Se siete lettori del nostro bloghettino (cioè fate parte di quei ventimila che ci leggono ogni mese) saprete che sono mesi che il nostro corrispondente oltretevere, meglio noto come Turbolento, cerca di recensire L’Eagle Club di Roma.

Dopo essere riusciti a cestinare, con molta nonchalance, diverse decine di articoli sulle caratteristiche del locale che stranamente giravano intorno a un solo argomento/persona, ci siamo fatti prendere dalla bontà pasquale e un paio di giorni fa abbiamo pubblicato il suo ultimo scritto digitale, non prima di aver epurato la maggior parte di sdolcinate attenzioni al barista.
Ma ci siamo resi conto che il nostro ha perso smalto nonché la dovuta solerzia. Quindi, stanchi di non offrire ai nostri lettori un servizio degno da Freebear, abbiamo deciso questa sera, dopo una giornata di duro lavoro, di munirci di Freccia Rossa e sbarcare alle volte della capitale.
Ovviamente, visto che non ci facciamo mancare nulla, era d’obbligo innanzitutto la cena romana che doveva compensare lo sforzo (anche fisico) per recarci all’Eagle durante la settimana.
Abbiamo quindi prenotato un tavolo per due al ristorante dove lavora un nostro amico Orso: il Ristorante Rossini all’interno dell’Hotel Quirinale.
Vi diciamo solo che la cena era un vero delirio di sapori e profumi: citiamo alcune chicche del menu che l’amico Orso (che preferisce rimanere velato) ci ha offerto.
Antipasto: sfoglia di mango con gamberi marinati all’arancio in filo di cioccolato fondente. Come primo piatto, una vellutata di rapa rossa allo zenzero con spuma di crescenza.
A seguire filetto di ricciola al profumo di limone su pesto di zucchine e cipolline borettane caramellate.
Il dessert: sfogliata di pasta fillo croccante con ganache di cioccolato fondente al peperoncino e crema bianca agli agrumi.
Il tutto annaffiato da una quantità di vini che nemmeno ricordiamo
Evidentemente ben appagati i nostri sensi, ci siamo fatti forza e, dopo aver speso venti euro per fare sei kilometri, siamo sbarcati al fantomatico Eagle Club di Roma in via Zurla 68.
E qui finisce la nostra recensione dell’Eagle Club. Sì perché, dopo alcuni minuti di conversazione con l’amico Claudio, una notizia ci ha fatto trasalire e ci ha strappato dalle braccia della dea Abbondanza, che fino ad quel momento aveva profferto libagioni, vini e gioia.
Tra una chiacchiera e l’altra infatti il Presidente del Company Club di Milano, complice forse un brindisi di troppo, si è lasciato sfuggire un candido e un po' imprudente "il Company Club è finalmente riuscito a comperare il King Bar."

Quest’ultimo, situato nella via adiacente al Company Club (Via Derna), era il secondo luogo di incontro nonché punto di riferimento della comunità ursina milanese e non solo.
“Ultimamente il King Bar non navigava in ottime acque” - ci confessa Claudio nascondendo a fatica la sua soddisfazione.
Poi va avanti: “abbiamo solo saputo aspettare il momento giusto e siamo riusciti a fare l'offerta migliore”, proseguendo con un misterioso: “Non mi pronuncio in merito” - riguardo agli altri pretendenti.
“Ora che non abbiamo più concorrenti” - conclude “King” Claudio - “sarà più facile, per tutti gli orsi e i loro estimatori, trovare finalmente un unico punto di riferimento Bear a Milano, senza doversi necessariamente e indirettamente schierare da una o dall’altra parte”.
Noi di FreeBear un po’ imbesuiti (come si dice a Milano ) siamo tornati in albergo e prontamente abbiamo redatto quest’articolo.
Ovviamente abbiamo deciso di posticipare la recensione dell’Eagle Club a data da destinarsi, tanto ormai è tutto loro!
Stupiti anche dalla rapidità di come si siano svolti gli eventi che hanno portato all’acquisto del club, facciamo i nostri migliori auguri alla nuova gestione del locale gay milanese e ci auguriamo che questo sia solo l’inizio di quella che potrebbe divenire, in un futuro anche brevissimo, la prima Bear Street italiana.
Ora la domanda sorge piuttosto spontanea: adesso che la Roma Bear ha conquistato la Milano da Bear(e), dobbiamo forse aspettarci la Polverini al Pirellone?
La redazione di FreeBear
Ah dimenticavamo: BUON PRIMO APRILE!! 
Ormai vicini al giorno in cui gettare il vecchio calendario per far posto al nuovo segnatempo che ci terrà compagnia durante il nuovo anno, ecco che compare, tra la miriade di tette, natiche e muscolame assortito sia etero che gay, anche il palestratissimo e pelosissimo Bo Dixon.
L’icona muscle bear ha infatti posato, ben oliato come una padella di ghisa, a bicipiti talmente contratti da far affiorare le vene in superficie.

Bo Dixon e i suoi vasi sanguigni superficiali
Insomma, Big Bo sarà presente in dodici pose plastiche (una per mese ovviamente), ostentando i suoi sarcomeri ipertrofici per la gioia degli amanti del genere muscle.
A ogni mese ci si potrà deliziare della presenza del corpulento orsetto che darà un tocco di (aggiungete voi il complemento oggetto preferito) alla vostra cameretta.
Chi volesse acquistare una copia del muscle-calendar, potrà ordinarla sul sito www.bodixon.net per circa venticinque dollari. Tempo di spedizione: un mese e mezzo circa. Mentre aspettate potete sbirciare le riprese dietro le quinte...
Un saluto a tutti i lettori di FreeBear
Il Giappone è un paese pieno di storia e tradizioni. Ne sono ben consci coloro che amano le arti marziali giapponesi o i più semplici riti di vita quotidiana nipponica. Tra le tante sacre tradizioni che talvolta hanno conquistato il mondo quella che vi presento oggi è quantomeno singolare.
Si stà diffondendo su internet una vera e propria rete di amanti del Fundoshi.
Un'arte marziale dimenticata nel tempo? Un rito dedicato alla preparazione del cibo? Niente di tutto questo!
I Fundoshi sono mutande! Semplici ( si fa per dire ) cingilombi, che per la verità assomigliano molto ad un perizoma.
Ovviamente il mondo bear non poteva farsi sfuggire l'occasione di mutuare un capo di abbigliamento che in occidente giunge principalmente alla ribalta durante le gare di Sumo.
In Giappone esiste tuttora una vera e propria venerazione di questo capo di abbigliamento, legato al concetto di purificazione del corpo. Inoltre non è raro sentir parlare delle caratteristiche stimolanti ed erotizzanti del Fundoshi.
Insomma inutile spendere soldi in pillole azzurre o in mutande griffate il nuovo trend per orsi e ammiratori è senza dubbio il Fundoshi.
Ps: io me ne sono fatto mandare un paio da un amico orso a Tokyo, vi farò sapere...
Nei nostri peregrinaggi internettiani siamo inciampati in queste pubblicità.
Finalmente anche noi Orsi e ammiratori abbiamo il nostro vero profumatore per biancheria, ne basta poco e i vestiti come per magia spariscono!
Adatto ad un pubblico odoroso!


E’ guerra aperta ormai fra la discoteca milanese e il famoso gruppo bear dei Magnum Club. Dopo le dichiarazioni a microfono aperto di sabato scorso (6 giugno), all’inizio della serata, il One Way si è “definitivamente e ufficialmente liberato dalla presenza del Magnum Club”.
Parole di fuoco in risposta a quanto riportato sul sito internet del gruppo ursino (www.magnumclubitalia.com): “Vi informiamo che il Magnum Club Italia ha concluso la sua collaborazione con la discoteca One Way di Sesto S.G. Qualsiasi serata bear organizzata in questo locale non e' pertanto più riferibile al nostro gruppo.”

Secondo indiscrezioni, i Magnum avrebbero esercitato forti pressioni sull’organizzazione degli eventi e sul ricarico del biglietto d’entrata, cosa che alla gestione del One Way, locale che diede i natali alle feste Magnum, non è piaciuta più di tanto.
Da questa diatriba sarebbe scaturita la decisione bilaterale di non collaborare più.
La polemica è dunque destinata a crescere, mentre sabato sera già cominciavano a trapelare i primi veleni, riportati da alcuni clienti della contemporanea serata Moquette/Magnum.

Noi di FreeBear ci auguriamo che queste schermaglie non dividano la popolazione Bear. creando fazioni che finirebbero per spaccare quello che invece dovrebbe essere un unico, grande e compatto gruppo solidale, ma come sempre, nel nostro piccolo, cercheremo di chiarire queste voci di entrate gonfiate e percentuali "misteriose".
Dopo aver proposto sovrapprezzi per chi voglia portare in cabina cibi e bevande nonché utilizzare le toilette, Ryanair, noto vettore Low Cost europeo già implicato per altro in qualche scaramuccia con la blogosfera: http://blogs4biz.libero.it/2009/ryan-air-ai-blogger-idioti-e-lunatici, sta vagliando la possibilità di introdurre una tassa sui passeggeri in sovrappeso imbarcati sugli aeromobili.

Benvenuti a bordo!
Eh sì cari miei, persone considerate alla stregua di un bagaglio da stiva, quindi tassabili qualora superino il peso consentito a bordo del velivolo.
Ryanair, invece di racimolare spiccioli sulla pelle della gente raschiando il fondo del barile con questi viscidi espedienti, dovrebbe riconsiderare la qualità del servizio che offre ai viaggiatori.
Chi, come noi, si è trovato a volare con la compagnia in questione, si sarà sicuramente accorto che il più delle volte gli aeroporti serviti da Ryanair sono scomodi e lontani da raggiungere.
Qualche esempio?
Per la Capitale Francese, Ryanair serve lo scalo di Paris Beauvais. Peccato che il ridente aeroporto disti da Parigi un’ora e quindici minuti in pullman: 13 euro in più che spesso rappresentano una percentuale considerevole sul costo del viaggio!
Spostandoci in Spagna, a quanti di voi è capitato di finire a Girona ed essere costretti a farsi 100 Km per arrivare a Barcellona? Un’ora e mezzo di pullman e 12 euro per giungere a destinazione... con Ryanair!
Ma vogliamo ricordare la corsa al sedile, le ridicole lotterie e la vendita di profumi a bordo dell’aereo?
E che dire dell’acqua a pagamento, dell’ “ampia” scelta di “ottimi” snack e bevande calde o fredde, oltre a diversi tipi di birra, vino e alcolici descritti nel dettaglio sulla rivista di bordo e acquistabili al bar (carrellino, N.d.R.) dell'aeromobile? (Citazione presa direttamente dal sito Ryanair)
Tanto per rinfrancare la dose, la Compagnia avrebbe intenzione di eliminare i sedili reclinabili (già adesso trovatene uno che funzioni!), le tasche portaoggetti, i poggiatesta, il servizio bagagli (bisognerà portarseli da sé fino alla stiva dell’aereo) e altre simpatiche amenità. A quando l’elastico per avviare le eliche? (dato che le turbine costano di più!)
Il vettore low cost, si sa, non è certo conosciuto per le sedute più comode d’Europa! Quindi, invece di chiedere soldi alla gente in sovrappeso, dovrebbe risarcire i danni a quanti abbiano viaggiato trattenendo il respiro, con le chiappe incastrate fra i braccioli e il simpatico carrellino bar che tenta di lussarti il gomito a ogni passaggio!
Ryanair: se sei Orso... la eviti!
FreeBear Bar è Lounge Bar, con Happy Hour tutti i giorni dalle 18:00 alle 21:00: una consumazione in omaggio ogni drink acquistato e un ricco buffet a volontà, con piatti freddi e caldi!

L'ingresso del FreeBear Bar
FreeBear Bar è disco pub ristorante, tutti i giorni dalle 21:00 fino alle 2 di notte. Mentre dal venerdì alla domenica rimane aperto fino alla mattina successiva. E per chi resta fino a chiusura: brioches, torte appena sfornate e cappuccino per tutti, offerto dalla casa!

La zona Lounge Bar
Solo al FreeBear Bar: i più bei manzi Bear cubisti balleranno con te, al ritmo sfrenato della più attuale house music EBM techno electronic deep dance, in collaborazione con le principali Majors discografiche (EMI, Virgin, Sony, ecc), e ogni sera Guest stars a sorpresa.

La futuristica music area
FreeBear Bar è veramente diverso dal solito. Con la sua “White Room”: una stanza completamente bianca, con divani bianchi, tavolini bianchi, comode poltrone relax... bianche!
E inoltre: connessione internet wifi gratuita per chattare con i tuoi amici, scaricare la posta elettronica e fare Cyber Sex senza limiti! Prenditi tutto il tempo che vuoi nella nostra White Room e rilassati dopo una giornata di duro lavoro!

Immergiti nel bianco!
Ancora al secondo piano è presente anche la Red Room dove potrai invece giocare a un’intrigante caccia all’orso. Vuoi sapere di che si tratta? Vienici a trovare: sarà una piacevole sorpresa per te e per tutti i tuoi amici!

Rosso fuoco... rosso sesso!
Se invece ti piace sognare, ti invitiamo nella nostra Blue Room: una stanza blu notte, con una volta stellata ove consumare i tuoi drink in un’atmosfera romantica e sensuale.

Deep blue... puro velluto sensuale!
Abbiamo voluto stupire, offrendo il massimo alla nostra clientela. Questa volta noi di FreeBear, facendo tesoro dalle recensioni e dai commenti dei lettori sui locali Bear d'Europa e d'Italia, abbiamo realizzato quello che pensiamo essere il locale bear perfetto: il non plus ultra del Bearismo in quanto tale.
La ricercatezza dei materiali e il design raffinato pervadono ogni particolare del FreeBear Bar Building.

Particolare del cesso
FreeBear Bar è stato concepito come luogo d'aggregazione per orsi e cacciatori. Un locale insomma che funzioni sia da bar che da discoteca, ma anche un luogo in cui godersi qualche ora di relax, conoscendo tanta gente nuova.
FereeBear Bar è anche un ottimo ristorante aperto tutto il giorno e gran parte della notte, dove i migliori chef d'Italia ti faranno gustare sfiziosi piatti, senza spendere un capitale!
Nel vasto universo dei locali bear abbiamo voluto dare una svolta definitiva, creando questo posto in grado di soddisfare le esigenze di tutta la popolazione ursina e dei suoi ammiratori.
Ingresso libero! No Arci Tessera... perché ci piace stupire!
L'inaugurazione è imminente!
Se vuoi essere tra i pochi eletti che parteciperanno alla grande serata di inaugurazione, scrivi un'email all'indirizzo info@freebear.eu con FREEBEARBAR nell'oggetto, citando il codice 0104.
A presto! Ti aspettiamo!

I nostri audaci fondatori di Bear Marche hanno già organizzato alcune serate al “Pensiero Stupendo” di Senigallia (AN) (www.pensierostupendo.net), nota discoteca gay della riviera adriatica, già sede di altri importanti eventi ursini.
Sul loro sito (www.bearmarche.com) si possono trovare: notizie dal mondo gay Bear e non solo, rubriche, chat, gallerie fotografiche e molto altro.
Lo staff di FreeBear non può altro che augurar loro buona fortuna e buon lavoro!

La risposta è presto data: “I peli addominali sono il principali responsabili dell’accumulo di lanugine nell’ombelico” così ha sentenziato Steinhauser, come si può leggere sulla rivista Medical Hypotheses. ( se non ci credete andate a vedere qui!)
Queste affermazioni sono in linea con lo studio citato dal Daily Telegraph di Londra, che sosteneva che l’utente medio della lanugine nell’ombelico era un po’ in sovrappeso, di mezza età e di sesso maschile, con addome peloso, (vi ricorda qualcuno?)
Bene ora che sappiamo che probabilmente Keith Moss non ha lanugine nell’ombelico possiamo finalmente dormire sonni tranquilli.

Sappiamo benissimo quanto sia facile, per l’Italiano medio, gettare scredito su una categoria o su una corrente di pensiero. E quanto sia immediato far proseliti fra estremisti cattolici e di destra.
Noi di FreeBear auspichiamo che venga fatta chiarezza in merito, senza però che sia demonizzato l’intero mondo Gay per colpa del solito gruppetto di persone che, invece di tutelare gli interessi dell’intera comunità, pensa invece al proprio conto in banca.
Voi che ne pensate?
Ma sempre più la pubblicità, forse anche per la mancanza di idee e di immagini interessanti, fa capolino ne mondo Bear.
Non credo che il personaggio in questione sia gay, o meglio questo non lo so, ma di sicuro molti di voi vorrebbero che lo fosse
.Uno spot quello che presento qui di seguito, divertente e un po' spinto.

Possiamo anche pensare di mettere il nostro Ipod in un cassetto, per qualche minuto (ovviamente), e comprare questo Zune, carino a dire il vero come lettore mp3.
Certo fosse vero...
Buona visione, fatemi sapere cosa ne pensate....
Si è svolta ieri, a San Paolo in Brasile, la consueta gay parada e benché sia ormai l’undicesimo anno consecutivo, questa grande festa del popolo lgbt non ha proprio nulla di consueto.
Cinque milioni di persone (sì sì avete letto bene!!) hanno partecipato a questa undicesima edizione.
Anche se facciamo riferimento ai dati delle autorità e non a quelli degli organizzatori, i partecipanti non scendono sotto i tre milioni.
Secondo l’associazione del turismo di San Paolo, l'ottantacinque per cento dell'intera rete alberghiera cittadina è occupata dai partecipanti alla parata.
Chiaramente il sindaco della città Gilberto Kassab ha dato il suo appoggio, come altrettanto hanno fatto i grandi sponsor che hanno sborsato fior di quattrini per garantirsi una presenza pubblicitaria durante la festa.
Perfino il "Pastore Tedesco" vestito da drag queen( Benedetto XVI per la cronaca), durante la sua recente visita in Brasile non ha raccolto più di un milione di presenze.
La popolazione gay sta diventando sempre più presente e attiva nel mercato globalizzato, mentre le religioni monoteistiche, arroccate su vecchi dogmi razzisti e colpevolizzanti, stanno perdendo punti.
Da noi invece, dove il "PastoreTedesco" è di casa, il patrocinio al gay pride è tabù, il governo (parola della ministra/valletta/simbionte Carfagna) ritiene la sfilata una mascherata di cattivo gusto, una esagerazione di una piccola parte della popolazione per di più sterile e inutile alla società.
D'altronde lei di cattivo gusto se ne intente talmente tanto, che all'estero la presentano cosi:
Una manifestazione inutile, sempre parole del simbionte di destra, perché ormai i gay sono accettati e non discriminati.
Ma dove vive la Carfagna?
Un recente studio universitario cita testualmente che il 10% della popolazione italiana è gay, che solo il 20% di essa vive la sua condizione di diversamente sessuale con tranquillità, mentre il resto rimane represso e spaventato da quello che la società potrebbe fargli se sapesse.
Da noi articoli sui pride in Brasile, annoverano commenti come “froci di merda”, giornalisti vengono pestati perché gay, figli e figle vengono accoltellati perché vivono la propria sessualità in modo diverso.
Quando ero piccolo, ricordo che si diceva “L’America è 20 anni avanti rispetto all’Italia….”
Oggi il villaggio globale si muove nello spazio tempo, mentre il satellite Italia esorbita in inutili e pericolose traiettorie razziste e populiste.
Forse anche la Carfagna dovrebbe fare un giro su Ur-Ano, per scoprire che la vita non è vallettopoli!

Perché si sa, gli americani sono molto più fiscali sulle tassonomie, e hanno un'etichetta per ogni variazione di parametro: e quindi se sei grasso ma non hai l'ombra di un pelo sei un chubby, non un bear.
Si sono addirittura inventati la parola Behr, che indica l'uomo magro senza peli ma con una folta barba, una sorta di finto orso come il Vitello Simil-Tartaruga di Alice nel Paese delle Meraviglie.
Lungi da noi l'intenzione di intervenire nell'annoso dibattito, prendiamo per buono che un orso fatto e finito trovi nella barba una forte espressione del suo essere, e che per molti admirers e cacciatori essa sia un punto focale della loro attrazione per i plantigradi.

Se infatti è abbastanza noto il fenomeno dai gainers, cioè di coloro che deliberatamente guadagnano peso per raggiungere una stazza ursina, meno conosciuto è quello degli utilizzatori di Rogaine, uno stimolatore del bulbo pilifero.
Come per molte scoperte scientifiche, anche quella del Rogaine è avvenuta per caso: doveva essere una cura per l'ipertensione, ma come curioso effetto collaterale, se assunto per via sistemica, induceva la promozione della crescita dei peli su tutto il corpo, capelli e barba compresi.
Consentito solo per uso esterno sul cuoio capelluto, il Rogaine è in poco tempo diventato in America un must per gli aspiranti barbuti che (ricordiamolo, a loro rischio e pericolo) si spalmano l'unguento sulle mandibole per incrementare la resa della loro barba.
Tra loro, neanche a dirlo, moltissimi aspiranti bears, anche se il fenomeno, come il bearderism in generale, è del tutto interclassista e senza distinzioni di orientamento sessuale.
Perciò, cari orsetti, non lamentatevi mai del vostro crine compatto e ben distribuito: c'è chi non ci penserebbe due volte a rubarvi la pelle per indossarla al posto vostro.
Non contento di tanta acidità, ecco che ho trovato la continuazione del video che ho postato in precedenza. Al che mi sono dato una mossa e ho scoperto delle cose interessanti.....Ma cominciamo ( proseguiamo) con la storia di questo insano Babbo Natale, e dei relativi feroci cacciatori. Un avviso ai fratelli Orsi, gay o non gay, polar bear, o semplici bear, natalizi o quotidiani, i cacciatori sono sempre in aguato!
Ebbene si, una cosa così crudele e feroce non poteva che aver vinto e aver partecipato a molti festival dell'orrore. Tra questi: 2005 San Sebastian Horror Film Festival - Best Short Film - Jury Award - Best Short Film - Audience Award 2005 MoMa Short Film Exhibition, New York, USA 2005 Newport Beach Film Festival, USA 2005 Silhouette Festival, France 2005 Helsinki International Film Festival, Finland 2004 Resfest, USA, UK, Japan and various other countries 2004 Mise-en-scene Genre Film Festival, South Korea 2004 Clermont-Ferrand Festival, France 2004 L'Etrange Festival, France 2004 La Fete du Cinema, France 2004 Festival of Vila do Conde 2004, Portugal 2004 Leuvenkort Short Film Festival, Belgium 2004 Tampere Film Festival, Finland 2004 Helsinki International Film Festival, Finland.
Diretto da Jalmari Helander, rare Exports Inc (2003) era stato originariamente concepito come come dono per i clienti della Woodpecker film, società di produzione Tv, spot, e video musicali.
pubblicati sul sito aziendale, i filmati hanno raccolto quasi mezzo milione di visitatori.
Il film ha avuto il massimo della popolarita nella stagione natalizia del 2003, sopratutto in paesi dove è vivo il mito di babbo natale. Nel 2005 velde la luce del proiettore la seconda parte del film: " The official safety Instructions", che rivela il drammatico risultato dell'"affare" Babbo Natale.
I creatori di cotanta cattiveria li trovate qui: http://www.woodpeckerfilm.fi/rareexports/
Forse è questa la vera vera storia di Babbo Natale, in fondo se le pellicce sono così morbide e calde, perchè Babbo Natale non potrebbe essere il risultato di feroci battute di caccia, e ralativi addestramenti inflitti dall'ennesima multinazionale?
Feroce Pizzicaluna
Dopo una breve pausa natalissia, rieccomi con l'acidità che mi si confà.
Avevo scovato questo "simpatico" filmato alcuni giorni orsono, avevo però il cuore pieno di buone intenzioni natalizie ho evitato di inserirlo nel blog.
Ma come si suol dire passate le feste ..... Una versione del vecchio barbuto un po' cruda, talvolta sadica assolutamente in linea con la realtà della vita di tutti i giorni.
Non me ne vogliano i romantici del Natale, quelli che immaginano babbo natale come un simpatico polar bear, dalle morbide curve, che dolcemente coccola i teneri cacciatori. La realtà potrebbe essere questa...
Dopo l’annuncio di telecamere nei bagni, di cui abbiamo gia parlato il continente americano ci stupisce ancora con una nuova trovata.
Questa volta tocca alla contea di Martin , in California.
Anche qui la brutta abitudine di fare sex in spazi aperti ha infastidito gli abitanti, tanto che l’amministrazione della contea ha deciso di installare delle telecamere alimentate ad energia solare, nelle zone pubbliche trasformate in “batuage”.
I simpatici aggeggini, dalle evidenti connotazioni ecocompatibili, non si limiteranno a filmare le effusioni amorose di sprovveduti omosessuali “naturalisti”. Infatti, penso per evitare di generare gigabyte di dati inutili con riprese del parcheggio o della spiaggia di turno, entreranno in azione solo in “flagranza di reato”.
Mi spiego meglio: le “discrete telecamere” prima avviseranno i malcapitati con flash e messaggi vocali dissuasivi, in seguito se gli amanti continueranno a farsi i fatti loro allora la telecamera comincerà a girare il filmino.
Mi chiedo: ma come faranno le telecamere a distinguere un atto sessuale da una passeggiata in spiaggia?
E se poi mia nonna si ritrova sul file dell’FBI dopo una gita in California?

In italia potrebbero sostituire i costosi aggeggini con gli ormai desueti paparazzi.
Chissà che non si possa trovare un lavoro socialmente utile a Corona e company!
Voci di corridoio, assolutamente NON UFFICIALI e non confermate, ventilano appunto questa novità.
Voci attendibili? Chi lo sa!
Stando a questi "Rumors" il Company Club dovrebbe compiere questo storico passo attorno al venti settembre (corrente anno).
Per il resto... chi vivrà vedrà.
Amen
Gattosiluro (paguro!)
Anche se quel che sto per scrivere potrebbe non sembrare in tema di orsi e cacciatori, vi ricordo che più di una volta Freebear ha nominato e recensito il “Bear’s Den” di Parigi, famoso locale Bear della Capitale francese. (vedi articoli)
In suddetto luogo dovreste vedere come, a una canzone di Dalida, la popolazione Bear si scateni in karaoke improvvisati e vere e proprie coreografie degne della più elastica Heather Parisi.
Detto questo penso che Dalida possa essere definita anche un'icona bear!
Sono oramai passati vent’anni dalla tragica scomparsa di Dalida, grandissima artista italo-francese, che ci lasciò tragicamente il 3 maggio del 1987, suicidandosi nella sua casa di Mont-Martre.

Per coloro che non lo sapessero, potremmo dire che è stata l’antesignana di Madonna o di qualsiasi “pop idol” dei nostri giorni.
Una donna meravigliosa e grintosissima, che emozionava con le sue canzoni e che ci rattristava con la sua vita piena di sofferenza.
Nonostante tutti i problemi che caratterizzavano la sua vita privata, dal punto di vista professionale Dalida era simobolo e sinonimo di perfezione.
Si potrebbero scrivere fiumi di parole, ma non sarebbero sufficienti per celebrarla come si deve.

Allora, se volete fare un giro a Parigi, vi consiglio vivissimamente di andare a vedere la mostra che celebra il ventennale della sua scomparsa (per di più è gratuita).
Potrete ammirare i suoi bellissimi abiti di scena oppure soffermarvi a guardare incredibili reperti di memorabilia finora mai mostrati al pubblico e, per i fan più incalliti, consiglio una visita al cimitero di Mont-Martre per ammirare la maestosa tomba che la raffigura.
Molto interessante anche un sito che abbiamo scoperto per caso http://www.reload-process.com/. La tecnologia ormai fa cose incredibili! (ndr)
Insomma Dalida è un'icona! Anche Bear!
Veramente non pensavo che sarei arrivato a scrivere una cosa del genere.
No, non siamo in un paese musulmano, dove la religione è spesso un tantino poco permissiva e nemmeno in una nazione dove vige una dittatura omofoba e retrograda….stiamo parlando di ROMA, ITALIA, EUROPA! La storia è semplice: due ragazzi si baciano per le vie di ROMA, poco importa se vicino o lontano ad un locale gay o ad una strada battezzata Gay street. Una pattuglia dei Carabinieri li ferma e li porta in commissariato. Qui presenta ai due una denuncia per atti osceni in luogo pubblico. Ovviamente i due denunciano subito l’episodio al numero verde 800 713 713 Gay Help Line, di Arcigay Roma e del Comune di Roma, e subito arrivano i primi comunicati stampa, “ . Reputiamo tale arresto gravissimo, in quanto mostra come ancora oggi le coppie omosessuali siano considerate di seri B da molti” - dichiara Fabrizio Marrazzo. Difficile cercare di essere obiettivi!
Dove finisce il bacio e comincia l’atto osceno in luogo pubblico?
Ma non voglio cadere nel tranello!
Spesso nel nostro paese si grida allo scandalo per un non nulla, ci siamo già trovati a difendere diritti di lesbiche perseguitate e picchiate che poi si sono rivelate le solite cazzare, e per questo denunciate dalle nostre associazioni.
In questo caso GRIDO al tempo!
Valutiamo per bene l’informazione e poi esprimiamo un giudizio!
Anche se alla fine le soluzioni sono solo due o tre.
La prima : Roberto e Michele (questi i loro nomi) si stavano baciando con trasporto o meno in una via di Roma, i Carabinieri li denunciano. Volgare e stupido atto di intolleranza! Da denunciare!
La seconda: Roberto e Michele hanno in realtà esagerato, capita, e sono andati oltre il semplice bacio, capita, e magari hanno praticato qualcosa che poteva sembrare del sesso, succede, senza pensare che i propri diritti finiscono dove cominciano quelli degli altri, questo non deve succedere. I Carabinieri hanno fatto il loro lavoro!
La terza: la più crudele, è che semplicemente qualcuno, chiunque sia, abusa dei diritti di tutti! ….La più probabile! Purtroppo!
Da noi il Pride sarà questa settimana!
Un Pride utile anche a reinterpretare l'immagine edulcorata e sofisticata che il recente Family day ha dato all'Italia e al senso della famiglia.
Quello che però ancora non capisco è perchè da noi gli sponsor non si facciano vedere!
Gli unici che si notano sono i locali, le riviste, i club!
Ma la gente del Pride non credo viva solo di discoteche e dark room.
A onor del vero da noi ha preso piede la moda dell'adesione!
Decine di politici ( e vabbè!), una moltitudine di partiti (tutti di sinistra, s'intende!) e un nugolo di associazioni (è di prassi) hanno aderito al manifesto del Pride di Roma.
E fino a quì nulla di strano!
Ma quello che oggettivamente suona curioso è la marea di persone più o meno famose (si va da Paola Cortellesi attrice, a Irma la Svelta, drag queen !?!?!?; dalla redazione di Liberazione, giornale comunista, a Paola Barale) che il più delle volte al Pride non ci vengono neanche se li ammazzi. (i nomi sono estratti casualmente dalla lista).
Insomma una quantità di personaggi adesi, che fanno sembrare il Pride un rotolo di carta moschicida con incollate bieche immagini di personaggi in cerca di facile pubblicità.
Da noi la strada dell'integrazione passa anche per il mercato del pesce!





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