di aver visto nulla. Il referto medico dice che la morte è stata causata da un'embolia. Probabilmente quel figlio di puttana gli ha iniettato dell'aria nelle vene dopo averlo narcotizzato. E' morto tra le 2 e le 4 e la chiamata è arrivata alle 5 stamattina – Cosa avete trovato a casa sua? Niente di che. Era tutto in ordine. Il tipo era molto preciso, quasi maniacale. Sul suo computer niente di più di video e foto porno di gay ciccioni, ci crede? Che roba... ‘sto qui si eccitava vedendo pornazzi di uomini grassi e pelosi. Mi chiedo dove andremo a finire.
Congedo De Marchi, mi accendo una sigaretta e penso. Un orsofilo morto è una blanda conferma di quello che ha detto Luigi. Accendo il computer, devo verificare se la pista è attendibile o meno. Credevo di averla fatta finita con il mondo virtuale. Installo il software e mi connetto. Stanza Orsi. Che senso di ritorno al passato, alle lunghe sere passate solo davanti al pc. Quella non è vita, la vita è fuori.
Come nick metto CuteBear, per provocare. Mi contattano in privato. Gattosalsiccia, che nick strano. Ciao, mi scrive. Ricambio il saluto. Da? Patetico... telegrafico. Rispondo, meglio non essere scortese. A o P? Gli dico che sono versatile e lui mi risponde un mmmmmmm sintomo della sua eccitazione. Rido di gusto. Non è cambiato nulla. Le domande storiche d'approccio in chat esistono ancora. Come sei? Gli abbozzo una descrizione. Alto 180 per 125 kg di peso, barba, moro, occhi scuri, peloso. Wow mi risponde. Chiede se ho la cam. Che tristezza. Cerchi? No, grazie non ho perso nulla. Non capisce il mio humour da noir di terza mano. Poco male. Non può essere lui, si vede che questo qui è un povero annoiato. Lo saluto, promettendogli che ci risentiremo.
Devo agire come lui, devo essere dov'è lui. Stasera andrò a fare un giro al parcheggio per vedere che aria tira, intanto sto qui aspettando che qualcuno arrivi. Devo farmi accettare dal gruppo, non devo dare nell'occhio, devo farmi raccontare qualcosa sull'uomo che cerco.
TanGordo
Sabato sera. Tutto poi si tinge di rosso, dal cielo ai semafori. E' il compleanno di Carla. Festa a sorpresa, ovvero un relativo accrocchio di persone a lei legate che non si conoscono. Una sua amica mi chiede se la conosco. Evito di risponderle che mi sembra azzardato attraversare mezza Roma per imbucarmi ad una festa. Esco a fumare, questo locale per turisti pieni di moneta mi intristisce. Meglio osservare la piazza, perfettamente rotonda, le auto come i cavalli di una giostra.
Accendo una Marlboro e mi sbrigo a fumare perché è quasi ora che arrivi e dobbiamo farci trovare dentro. Che sorpresa sarebbe? Prendiamo posto al tavolo. Mi guardo intorno e capisco che non vorrò arrivare in quello stato ai miei di 40 anni. In fondo io l'ho vista solo due volte. O forse tre. Poi arriva, elegantissima, spiazzata e poi si commuove. Il cibo è pessimo. Ho voglia di fumare, di spiare la piazza, di starmene in disparte. Esco. Estraggo con cura, quasi devozione la sigaretta dal pacchetto. E' un rito, quasi. La accendo e noto che intorno a me c'è una piccola folla. Tutti guardano in una direzione. Una Ferrari rosso peccato è parcheggiata a pochi metri da me.
La osservo, osservo il suo padrone, tipo insignificante ma pieno di soldi che sembra camminare ad un metro da terra. Smanetta col cellulare, perversamente fiero di essere guardato, forse invidiato. Non mi sono mai piaciute le Ferrari. A me che sogno il vecchio van della Wolkswagen.
E poi lo vedo. Lui, M. Viene dal lato opposto della strada. Mi fissa, mi riconosce e per un attimo leggo la paura sul suo volto. Lo fisso, impassibile. Poi fisso lei, bassa, viso bonario, una che difficilmente si fida. Ci ho chattato per mesi con lui. Ci siamo raccontati un po’ di cose, un po’ di vita. "Non so come definire la mia vita. Ormai sto invecchiando, ma una parte di me non vuole morire". C'è un po’ di poesia in quello che dice. "Vorrei avere i tuoi 23 anni, la tua forza, la possibilità di scegliere".
Gli rispondo che io non ho scelto, io sono. Mi è andata bene, lo ammetto. Mi riversa il suo piccolo dramma in uno spazio segreto, virtuale. "Credevo fosse una cosa passeggera, sai?". Oh no, caro M. Io l'ho sempre saputo, sin da piccolo. Sapevo a cosa andavo incontro. Non mi ci é voluto molto poi per accettare il destino. Mi son fidato. Non invidiare i miei anni, forse ho avuto una fortuna che non merito, forse il conto non è ancora arrivato.
Mi fa molta tenerezza. Vorrebbe innamorarsi, di un uomo. L'amore per lei non sa nemmeno se c'è mai stato. Anche lui figlio del sud, di una terra lavata dalla vergogna. Io non ho avuto scelta, ma per me è stato più semplice. Non invidiarmi, non sognarmi.
Attraversa la strada. Capisce il mio fingere indifferenza e la cosa gli dà un leggero sollievo. I suoi occhi mi ringraziano. Con quella luce malinconica. Ricordo quando mi disse che forse si stava prendendo una cotta per me. Non sognarmi M. Non complicare tutto. Noi non possiamo appartenerci se non mentalmente, in questo spazio tra la testa e lo schermo che ci separa. Passa vicino a me. Sento lei mormorare qualcosa. Guarda le vetrine. Lui finge di ascoltare. Passa vicino al Ferrari. Lo osserva. Chissà se ne vorrebbe una. Chissà cosa darebbe per i suoi sogni. Lei lo tiene stretto per la mano sinistra, quella della fede. Da dove osservo io sembra che il suo torace penda a sinistra. Chissà quanto deve pesare quel cerchietto d'oro che significa per sempre. Forse hai ragione tu. Io ho scelto. Perché la frase "per sempre" mi spaventa. Perché potrebbe finire tutto.
Cammina lentamente lui, l'orso dal cuore grande. E' un bell'uomo, ma non vorrei essere io a dargli il colpo di grazia. Non mi sognare, M. Rimaniamo così, impotenti contro questo destino. Seguo il contorno delle sue labbra, un po’ nascoste da quel naso tondo e dalla sua folta barba. Si volta, guarda il Ferrari e poi guarda me. Non sognarmi stanotte M.
Poi guardo i suoi occhi e capisco tutto. Tornerà a casa, nel letto che divide con lei e stanotte mi sognerà. Magari sognerà di passare a prendermi con quel Ferrari e di portarmi via di qua, verso ciò che il tempo ed il destino gli hanno negato...
TanGordo

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Se sei orso... òrsati!





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