Ecco il video per il nuovo singolo di Fever Ray (Karin Dreijer dei The Knife), Triangle Walks, uno dei pezzi forti del disco, diretto da Mikel Cee Karlsson.
Sicuramente uno dei nostri anthem dell’estate!
Buon ascolto
Pizzicaluna
Durante la nostra recente, intensa esperienza al Gay Pride di Madrid, ho avuto modo di riflettere su alcune particolari tipologie di esseri umani.
Spesso infatti mi sono trovato a meditare su un nuovo stereotipo che trascende ogni altra forma di cliché finora conosciuta, almeno dal sottoscritto. Mi riferisco a ciò che ho voluto battezzare come “Autoscopante”.
Ma di che si tratta precisamente?
L’autoscopante è un soggetto, prevalentemente un maschio omosessuale (anche se in linea teorica può esistere anche sotto forma di femmina lesbica), che intrattiene relazioni umane esclusivamente con fotocopie di sé stesso.
Nato probabilmente dall’evoluzione dell’orso lesbico, che come tutti ormai sapranno si accoppia con altri orsi, l’autoscopante può essere indifferentemente magro o grasso, alto o basso, peloso o glabro. L’importante è che si relazioni solo con altri “sé stesso”, identici a lui in tutto e per tutto.
Coppia di autoscopanti
L’autoscopante vive perfettamente sincronizzato con la sua copia, camminandogli al fianco con il medesimo passo cadenzato; veste allo stesso modo e ha sempre il suo stesso umore; parla degli stessi argomenti e si esprime con gli stessi gesti; ha solo amici uguali a lui e generalmente non ti caga di striscio se hai un aspetto differente dal suo!
L’autoscopante esiste in quanto simbionte della proiezione di un sé stesso esteriore, ponendo la sua attenzione esclusiva verso altri autoscopanti che abbiano la sua stessa forma.
L'autoscopante non va mai in giro da solo, ma necessita costantemente della presenza del suo clone. L'autoscopante che rimanga da solo non può che rinchiudersi in casa, depresso poiché non riesce a trovare la sua... fotocopia gemella! Difficilmente quindi si vedrà un autoscopante passeggiare da solo per le vie della città, se non per urgenti motivi legati alla sua sopravvivenza.
Di autoscopanti ne ho visti a bizzeffe a Madrid! Sono carini... interessanti soggetti di studio della sociologia umana.
Un giorno spero di riuscire a intervistarne uno. Potrei rendere un servizio impagabile alla comunità scientifica mondiale!
Salutissimi dal vostro Auto-Salsiccia 
Sabato 18 luglio. Temperatura esterna 16°C. Luogo: Italy - Lombardia - Brescia - discoteca Trap.
Facciamo per entrare... “AUTENTICARSI PREGO”
Passiamo la nostra carta Arcigay nel lettore... “AUTENTICAZIONE AVVENUTA CON SUCCESSO- ENTRARE PREGO”.

INSERT COIN AND START THE GAME è il titolo della serata. Il gioco comicia: discoteca piena di orsi, cacciatori, ammiratori... ma anche di glabre bambine palestrate e coloratissimi travestiti che ben si integrano con la popolazione panzuta radunata dall’evento Extralarge.
Era più di un anno che non bazzicavo il Trap. Ai tempi se capitavi in una serata normale senza anfibi rischiavi di rimanere fuori!
Oggi invece tutto è cambiato: l’arredamento (c’è una specie di salottino di fronte alla pista e non c’è più la gabbia con le sbarre d’acciaio), la musica (più commerciale), la gente.
Sui muri attorno alla pista ci sono un Pac-man e il mostro di Space Invaders... in completa sintonia con il tema della serata.
Fa caldo e decidiamo di uscire all’aperto. Fatichiamo per raggiungere il giardino esterno, un po’ per la moltitudine di gente, un po’ perché, da buon cacciatore quale sono, mi cade spesso l’occhio sulle rotondità altrui.
Mi arriva uno scappellotto dal mio orso, nonché fidanzato, che ridendo di intima “Muoviti!”. Abbasso le orecchie sornione e tiro dritto...
Guadagnamo finalmente il bancone del bar-gazebo posto nella zona all’aperto. Tiriamo fuori le nostre drink card. Dieci euro l’ingresso compresa la prima consumazione... se sei in lista, altrimenti quindici. Fortunatamente eravamo in lista Extralarge.
I ragazzi ci riprovano, dopo le polemiche dell’ultima serata al Bolgia di Dalmine (BG) (http://www.freebear.eu/dblog/articolo.asp?articolo=257), gli Extralarge hanno organizzato una serata Bear qui a Brescia.
Questa volta niente fronzoli pubblicitari, nessuna promessa di futuristici visual, niente robe strane. Solo una serata Bear in una discoteca ex dress-code Leather.
“Una Coca Cola e un Coca e Rum con rum scuro”. Stasera tocca a me guidare e devo rimanere sobrio. Il coca e rum è per l’orso!
Alla console d’angolo, nel giardino, suona Dj Giorgino. Lo salutiamo, scambiamo due parole con alcuni amici e rientriamo. Armiamo i nostri faser e facciamo fuoco su tutti i nemici che ci vengono addosso, alcuni riusciamo a schivarli.
Passando per la sala principale c’è Dj Fake Plastik che incalza con la sua musica (particolarmente pompata!).
Raggiungiamo finalmente la scala per salire in dark-room. La nostra energia si sta esaurendo. tracanniamo le nostre bevande, ristabilendo i corretti livelli di salute.
Eludiamo le due bimbe sbronze che cercano di distoglierci dal nostro compito di FreeBear con discorsi sulle riviste gay esposte nella bacheca.
Finalmente riusciamo a salire al livello superiore. Ce l’abbiamo fatta: siamo nella pre-dark!
Dritto davanti a noi si presenta una inquietante doppia cancellata d’acciaio. Leggiamo il cartello: “Knasta”. Cos'è, un gioco di carte? Ci compaiono due grossi punti interrogativi sulle teste.
Cambiamo arma: dirottiamo tutta l’energia sulla modalità RACCOLTA INFO e ci facciamo coraggio, spingendo con il gomito il primo cancello di metallo.
Percorriamo il corto corridoio e ci fermiamo allo sportello. Suoniamo il campanello. La voce ci intima: “Si entra nudi o in mutande”.
“Ma posso tenere le scarpe?” me la tengo per me...
Il custode del camerino ha vinto! Ma noi abbiamo ancora una vita e torniamo nella pre-dark.
Vedo un assembramento di persone all’uscita dei camerini. Mi avvicino. Un bar. Un bar nella dark-room! Che idea "geniale" per far scopare la gente! Così non deve nemmeno tornare giù.
Riusciamo indenni a superare il doppio livello Dark-room. Ce l’abbiamo fatta! Siamo al quadro finale... il mostro? No: pubbliche relazioni e saluti!
Sembra facile... ma salutatela voi tutta quella gente! Soprattutto se è un po’ alticcia 
Usciamo dal Trap alle quattro di notte e ci avviamo verso casa. Una piacevole serata. Il gioco degli Extralarge si è dimostrato interessante.
GAME OVER
Eravamo in tanti: un milione di persone che ha attraversato la città di Madrid, in un caldissimo 4 Luglio (40°C). Un milione per festeggiare. Un milione per rivendicare i diritti degli omosessuali. Un milione per essere sé stessi in una giornata di gioia e tripudio! Carri tematici, trans in costumi sgargianti, ma anche famiglie con bambini, giovani e anziani che hanno assistito e partecipato alla parata.
Il Gay Pride di Madrid, Orgullo Gay in spagnolo, è qualcosa di veramente spettacolare: cinque giorni senza pari e senza sosta, tra festeggiamenti, danze, concerti e spettacoli nel quartiere di Chueca, completamente addobbato a festa! Centinaia di arcobaleni nei locali, sui balconi delle case e per strada. Una fiumana impenetrabile di persone che gira per i dehors di tutti i locali.

Pasticcerie arcobaleno
Descriverlo non è come viverlo e vi posso assicurare che è un'emozione che fa venire la pelle d'oca. Ti senti... sì, a casa!
In tutto questo delirio, per i nostri lettori, noi di FreeBear abbiamo selezionato alcuni tra i migliori scatti che abbiamo effettuato durante la parata. Le foto sono prevalentemente a tematica Bear, in linea quindi con lo spirito ursino che anima i nostri viaggi in giro per il mondo!
Non mi resta dunque che invitarvi ad ammirare gli Orsi che si sono concessi all'obiettivo di FreeBear. Per fare ciò potete cliccare su Immagini (in cima al blog), scegliendo la sezione "PRIDE 2009 MADRID" oppure seguire questo link:
http://www.freebear.eu/dblog/foto.asp?s=PRIDE%202009%20MADRID
…il treno sarebbe partito da lì a dieci minuti, la madre spazientita la aspettava sulla banchina della stazione, l’adolescente aveva un gettone in mano e si avvicinava titubante al telefono pubblico, aveva un’ultima possibilità un ultimo nome in cui sperare, non voleva tornare a casa avvilita e sconfitta.
Si fece forza alzò la cornetta inserì il gettone e compose il numero, dall’altra parte del telefono il segnale passò dal libero a quello di un telefono che squilla, e poi una voce “Pronto”
“Pronto maestro Carlo Alberto Rossi? Buongiorno mi chiamo Domenica Berté e vorrei fare la cantante…”
Una telefonata che cambiò il destino di Domenica Berté in arte Mimì Berté, più tardi conosciuta al mondo come Mia Martini.

La cantante, nata in Calabria nel 1947, si era trasferita con la famiglia nelle Marche e, fin dall’inizio degli anni 60, Domenica pregava la madre perché l’accompagnasse a Milano per parlare con degli impresari discografici.
Finalmente nel 1962 Mimì e la madre arrivano a Milano. I primi giorni le due girano e contattano le case discografiche milanesi e da tutte vengono respinte senza speranza, la madre spazientita dà un ultimatum a Mimì.
Il giorno dopo sono in stazione e Mimì si ricorda di un unico nome che non ha ancora chiamato, Carlo Alberto Rossi della CaR-Juke Box, e lo chiama la stessa mattina in cui sarebbero tornate a casa.
Il maestro le dà l’unica opportunità possibile e Mimì, per mano alla madre, si precipita in via Barletta, dove ha sede la «Fonorama-Car Juke Box» per il provino.
Il maestro Rossi rimane impressionato dalla voce di quella donna-bambina e la prende sotto la sua ala protettrice. Firmando un primo contratto, le propone di cantare per la stagione estiva in un locale che lui gestisce a Rimini: alla fine dell’estate avrebbero pensato al primo disco.
Il locale riminese di Carlo Alberto Rossi è il “Whisky-Juke Box”, un piano-bar. L’esperienza riminese si rivela esaltante, tanto che, in autunno, quel tirocinio “Live” l’ha resa già matura per le prime incisioni.
Per lavorare nella massima tranquillità, si trasferisce a Milano, ospite del maestro Rossi. Da allora, si dice che quella casa e l’annesso studio di registrazione (entrambi in via Barletta) diventino le uniche mete delle sue giornate milanesi: si racconta che per interminabili ore Mimì restasse in sala per provare nuovi pezzi, per inventare e sviluppare nuove idee musicali.
I primi due pezzi incisi escono nello stesso anno e sono “I miei baci non puoi scordare / Lontani dal resto del mondo“ su etichetta Car – Juke Box.
Il debutto di Mimì non passa completamente inosservato anche se il vero successo deve ancora venire e Carlo Alberto Rossi nei primi mesi del ‘63, decide di farle realizzare un secondo 45 giri (con copertina identica alla prima), che comprende i brani “Insieme” e “Let me tell you”, ancora una volta tratti dal repertorio estero.
Mimì ha appena quindici anni e si presenta come la rivale più temibile di Rita Pavone, numero uno del canto femminile nostrano.
Con il terzo singolo per Mimì c’è il primo assaggio di quel successo dolce-amaro che l’ha sempre contraddistinta. Con “Il Magone” e “Come puoi farlo tu” partecipa, vincendolo, al terzo “Festival voci nuove di tutta l’Italia” (7-9 maggio 1964), per taluni più noto come “Festival di Belluria": trecento le adesioni, solo trenta i selezionati che passano a diciotto e poi a dodici nella serata finale ed una sola vincitrice.
“Il mio difetto è quello di ‘soffrire’ molto le canzoni che canto. A volte dimentico di trovarmi dinanzi al pubblico e assumo degli atteggiamenti che alcuni reputano sconvenienti. Non posso farci niente, ma le canzoni che canto le vivo dentro di me, le sento sulla mia pelle...”
Questo è quello che dice Mimì ad una delle prime interviste e il successo del singolo è tale che lo stesso Carlo Alberto Rossi si convince a farle incidere una serie di canzoni che sarebbero diventate il suo primo album per la Car Juke Box. Ma prima ancora un’altra prova e Mimì sostiene un provino in quella che era la Rai dell’epoca, dato l’esito favorevole del provino, ottiene di lanciare il suo nuovo singolo alla puntata inaugurale del varietà “Teatro 10”, la trasmissione tv più famosa del sabato sera, condotta da Lelio Luttazzi.
La sua partecipazione, inoltre, viene pubblicizzata dalle riviste specializzate come il «Radiocorriere Tv», che in un servizio pubblicato il 26 luglio del ‘64, la ritrae al fianco dei protagonisti della prima puntata: Mina, Bobby Solo e Sergio Endrigo. In trasmissione, promuove il nuovo disco “Ed ora che abbiamo litigato” l’ultimo inciso per l’etichetta “Car Juke Box”.
Il singolo non porta purtroppo al successo sperato ed il progetto dell’album viene accantonato definitivamente e ci vorranno almeno altri trenta anni prima che quelle canzoni vengano alla luce.
Dalla Car Juke Box Mimì passa alla Durium piena di speranze, ma la casa discografica dopo un solo fallimentare singolo Non Sarà Tardi / Quattro settimane, cover di Call Me di Petula Clark, scioglie il contratto.
Ed è in questo periodo che nel frattempo si trasferisce a Roma con la madre e le sorelle e nel 1969 firma un contratto con la Esse Records. Purtoppo nello stesso anno sconta quattro mesi di carcere a Tempio Pausania per essere stata trovata con un quarto di spinello nella borsa durante una serata in discoteca: all'epoca non esisteva il concetto di droghe leggere e nonostante la difesa della cantante, arriva la condanna, con strascichi sui giornali circa la sua carriera spezzata.
Un'esperienza che la segnerà per tutta la vita. Conseguentemente viene anche bloccata la pubblicazione del 45 giri “Coriandoli spenti”, inciso qualche mese prima e destinato a rimanere inedito per oltre trent'anni (oggi uno dei dischi più rari e più cari in assoluto).
Ma circa un paio di anni dopo, sul palco del “Primo festival d’avanguardia” di Viareggio, nessuno potrà riconoscerla nel personaggio inquietante a cui l’Avvocato Alberico Crocetta, il mitico inventore del “Piper” darà nuova vita e nuova dignità artistica sotto il nome di Mia Martini… ma questa è un'altra storia!

Adesione all'appello di Diritto alla Rete contro il DDl alfano che imbavaglia la Internet italiana"
Orfano della redazione, dopo essermi rifocillato e riposato dal provante corteo genovese e riacquistato un minimo di equilibrio psicofisico in compagnia dei Bearsitter G&G, mi sono recato alla serata conclusiva del Genova Pride 2009.
La struttura che ha ospitato oltre duemila persone è stata il padiglione S della Fiera del Levante di Genova: uno dei primi esempi europei di tensostruttura di grandi dimensioni.

La struttura si sviluppa su tre piani: il piano terreno del diametro di 160 metri e due gallerie, per una superficie espositiva di trentunmila metri quadrati.
Per l’occasione, al centro della tensostruttura sono state create tre piste da ballo: una centrale con un mega schermo a led e due laterali con mega screen a proiezione. Una delle due piste è stata curata dal gruppo ursino bolognese “Feed theBear” che si è fatto carico di esportare la cultura Bear in questo evento (Temerari!).
Devo essere sincero: la vera bolgia si è creata nella pista centrale, più grande e con maggiori effetti. Le altre due piste sono state forse penalizzate dalla posizione e hanno quindi faticato a riempirsi.
Il culmine della serata, con relativo picco d’affluenza, è stato intorno alle due e mezza, ora in cui i corridoi tra le piste erano ormai ridotti veramente all’osso.

Diciamo che, come tutti gli eventi ufficiali di fine Pride, anche questo è stato premiato con un affluenza eccezionale.
Se posso però permettermi una piccola critica, forse ambienti così ampi, anche se d’effetto, alla fine risultano un po’ dispersivi. Credo che con me siano d’accordo tutte quelle persone che sonnecchiavano sulle gradinate (compresi i miei due Bearsitter) che hanno preferito guardare comodi lo spettacolo di laser e massa umana sottostante!
Dal quasi tornato normale Turbolento, ma ancora con un forte scompenso biochimico, un bacio!
PS : piccola nota en passant: ma un ora e mezza di tributo al defunto Michael Jackson era proprio necessaria?
N.B.: Costo della serata 10 euro di ingresso (esclusa consumazione), più 5 euro di consumazione analcolica, più 8 euro di consumazione superalcolica, più 2 euro di deposito trucchi e borsette.
Stanco, sudato, affamato e non ancora abbandonato dalla redazione (vi odierò per sempre! - N.d.A.) (Non è vero! Tu ci adori e per questo noi ti abbiamo adottato in quanto tenero e dolce orsetto, quindi zitta e lavora!! - N.d.R.), ma in compagnia dei cari G&G (Luigi e Luigi - N.d.R.) e del loro preziosissimo iPhone 3Gs, mi sono recato per la prima volta nella mia vita in una sauna gay.
Sinceramente l’idea di andarmi a docciare in un diurno non mi ispirava e se proprio dovevo soffrire, ho preferito farlo per il bene della causa comune di FreeBear!
Essendo in possesso di un’Arci-Carta, ho avuto la bella pensata di sfruttarla: dopo tutto costa “solo”15 euro all’anno, quindi meglio ammortizzare. La ricerca di una sauna con Google sul fantastico iPhone ha dato il seguente risultato: GENOVA AQUA CLUB - Sauna e Cruising Bar - Salita Salvatore Viale 15r, Genova.

Appurate le distanze ci siamo quindi incamminati verso il suddetto luogo.
Sinceramente abbiamo faticato non poco per trovarlo, anche perché la Sauna in questione, come quasi tutte in Italia, è sprovvista di insegna, mentre l’Iphone del G-slim (Luigi magro - N.d.R.) si è perso più di una volta nei sali e scendi dell’intricata rete urbana di Genova.
Alla fine siamo comunque riusciti a giungere a destinazione.
L’ingresso dell’Aqua Club è molto simile a una reception di un albergo. Mostrata la tessera e pagati 10 euro, il tizio alla cassa ci consegna asciugamani e infradito nonché la chiave dell’armadietto.
Appena entrati si viene avvolti da un ambiente un po’ chic e, dopo aver percorso un breve corridoio, ci si ritrova al bar dove, sorpresa delle sorprese, si può partecipare all’happy hour.
Quindi con asciugamano in vita e pettorali in esposizione puoi gustare: tagliata di formaggi, focaccia e salame (non siate mal pensanti era vero salame!).
Dal bar si accede sia ai due camerini semi oscuri, in uno dei quali è presente uno schermo ultra piatto proiettante uomini che si ingroppano, sia alla zona relax, fornita di docce, vasca idromassaggio da quattro posti, sauna secca e umida. Quest’ultima aveva uno strano effetto sulle parti basse dei partecipanti (forse l’umidità e l’oscurità eccitano in modo particolare gli uomini... chissà!).
L’acqua della vasca idromassaggio aveva un aspetto iper clorato e l’odore ne è stata la controprova (mai e poi mai avrei permesso alla mia neo abbronzatura da Pride di sbiadire a causa del cloro!).
Superata l’area relax si entra nell’area cruising vera e propria.
In conclusione l’ambiente non è male, forse un po’ piccolo ma pulito o per lo meno disinfettato, (vedi idromassaggio)!
PS: Nota personale: gli unici forniti di pelo eravamo i G&G e il sottoscritto, tanto da ispirare curiose domande sulla nostra razza!
Anche quest'anno abbiamo preparato con le fotografie degli orsi e dei cacciatori presenti al Pride, un filmato.
In realtà i filmati sono tre, abbiamo infatti sezionato il video originale che durava ben 35 minuti, per evitare che il vostro capo vi trovasse imbambolati davanti al video con la lingua di fuori e un rigagnolo di saliva che scende dalla bocca.
Si perchè in questi video ci sono proprio tutti gli orsi che erano al Pride, orsi di ogni sottospecie e cacciatori degni di portare questo nome.
Insomma se non siete in questi video, e siete orsi, non eravate al Pride! ( o quasi)
In poche parole prendetevi il vostro tempo e godetevi questi tre filamti.
Dopo il salto troverete gli altri due video!
Una canzoncina che probabilmente nessuno ricorda, ma è di un orso non possiamo non segnalarla hahaha
Come già il fido Pizzicaluna scrisse: "Non di soli orsi fu il pride genovese"!
Indi per cui abbiamo preso le foto che meglio rappresentavano lo spirito della manifestazione e le abbiamo montate in un simpatico e piacevole video.
Eccolo:
Abbiamo pubblicato altre 120 foto di orsi e cacciatori al Pride di Genova.
Con questa seconda tranche abbiamo completato il nostro reportage fotografico!
Ringrazio tutta la redazione per l'energia, la vitalità e il tempo dedicati a questo progetto. Un particolare ringraziamento a Gattosalsiccia, Turbolento, Luigi & Luigi, Ale e Tim e gli amici dei Feed the Bears. Grazie a tutti Pizzicaluna
Tra le tante fotografie che abbiamo scattato al Pride di Genova, molte ovviamente non sono di orsi. Abbiamo selezionato 125 foto che secondo noi possono ben rappresentare lo spirito della parata.
A questo punto non vi resta che godervi anche quast'altra ondata di fotografie.
Anche queste foto, come tutte le altre, potete richedercele a questo indirizzo : info@freebear.eu.
Non costano nulla, ma vi chiederemo in cambio, una piccola donazione ( anche un solo euro) per Progetto IST, l'Onlus che da mesi sosteniamo nella battaglia alle malattie sessualmente trasmissibili.
Le istruzioni su come effettuare la donazione vi verranno inviate con la fotografia in alta definizione.
Grazie a tutti quelli che vorranno contribuire!
Pizzicaluna
Eccoci dunque a Lisbona. Questa volta abbiamo deciso di trattarci bene, almeno dal punto di vista dell’alloggio.
Complice anche la fama di città economica che ha la suddetta Capitale, ci siamo concessi un albergo di tutto prestigio, spendendo poco meno di 300,00 euro per tre notti. Questo è il costo totale della camera, esclusa la prima colazione. Quest’ultima conviene consumarla negli innumerevoli bar sui viali principali della città: con cinque o sei euro vi portate a casa una signora prima colazione!
L’hotel in questione è il Vincci Hotel Baixa, albergo di design situato nel centro di Lisbona. Meritevole davvero!

Anche il cibo è a buon mercato a Lisbona: si riesce a mangiare degnamente in moltissimi ristoranti del centro, spendendo davvero poco. Con una cifra variabile dai 10 ai 25 euro in due persone (sì, avete letto bene!) si pranza o si cena. Impensabile dalle nostre parti!
Ovviamente il baccalà (bacalhau) fa da sovrano in tutte le pietanze e viene presentato sotto ogni forma: arrosto, alla brace, in umido, alla “Minhota” (si legge “mignota”... fate un po’ voi!), in pastella, crocchette di baccalà, baccalà intramuscolo, eccetera...
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Veniamo ora ai locali per orsi. Purtroppo non siamo riuscito a trovare luoghi preposti all’allevamento esclusivo di plantigradi umani. L’unico locale che propone una vera e propria serata Bear al mese è un club privé. Ingresso con tessera: costo 20 euro! Dopo aver espresso il nostro dissenso per l’eccessivo costo e la mancanza di sconti per gli stranieri, siamo usciti dall’ingresso del club (era tempo che sognavo di uscire da un ingresso!). Di conseguenza non saprei descrivere il locale.
Il posto in questione si chiama Labyrinto e si trova in Rua Industriais 19-21: una traversa di Rua das Francezinhas (zona Assemblea de Republica). Se non volete trovarvi nel mezzo di una “dress-code-piss-naked-fetish-fist night”, controllate bene sul sito quando fanno la serata Bear!
Continuando con la lista:
Bar 106 - R. de Sao Marçal, 106
Agua no Bico - R. de Sao Marçal, 170
Sono normali bar gay... un po’ sotto tono, con clienti... un po’ sotto tono, in un’atmosfera... un po’ sotto tono. Insomma, niente di speciale a mio avviso.
Degno di nota è invece il 7° céu - Travessa da Espera 54 (Bairro Alto), un bar molto carino con la barista palestrata che ti serve shoot a un euro l’uno. Voci non confermate indicano che nel fine settimana sia frequentato anche da orsi e cacciatori.
Se invece vi viene voglia di fare quattro salti, allora bisogna spostarsi al Finalménte - Rua da Palmeira 38, zona Principe Real. Ingresso: 6,00 euro, consumazione compresa. Si tratta di una piiiiiiiiiiiiiiccola discoteca che pare si animi, soprattutto nei fine settimana, di esemplari del popolo ursino. Non andateci troppo presto però, altrimenti rischiate di trovarla vuota! (orario: dalle 23:00 alle 6:00).
I luoghi gay e gay-friendly sono comunque tantissimi e sono per lo più a frequentazione mista (etero, gay, lesbo), non come nella maggior parte dei locali italiani! Sembra infatti che anche Lisbona, come molte Capitali Europee, abbia raggiunto la tanto ricercata integrazione: quella per cui in Italia si va al Gay Pride a manifestare, ma che purtroppo difficilmente riusciremo a ottenere, soprattutto se non facciamo che aprire circoli Arcigay uno dopo l’altro!
Tornando a noi, le stradine di Bairro Alto sono costellate da una miriade di bar, ristoranti e club, con un sacco di giovani che, seduti tranquillamente anche per strada, animano rumorosamente e allegramente le serate della Capitale.
Anche qui i prezzi delle bevande sono ben lontani dai nostri. Qualche esempio? Un bicchiere di sangria: 1 o 2 euro euro! Mojito, Caipirina et similia: da 4,00 euro (3,50 all’happy hour)! Mica male, vero?
A questo punto l’unico vero problema è non farsi prendere la mano, altrimenti si rischia di tornare in albergo sbronzi marci, rotolando per le viuzze in discesa in preda ai fumi dell’alcol!
Isomma, Lisbona è una bella città, viva e chiassosa, ricca di attrazioni e molto vivibile. Uno di quei posti che ti fanno venir la malinconia quando sei costretto a tornare a casa, ma dove prometti solennemente di tornare.
Finalmente ci siamo riusciti! Tra un baccalhau e una sardina, abbiamo pubblicato la prima tranche delle tantissime fotografie di Genova Bear Pride 2009.
Data l’innumerevole mole di materiale, stiamo preparando la seconda ondata di scatti di orsi e cacciatori che sono venuti con noi a Genova.
Intanto ammiratevi 
Come al solito se volete la fotografia non dovete far altro che richiedercela, scrivendoci all'indirizzo: info@freebear.eu. In cambio vi chiederemo una piccola donazione volontaria (basta anche un solo euro!) per Progetto IST Onlus: l’associazione senza fini di lucro che FreeBear sostiene già da diversi mesi.





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