Ebbene si! Eravamo 200 mila secondo l’organizzazione del Genova Pride! Un’enorme massa di anime festose e colorate, pronte come un solo uomo a rivendicare i propri diritti!
Una volta tanto il Pride non si è mostrato come una carnevalata, ma ha preso le sembianze di un contenitore ricco d’idee, immagini e soprattutto di pensieri!

Non riusciamo più a contenere la sua esuberanza...
I Genovesi, tipicamente restii, hanno saputo accogliere lo “straniero” abbracciandolo con calore: l’hanno dimostrato miriadi di macchine fotografiche a bordo strada e soprattutto una simpatica signorina di una focacceria da cui ci siamo rifocillati!
I carri come al solito sono stati tanti e tutti, a loro modo, hanno portato il proprio messaggio. Primo fra tutti quello di apertura: “In direzione ostinata e contraria”, seguito dal trenino delle famiglie arcobaleno e dall’ Agedo (se mi permettete una nota personale, io li reputo “i mie ostinati e adorabili eroi”) e dietro a seguire tutti gli altri !
Ripeto: finalmente un Pride dove il concetto di rivendicazione è passato per primo, cedendo il passo alla provocazione e ai festeggiamenti che ugualmente hanno animato il corteo, dopotutto è anche la festa dell’orgoglio GAY.
Missione della redazione è stata la spasmodica ricerca dell’Orso da Pride! Per fortuna, almeno questa volta non ero da solo, ma c’erano tutti al gran completo!
Non sono a conoscenza di quanti scatti siano stati fatti, ma le macchine fotografiche erano cinque, più due telecamere utilizzate con sapienza sia per trovare “l’orso da pride” che per documentare la manifestazione, la quale si è svolta senza troppi intoppi, a parte purtroppo il collasso di una trans precipitata dal suo carro e prontamente riattoppata.
In realtà non so se siamo riusciti a trovare “l’Orso da pride”, questa mitica figura irsuta e spensierata, l’esperto in questione non si è ancora pronunciato e io ero troppo distratto e impegnato a lanciare volantini! Sono il più piccolo e il più bello della redazione fatemi divertire ogni tanto e non fatemi sempre lavorare!
Appuntamento al Pride Nazionale Italiano dell’anno prossimo, dal vostro distrutto e assonnato Turbolento è tutto!
N.B.: Sono sveglio da oltre 27 ore consecutive, mentre gli altri mi hanno abbandonato solo soletto a Genova!
Nota della Redazione: il qui presente Turbolento, detto anche Turboslave, non è stato affatto abbandonato, ma è stato lasciato alla stazione di Genova in compagnia dei suoi Bear Sitter (i G&g) in buone condizioni di salute e con tutti i generi di prima necessità: ossia una ciotola d’acqua, un trancio di focaccia di Recco e della sabbietta per i bisogni. Ricorda: non abbandonare l’Orso! Se abbandoni l’Orso, la bestia sei tu!
Come annunciato sull'ormai inseparabile Twitter (quando ho "twitterato" ci trovavamo in una super trafficata autostrada per l'aeroporto di Milano Malpensa), stiamo per imbarcarci su un volo Easy Jet alla volta di Lisbona.

Come al solito ci dedicheremo alla scoperta di orsi e cacciatori che vivono nella Capitale portoghese.
Quali i loro usi e costumi? Come se la passeranno i Bear di Lisbona nella loro città? Che forma avranno? E la loro densità? Dato il peso specifico di un orso portoghese, trovarne la deviazione standard! 
Questo e molto altro su Rieduchescional FreeBear Channel!
Seguiteci: vi terremo aggiornati in tempo reale durante il nostro viaggio!
Gattosalsicciao (meravigliao!)
p.s.: non temete per le foto del Pride di Genova: le stiamo preparando... sono tantisssssssssimeeeeeeee!! 
Ogni volta che partecipo a un gay pride, ci vado psicologicamente preparato a manifestare per i diritti degli omosessuali e per altre nobili ragioni.
Poi, quando mi trovo nel luogo ove si svolge la parata, succede una cosa strana (o almeno la consideravo tale sino a poco tempo fa): vengo travolto dal turbinio degli eventi, mi sale l'adrenalina in corpo e, quasi in preda a una sorta di estasi incontenibile (ma chi la vuole contenere, eccheddiàmine!), comincio a ballare senza sosta al ritmo incalzante della musica letteralmente sparata dai carri, a volumi che definirei irriverenti per l'orecchio umano! E salto per tutto il tempo della parata come un indemoniato durante i riti tribali!

Ovviamente anche 'sta volta non mi sono smentito! Saranno stati la gioia, i colori, il fiume di persone (duecentomila) che sfilavano nel Capoluogo ligure in mezzo agli spettatori che applaudivano e salutavano dal bordo della strada... sarà stato l'insieme di questi elementi che, sommandosi, mi hanno fatto vivere oltre quattro ore di puro delirio fuori da ogni schema logico!
Ecco: questo è stato il Gay Pride. Non la baracconata che dicono. Non la festa del lustrino e del perizoma borchiato, ma un momento di unità e fratellanza nel quale ci si sente è vicini gli uni agli altri, in una cornice davvero spettacolare!
Che si svolga a Milano, a Roma o chissà dove... resta sempre una bellissima manifestazione sui diritti umani, talmente carica di energia che la senti vibrare nell'aria!
Unica nota, volutamente polemica, va alle organizzazioni dei Gay Pride di quest'anno. Secondo il mio personale parere, a un Pride nazionale dovrebbero partecipare almeno due milioni di persone e non duecentomila!
Purtroppo le passate scaramucce intercorse fra alcuni organizzatori hanno provocato una dispersione di partecipanti e questo, oltre a non fare onore a nessuno (anzi, il contrario semmai!), ha avuto come effetto finale quello di farci apparire divisi.
Non dovevamo forse essere tutti uniti e lottare per i diritti comuni? Che senso hanno queste prese di posizione?
Ma torniamo a noi.
Il riassunto della giornata di sabato è già stato scritto in tempi record dal nostro sempre più attivo Danilo in arte Turbolento, che ormai è diventato l'orsetto immagine di FreeBear (adesso non ti montare la testa perché ti ho fatto i complimenti! N.d.A.). L'articolo verrà pubblicato quanto prima!
Invece per quanto riguarda le fotografie, troverete la più significative fra pochissimo! Dateci solo un po' di tempo per prepararle. Stesso discorso per i filmati.
Che altro?
Grazie agli infaticabili colleghi di FreeBear che, sfidando il caldo e la stanchezza (più di quattro ore di sfilata pesano!!), hanno scattato raffiche di fotografie e girato filmati agli orsi (e non solo!), animando in pieno spirito FreeBear questo già vivace momento. E' stato bellissimo partecipare al Pride di Genova con voi! 
Un ringraziamento speciale va al gruppo "Feed the Bears" per la pazienza e l'ospitalità che ci hanno offerto a bordo del loro carro. Questi ragazzi ci hanno permesso di lanciare sulla folla i 35.000 volantini di Progetto IST Onlus, sponsorizzati anche da FreeBear e dai più famosi locali gay italiani: Company Club, Macho Lato e One Way.
Gattosalsiccia stanchino... ma che per gli orsi farebbe questo e altro (!)
Si avvisano gli incredibili lettori che tutta la combriccola di FreeBear è in trasferta al Gay Pride di Genova (Pesto Pride).
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Ieri un giorno buio per il modo dello spettacolo!
In poche ore abbiamo perso Farrah Fawcett e Michael Jackson.
La prima uccisa dal cancro, il secondo stroncato da un infarto.
Proprio in questi giorni mi sono accorto di aver pensato, in merito alla sopraggiunta dipartita di un conoscente della mia età, che dopo il periodo dei compagni di università che si sposano, degli amici che figliano, devo purtroppo cominciare a pensare che è cominciato anche il tempo in cui amici e miti che mi hanno accompagnato in questi 40 anni cominciano ad andarsene.
E' questo il caso di Farrah Fawcett, nei miei ricordi splendida e un po' stronzetta, nei panni ovvimente di un angelo, o ancora con questi capelli incredibili che hanno fatto moda per anni, mentre pubblicizzava un cosmentico, tanto che Fabergé me la ricordo solo se associata al suo viso.
Era di questi giorni la notiza che Ryan O’Neal, suo compagno da molti anni , aveva deciso di sposarla (finalmente). Temo non abbia fatto in tempo. Se qualcuno di voi sta pensando a Love Story forse non è poi lontano dalla verità.
Da pochi minuti poi è rimbalzata sul web la notiza della morte di Michael Jacson. Anche in questo caso perdiamo un mito, 30 anni di musica. Non solo: lui si porta via anche alcune delle mie cassettine, del disco registrato davanti alla cassa dello stereo di casa. Delle discussioni a scuola su chi faceva meglio il Moonwalker, o ancora di mia madre che diceva "mi piace questo Jacson, isterichino pieno di energia".
Qualche lacrima quando perdo "amici di vita" ancora scende!
Addio Farrah, addio Michael
Questo post è dedicato alle persone che hanno amato gli anni ‘80 e anche agli amanti dell’Italo-disco di una volta.
Durante quegli anni, la musica da discoteca italiana veniva chiamata Italo-disco soprattutto all’estero e, di fatto, era musica eseguita da italiani, ma che cantavano in inglese; sempre che poi fossero effettivamente loro a cantare!
E infatti qui si parlerà di tre fenomeni di quel periodo: Den Harrow, Valerie Dore e Vivien Vee, che ebbero un buon successo (ma che all’epoca non cantarono neanche una nota delle loro canzoni), e delle voci che si nascondevano dietro.

Den Harrow (prima della cura - N.d.R.)
Altra cosa che infatti accomuna questi artisti è che la loro voce cambia a seconda del disco e dell’anno...
Cominciamo con quella forse meno nota ma non per questo meno importante: Vivien Vee, alias Viviana Andreattini, nasce come valletta di Domenica In (anche se per un brevissimo periodo) e viene ingaggiata dalla Banana Records di Claudio Simonetti come “cantante”. Si fa notare nel 1979 con un Ep a 4 tracce “Give Me a Break”, anche perché in vinile rosso e si comincia a sentire in giro e avere successo (all’estero più che in Italia) grazie al fatto che la musica che fa è discomusic di matrice europea, anche se è con Higher nel 1983 che ha quell’attimo di successo italiano.
Vivien Vee - Higher
Le sue “composizioni” sono firmate Simonetti, Coring, Meo e Casale….e dovrebbe essere, infatti, quest’ultimo nome a farvi suonare un campanello. Già, perché dietro la maggior parte dei dischi di Vivien in realtà c’è proprio Rossana Casale a cantare!
Lo stesso anno, dopo un infruttuoso servizio su Playboy, Vivien abbandona le scene e invece Rossana comincia ad avere successo da solista. Discograficamente parlando, i dischi di Vivien Vee non sono mai stati ristampati in CD, ma la canzone Higher viene messa in quasi tutte le compilation, sia Italo-disco che anni 80.
Stesso discorso vale anche per Monica Stucchi, il volto di Valerie Dore ma decisamente non la voce. Il progetto Valerie Dore nasce in seno alla casa discografica Merak, nel 1984, da parte dei fratelli Nicolosi, cui si unisce la vocalist Dora Carofiglio, proprietaria di una delle più belle voci in Italia, anche se il gruppo Nicolosi-Carofiglio in realtà arriverà al successo lo stesso anno sotto il nome di Novecento con il pezzo Movin On.
Comunque il successo arriva quasi immediatamente per Valerie Dore con il pezzo The Nigh, seguito poi da Get Closet e It’s Easy, cantate sempre dalla brava Dora, almeno fino al 1985, dove una volta decollati i Novecento, Dora si lascia alle spalle Monica-Valerie.
Valerie Dore - The Night
Se non che, nel 1986 Monica-Valerie s’affaccia nel mercato con un progetto decisamente particolare: si tratta di The Legend, un album concept legato a Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda, dietro al quale ci sono Marco Tansini alla musica, Simona Zanini ai testi e alla “voce”. Eh sì, perché anche ‘sta volta, Monica Stucchi ci mette solo la faccia ma non la voce!
Il progetto ha un discreto successo in Italia e un ottimo successo all’estero, grazie anche al trascinante singolo Lancelot. Ma sarà anche il canto del cigno per Monica-Valerie, di cui si è sentito parlare nuovamente solo negli ultimi tempi per un ritorno... ma chissà con la voce di chi?
Valerie Dore - Lancelot
Di Valerie, come di Vivien, si trovano pezzi ristampati all’interno di qualche compilation; mentre all’estero (e soprattutto in Germania, Olanda e Francia) esiste un “The Best Of” in CD che contiene i tre singoli cantati dalla Carofiglio, anche in versione remix. Ma soprattutto c’è l’album The Legend per intero... e nei Best Of dei Novecento è facile trovare The Night.
Si arriva poi a Den Harrow, che sicuramente nel gruppo è quello che ha avuto più successo dei tre ma sicuramente anche quello che ha avuto più voci: almeno tre e sembrerebbe anche l’unico che adesso canta con la sua di voce!
Ma partiamo dall’inizio: Stefano Zandri alias Manuel Curry alias Den Harrow, nasce artisticamente nel 1983 sotto la direzione nientepopodimeno che di Enrico Ruggeri, che si occupa dei suoi primi singoli per la Discomagic, “To meet me” e “A taste of love”.
Turatto e Chierigati producono e Den Harrow ci mette la faccia (che non è male bisogna dire). Per la voce dei primi due singoli ci pensa tale Chuck Rolando e i pezzi si fanno notare nell’ambiente disco.
Arriviamo al terzo singolo "Mad Desire", cantato però da Silvio “Siver” Pozzoli: altro vocalist del genere italo-disco che avrà lui stesso un discreto successo da lì a poco con Around My Dreams.
Den Harrow - Mad Desire
Eh sì, la macchina Den Harrow si comincia a mettere in moto e a fare capolino anche in classifica.
Nel 1985 finalmente passa alla Baby Records e pubblica "Future Brain" prima, Bad Boy in seguito e alla fine dell’anno Charleston seguito dall’album Overpower, vendendo tantissimo (e stavolta la voce è quella del suo notevolmente più attraente collega Tom Hooker).
Den Harrow - Future Brain
Questo fino al 1999 e da allora in poi sembrerebbe che la voce sia proprio la sua.
Den è tornato recentemente alla ribalta con una sconclusionata e discutibile partecipazione all’Isola dei Famosi (?) che gli è però è servita a dargli nuova visibilità e a pubblicare nuovi dischi.
La Baby Records in Italia sostanzialmente non pubblica più; mentre all’estero, specialmente in Germania, continua ad essere attiva e intatti si possono trovare diversi dischi di Den.
Invece per l’Italia, in catalogo ci sono solo “I Den” ed il nuovo "The Legend: 1982-2009". Quest’ultimo con CD, DVD e calendario dell’ormai culturista Den.
Naturalmente, mentre scrivo quest’articolo, sia nel mio lettore CD che sul piatto, girano i CD e gli LP sopra citati e mi chiedo come all’epoca non se ne siano accorti, anche se per gli addetti ai lavori questi erano i cosiddetti segreti di Pulcinella!
Comunque sia, nonostante il mio tono ironico, sono affezionato a questi lavori e continuo ogni tanto ad ascoltarli con nostalgico trasporto e divertimento.
Satanik
Come già accennato, ribadisco che non ci facciamo mancare (quasi) mai nulla. Perché quindi non montare un filmatino con le foto degli orsi al Roma Pride, ma senza troppi fronzoli, effetti e fotogrammi che si rincorrono per il monitor?
Ecco dunque, in attesa del nuovo materiale proveniente dal Genova Pride ormai alle porte, questa piacevole sequenza di foto, pulita e lineare, fatta per gli amanti delle cose semplici e senza troppi lustrini.
E allora... guardatevelo!
Una simpatica rivisitazione del dio dell'amore... o forse non è lui? 
In occasione del Gay Pride nazionale di Genova, Progetto IST porterà la sua Campagna Informativa Nazionale alla manifestazione che vedrà sfilare, in una coloratissima parata, gli omosessuali italiani per la rivendicazioni dei pari diritti.

In collaborazione con Progetto IST Onlus e alcuni tra i più famosi locali gay italiani, noi di FreeBear.eu distribuiremo migliaia di flyer ai partecipanti.
Qualunque sia il vostro orientamento sessuale, vi invitiamo a partecipare alla parata del Gay Pride. Condividete con noi questo momento di gioia e di civiltà!
Vi aspettiamo Sabato 27 Giugno a Genova. Per i dettagli consultate il sito ufficiale di Genova Pride 2009: http://www.genovapride.it
Venerdì sera scorso (19 giugno, per la cronaca) siamo andati al Company Club di Milano per salutare vecchi amici e trascorrere la prima parte della serata in attesa di trasferirci presso la discoteca HD di Via Tajani (Milano), dove si è svolto l’ultimo evento “Soccorso Waitinig for Genova Pride 2009”.
Voglio solo esprimere, in queste poche righe, che a quanto pare a Milano esiste ancora chi investe tempo e denaro per migliorare il proprio locale, in favore dei suoi clienti.

Mi riferisco, nella fattispecie, alle operazioni di restyling che il Company Club continua senza sosta a mettere in atto!
Non sono bastate le toilette di design, il rinnovato impianto di climatizzazione, l’aperitivo domenicale e altre novità di cui ho già parlato in precedenti post.
Questa volta infatti i ragazzi ci hanno sorpresi, soprattutto in vista di un’imminente estate rovente!
Ebbene vi ricordate la saletta fumatori? Ecco, ora il grosso portone in metallo è aperto e affaccia su un giardinetto, dotato di sedie e tavolini.
A mio avviso, ma suppongo che saranno tutti d’accordo con il mio pensiero, si tratta di un accessorio davvero prezioso che incentiverà senza dubbio i clienti che normalmente fuggono all’idea di infilarsi in un locale milanese in piena estate!
Il post-Romapride ha offerto una miriade di opportunità in fatto di serate: c’era solo l’imbarazzo della scelta e, visto che ormai le mie recensioni sul Subwoofer non si riescono più a contare, ho deciso di andare a rompere le scatole al Bears King in collaborazione con Bears In Rome (due piccioni con una fava!).

Gli organizzatori hanno descritto l’evento in questa maniera: “In occasione del Gay Pride che si svolgerà nel pomeriggio a Roma, Bears King, in collaborazione con Bears In Rome, propone un appuntamento esclusivo per orsi, cacciatori e amanti del genere, all'Alpheus Disco per un fantastico party con un DJ set d'eccezione”.
Se l’Italiano non è un’opinione (modo di dire partenopeo - N.d.A.), la descrizione fornita cortesemente dall’organizzazione lascia capire che alla serata parteciperanno solo Orsi, o meglio che una gran quantità di massa pelosa aderirà all’evento e che questi saranno trattati col massimo riguardo.
Mi spiace dirlo, ma la realtà è stata ben diversa! Per trasmettervi il mio disappunto devo proprio descrivervi il locale e poi capirete il perché.
L’Alpheus è situato a pochi passi dalla stazione Ostiense. E’ una discoteca multi-sala con ampio giardino: le sale sono tre, ognuna con un bar (c’è un bar anche nel cortile antistante al locale e uno sovrastato da un mega lampadario in un mega salottino tra le sale).

Purtroppo una delle tre non ho potutto visionarla in quanto era stata occupata dalla serata lebo (ma non era un party escusivo?) e mi è stato severamente vietato di entrare pur se fornito di pass (braccialetto fucsia brillantinato). Il motivo mi è ancora del tutto oscuro.
Comunque, se la sala in questione è come le altre due, deve essere veramente eccellente: tutte quante sono infatti dotate di più regie, una ne ha addirittura tre, una per il Dj, una per il Vj e luci, infine una solo audio.

Ora vi chiederete perché mi sia tanto inversato, visto che c’erano effetti luce da paura ed ero coccolato da ben cinque bar più privé e bracciale del potere fucsia brillantinato!?
Semplicemente perché una serata pubblicizzata come esclusiva dovrebbe essere esclusiva! Io sono di ampie vedute e non è esattamente questo che mi ha dato fastidio. Il problema, se di problema si può parlare, è che la sala esclusiva per orsi era in effetti uno stanzino (ampio ma pur sempre uno stanzino) ricavato dalla sala relax della pista lesbo!

Ora vorrei che qualcuno mi spiegasse perché un orso debba entrare in uno spazio privo di luci, di effetti di qualsiasi tipo, mentre nella sala accanto c’è un enorme spazio dove si scatena il finimondo.

In sostanza la serata Bear all’Alpheus è stata una mera azione pubblicitaria. Gli organizzatori si sono scusati dicendo che non è stata colpa loro, in quanto la direttrice artistica del locale era per qualche strano motivo sparita e i proprietari hanno deciso all’ultimo momento di cambiare l’organizzazione delle sale!
Io sono semplicemente senza parole!
Costo della serata: 7 euro per l’ingresso, 7 euro per consumazione.
Dal vostro contrariatissimo Turbolento è tutto.
Effettivamente Gershon Kingsley è stato spesso chiamato così, visto che è stato il primo a comporre un motivo strumentale elettronico di matrice pop, conosciuto con il nome di Popcorn, pezzo storico che ha conosciuto innumerevoli versioni nel tempo.
Popcorn in versione originale
Gershon Kingsley nasce come Goetz Gustav Ksinski a Bochum in Germania il 28 ottobre del 1922, cresciuto a Berlino ma nel 1938 per sfuggire al movimento nazista si reca in Palestina, separatosi dalla famiglia Kingsley lavorò in un kibbutz e come pianista autodidatta cominciò ad esibirsi con delle band di jazz di Gerusalemme e Tel Aviv.
Nel 1946 si trasferisce in America dove frequenta il conservatorio di Los Angeles e nel 1955 si trasferisce a New York dove finalmente la sua carriera comincia a spiccare il volo e tre anni dopo arriva la nomination al Tony Award per la direzione musicale di La Plume De Ma Tante e tra i lavori diretti anche Porgy & Bess.
Nel 1966 si trova a lavorare per l’etichetta discografica Vanguard (Joan Baez, Buffy Sante-Marie, tanto folk e un po’ di classica) e a collaborare con il compositore francese Jean-Jacques Perrey, il primo album The in sound of way out, che combina anelli di suono insieme a musicisti veri e che diventa un must per l’industria pubblicitaria, ed il secondo album che però più ci interessa Kaleidoscopic Vibration che coinvolge l’uso del Moog .
Infatti Kingley diventerà uno degli artisti di punta della Moog Music, arrivando addirittura a realizzare con Artur Fiedler all’epoca direttore della Boston Pops il famoso Concerto Moogo.
Ma nel 1969 di fronte ad una macchinetta dei Popcorn ebbe la sua folgorazione, gli scatti ripetitivi della macchinetta gli suggerirono quello che ancora oggi è il suo motivo più famoso, Popcorn per l’appunto. Chiuso nel suo studio con il Moog cercò di ricreare la melodia della macchinetta dei popcorn e ottantasette giorni dopo usciva il singolo che lo consegna alla storia, sia perché fu la prima composizione elettronica tout-court sia perché fu un successo immediato e senza precedenti tanto che ancora oggi il motivo è di quelli che si riconosce immediatamente alla prima battuta.
In Italia la versione più famosa della canzone è del gruppo La Strana Società nelle cui fila militava un giovanissimo Umberto Tozzi, e tra le cover più famose ci sono gli Hot Butter che la riportarono al successo in America e gli Anarchic System in Europa, tra le versioni più folli quelle della Crazy Frog ed il mitico Aphex Twin, purtroppo ci ha provato anche Gigi D'agostino, e molto spesso si trovano citati i Kraftwerk tra i gruppi che hanno eseguito la canzone ma si tratta solo di una leggenda metropolitana.
Kingley naturalmente continuò l’esperienza con il moog arrivando a formare un quartetto di sintetizzatori il First Moog Quartet con l’intento di portare l’elettronica nella musica classica, esperimento che è sempre stato spunto per altri musicisti come ad esempio nello splendido lavoro di William Orbit pieces in a Modern Style.
Dopo una parentesi new-age negli anni '80 e '90 Kingsley è in progetto di far uscire una nuova versione di Popcorn oltre che un’opera elettronica dedicata alla figura di Raoul Wallember il commerciante svedese che salvò migliaia d’ebrei dai campi di concentramento.
Gershon Kingsley suona Popcorn al piano
Alcuni di voi l'avranno già notato, altri non ci avranno fatto caso. Ma che importa? Ve lo annunciamo ufficialmente: FreeBear è anche su Twitter.

Abbiamo deciso di avvalerci del servizio dell'uccelletto, perché così modo potremo tenervi aggiornati in tempo reale sugli eventi ai quali parteciperemo.
Sulla destra del blog c'è infatti da qualche giorno una piccola colonna che riporta tutte le nostre Twitterate.
Abbiamo adottato Twitter in via sperimentale. Vedremo come e se potrà tornare effettivamente utile...
Ora siamo ansiosi di inaugurarlo a regime... magari durante il Gay Pride di Genova.
Non mi resta che invitarvi a seguirci ANCHE su Twitter!!
Saluti a tutti!
Come al solito, noi di FreeBear manteniamo le promesse e soprattutto non ci facciamo mancare niente! Ma proprio gnènte!
Ecco dunque il primo video con le foto del Roma Pride 2009. Anzi, se vogliamo essere precisi e attinenti al tema, dobbiamo parlare di Bear Roma Pride!!
Godetevelo! Null’altro vi dico.
Anche quest'anno come ormai d'abitudine, la redazione di Freebear in onore del Gay Pride si trasforma in uno studio fotografico ambulante. Quest'anno adirittura faremo le repliche.
Infatti il primo dei Pride che abbiamo immortalato è quello romano di sabato 13 giugno.
Dopo un'attenta selezione (abbiamo scartato quelle sfocate N.d.r.) siamo giunti alla prima tornata di foto. Sono sessanta scatti che ritraggono orsi e amiratori durante la sfilata "dell'orgoglio" romano.
Come al solito le fotografie sono di piccole dimensioni, per ragioni tecniche, ma se ne farete richiesta vi invieremo la foto in dimensioni originali. In cambio vi chiederemo una piccola donazione per Progetto IST il progetto di comunicazione per la lotta alle malattie sessualmente trasmissibili, totalmente NOPROFIT che Freebear da diversi mesi sostine. Basterà, una volta ricevuta la foto, cliccare sul pulsante che segue e donare anche un solo euro.

Non solo: è sempre difficile chiedere i nick o i nomi delle persone che fotografiamo, quindi se vi siete riconosciuti e vi fa piacere, comunicateci i vostri nomi, noi li pubblicheremo in calce alle foto che vi ritraggono.
Il prossimo Pride è quello di Genova il 27 giugno, non lo dimenticate! Cercateci: ci saremo tuttti noi di Freebear, pronti a immortalare ogni grammo di ciccia e muscoli, ma anche qualche pelo!
Sono appena tornato dal Roma Pride, dopo una lunga notte insonne e un viaggio in automobile... a dir poco allucinate!

Tuttavia la mia voglia di scrivere è tanta! Vorrei riuscire infatti a condensare in queste poche righe le infinite emozioni che ancora attanagliano il mio stomaco!
Potete anche non credermi, ma ogni volta che mi trovo a partecipare a un Gay Pride, vengo pervaso da una forte emozione che parte dallo stomaco e sale fino agli occhi. Non so di preciso come definirla. Forse è la gioia di essere lì: una piccola parte di felicità che si unisce ad altre felicità... e il mio stomaco (che è bello grosso) fa da cassa di risonanza!
Tutto questo trambusto gastro-oculare dura un attimo: tutto passa e si trasforma in energia pura, in voglia di mettersi in gioco!
Qualcuno potrebbe chiamarlo esibizionismo, altri divismo; ma dal mio punto di vista è solo voglia di portare agli occhi di tutti quello che si è realmente. Un atto di sforzo interiore, l'espressione del proprio coraggio: essere quello che si è senza vergogna, accettando la propria anima per quello che è, lasciar trasparire ogni dettaglio, ogni piccola sfaccettatura che la contraddistingue e la rende unica.

A qualcuno riesce meglio truccandosi, operando trasformazioni estetiche rocambolesche ed estrose, con sfarzi di piume e tessuti luccicanti. A me riesce meglio portando un paio di anfibi e una camicia a scacchi (che metodicamente vola via!).
Un continuo sforzo per cercare di far comprendere agli altri che nessuno è sbagliato, nessuno si fa beffa della natura, e soprattutto nessuno ne è lo scherzo.
Ma torniamo a noi: a Roma eravamo indubbiamente tanti e diversi. C’erano anche cari amici con cui ho condiviso l’infanzia, amici di tutti giorni che con un Gay Pride hanno poco a che vedere!
Ovviamente non erano con me sul carro, in prima fila (non era il loro posto dopotutto), ma erano ai bordi della strada, in mezzo all'enorme folla e ogni loro sorriso era per me qualcosa di meraviglioso! Grazie per aver sostenuto la causa di tutti noi gay!
Questo non mi ha comunque impedito di compiere la missione affidatami: scattare quante più fotografie possibile alla popolazione ursina presente, fino a quando le batterie me lo hanno consentito!
Gli scatti non sono tantissimi, prima o poi troverò qualcuno più avvezzo del sottoscritto con l’arte della fotografia, apprezzate quindi lo sforzo e per una volta siate buoni
(Noi siamo sempre buoni, giusti e ti perdoniamo! N.d.R.)
Secondo gli organizzatori, i partecipanti alla manifestazione erano 250 mila. Per me l’importante era esserci, il numero non è fondamentale!
Dal vostro Tubolento buon Pride e appuntamento a Genova, dove si spera ci sia anche l’altra parte della redazione.
P.S.: tra la folla ho notato numerosi individui non appartenenti al genere ursino e forse nemmeno gay. Questi ci apprezzano e soprattutto nutrono un sincero affetto per noi orsi. A nome della specie Bear ringrazio dunque tutti, specialmente un bambino con pantalone giallo, i vecchietti seduti al balcone, e un simpatico pizzardone! (Nota della Redazione: il “pizzardone" è il nome con cui si identificano i vigili urbani in diverse zone dell'Italia centrale)
E’ guerra aperta ormai fra la discoteca milanese e il famoso gruppo bear dei Magnum Club. Dopo le dichiarazioni a microfono aperto di sabato scorso (6 giugno), all’inizio della serata, il One Way si è “definitivamente e ufficialmente liberato dalla presenza del Magnum Club”.
Parole di fuoco in risposta a quanto riportato sul sito internet del gruppo ursino (www.magnumclubitalia.com): “Vi informiamo che il Magnum Club Italia ha concluso la sua collaborazione con la discoteca One Way di Sesto S.G. Qualsiasi serata bear organizzata in questo locale non e' pertanto più riferibile al nostro gruppo.”

Secondo indiscrezioni, i Magnum avrebbero esercitato forti pressioni sull’organizzazione degli eventi e sul ricarico del biglietto d’entrata, cosa che alla gestione del One Way, locale che diede i natali alle feste Magnum, non è piaciuta più di tanto.
Da questa diatriba sarebbe scaturita la decisione bilaterale di non collaborare più.
La polemica è dunque destinata a crescere, mentre sabato sera già cominciavano a trapelare i primi veleni, riportati da alcuni clienti della contemporanea serata Moquette/Magnum.

Noi di FreeBear ci auguriamo che queste schermaglie non dividano la popolazione Bear. creando fazioni che finirebbero per spaccare quello che invece dovrebbe essere un unico, grande e compatto gruppo solidale, ma come sempre, nel nostro piccolo, cercheremo di chiarire queste voci di entrate gonfiate e percentuali "misteriose".
Vi ricordate di Yotto Bano e del suo blog http://ursulalala.blogspot.com?
Ne abbiamo parlato in questo articolo.
Ebbene, gli abbiamo inviato una mail dicendogli di aver scritto su di lui... e sapete che ha fatto? Ci ha orsificati 

L'orsetto di FreeBear in un disegno di Yotto Bano! 
Noi di FreeBear lo ringraziamo e ci auguriamo di poter parlare ancora di lui e della sua arte in futuro.
Grazie Yotto!
Un abbraccio da tutta la redazione di FreeBear!!
E’ di appena poche ore la notizia che il gay pride romano ha finalmente ottenuto un percorso definitivo in accordo con questura, la stessa che per mesi ha solo espresso dinieghi su tutti i percorsi proposti dal circolo Mario Mieli, capofila di oltre 30 associazioni lgbt italiane.
Il percorso è lo stesso dell’anno scorso, con partenza da Piazza della Repubblica, via Einaudi, p.zza dei Cinquecento, via Cavour, largo Corrado Ricci, via dei Fori Imperiali. P.zza Madonna di Loreto, P.zza San Marco, Via delle Botteghe Oscure, Largo Argentina, Corso Vittorio Emanuele e arrivo a Piazza Navona.
Mi raccomando, sarò lì ad aspettarvi il 13 giugno, in camicia scacchi, cappellino e macchina fotografica, per immortalare i colori di uno dei pride più festosi d’Italia; oltre che a portare il mio pelosissimo apporto alla causa comune 
Invito tutti gli orsi e affini che si troveranno nella Capitale a presentarsi al loro meglio, perché il mio obiettivo fotograferà solo quelli degni di nota e rappresentativi 
PS: oggi, appena saputo che c’erano i permessi opportuni, ho tirato un sospiro di sollievo! Sarebbe stato davvero traumatico se un celerino avesse calpestato i miei occhiali a specchio o strappato una delle mie camice preferite, ma avevo messo in conto anche questo! Dopo tutto una camicia e un paio di occhiali non sono nulla per poter un giorno volare oltre l’arcobaleno!
PPS: ricordo infine che, per quanto colorato e festoso sia un pride, è sempre una manifestazione di denuncia e di rivendicazione dei diritti di tutti gli omosessuali e transessuali!
Dal vostro Turbolento buon pride!
Nota preliminare della redazione di FreeBear: è consigliabile leggere il seguente articolo ascoltando la canzone linkata qui sotto.
Sister Morphine
E’ passato un bel po’ di tempo, e qualche volta ho fatto delle ospitate in radio portando una playlist di canzoni abbastanza particolari. Ma quasi ogni volta che ho passato Sister Morphine di Marianne Faithfull inevitabilmente mi si diceva “Ma ha fatto la cover dei Rolling Stones, non è vero?” poi la sentivano e ci rimanevano male perché spiegavo che lei, la famosa canzone l’ha cantata per prima… eh sì, proprio così! E ora vi spiego com’è andata.
Correva l’anno 1964 e Marianne Faithfull si trovava per caso ad una festa a Londra per il lancio di un singolo della cantante Adrienne Posta per la casa discografica Decca.
Alla festa c’era anche il produttore dei Rolling Stones, Andrei Loog-Oldham, che non appena la vide penso di lanciarla come cantante indipendentemente dal fatto che sapesse cantare o no. Dice la leggenda che non appena la vide disse “Ma chi è quell’angelo con le tette?”.
Detto fatto, in un paio di giorni costrinse Mick Jagger e Keith Richard a fare una canzone da destinare al lato B del singolo di lancio di “I don’t know How to tell you”: canzoncina-walzeretto già pronta.
Solo che la canzone sulla voce di Marianne non funzionava per niente mentre il lato B si adattava alla sua voce come un guanto di raso nella nobile mano. Quindi il lato B divenne lato A e per il lato mancante si riempì con una versione simil-western di Greensleeves.
Poche settimane dopo il lancio del singolo di Marianne As tears go by era alto in classifica sia in Inghilterra che in America, rispettivamente al nono e al ventiduesimo.
L’avventura con la Decca per Marianne durò cinque anni in cui furono realizzati cinque album e un bel po’ di singoli; l’ultimo dei quali fu appunto Sister Morphine, che in realtà è il lato B del singolo Something Better, che doveva essere lanciato dal Rock ‘n Roll Circus dei Rolling Stones: un progetto del dicembre del 1968 che poi fu bloccato e che vide la luce molti anni dopo.
Quindi arriviamo nel 1969: Marianne si trova con solo un lato di un singolo pronto. E’ messa veramente male, fisicamente e mentalmente dipendente da varie sostanze legali e non. Quindi cosa fare se non mettere in musica le proprie paure ed esperienze?
E proprio in questo, Mick Jagger e Keith Richards l’aiutarono. Il testo era praticamente pronto e mancava solo una parte della melodia, che in breve fu completata e incisa. Alla produzione lo stesso Jagger e gli arrangiamenti a cura di Jack Nizche.
La Decca in Inghilterra lo fece uscire come singolo, solo per poi ritirarlo il giorno dopo l’uscita e licenziare la Faithfull. infatti la versione originale inglese del singolo è estremamente rara e costosa.
E come se non bastasse nel 1971 i Rolling Stones la incisero per l’album Sticky Fingers dove però il nome di Marianne Faithfull venne cancellato dai crediti e questo fino al 1994.

Quindi è purtroppo normale che per gli inglesi la canzone risulti del gruppo e non della solista, ma il bello è il motivo per cui Mick Jagger & Co lo fecero...
Nel 1971 Marianne era realmente la protagonista della sua stessa canzone, l’ombra di se stessa, dipendente totalmente dalla droga, ed era rappresentata da un losco individuo odiato dal gruppo tale Gerry Bron, nel caso che il nome di Marianne fosse comparso nei crediti del disco la maggior parte dei guadagni se la sarebbe pappata il sig. Bron.
Quindi con uno stratagemma Mick Jagger e Kaith Richards versarono direttamente un terzo delle royalty direttamente a Marianne, sottobanco come si suole dire e per parecchi anni.
Sister Morphine in realtà usci come singolo anche in Olanda, America e addirittura in Italia per la CGD nel 1970 anche se in pochissime copie e a differenza dell’Inghilterra con copertina fotografica.
Discograficamente parlando, in Italia del periodo Decca di Marianne sono usciti solo un album, l’omonimo Marianne Faithfull per la Derby-CGD e tre singoli, Quando Ballai Con Lui/Un Piccolo Cuore, che corrispondono al singolo inglese This Little Bird/Morning Sun, con i lati invertiti rispetto all’originale e poi per il Sanremo 1967 C’è Chi Spera/Oh look around you, dove Marianne partecipava in coppia con Ricky Maiocchi e poi per ultimo e a quanto pare stampato in pochissime copie proprio Sister Morphine/Something Better, anche in questo caso con i lati invertiti rispetto all’originale inglese.
Nell’arco della sua carriera Marianne ha inciso altre due volte Sister Morphine, nel 1982 come lato b del maxi singolo inglese di Broken English e poi nel 1990 nell’album live Blazin’Away.
Quindi Sister Morphine è una canzone di Marianne Faithfull.
Satanik





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