Sono appena tornato dalla lunga notte che ha concluso il Napoli Pride 2009, il Gay Pride che mancava da 12 anni dal Capoluogo Campano.

Sorvolerò sulle beghe intercorse durante l’organizzazione della manifestazione e descriverò solamente le ore vissute durante la parata di 2 km!
L’appuntamento era previsto per le ore 15 in Piazza Bellini, storico ritrovo della popolazione omosessuale napoletana, poi posticipato alle ore 16 (per evitare contatti con chi usciva dalla messa N.d.R.).
Arrivato in piazza con enorme anticipo, ho potuto assistere alla nascita del Pride. Da principio eravamo pochi e sparuti, poi col passare dei minuti sempre più e sempre più colorati.
Il Mattino (quotidiano di Napoli N.d.R.) preannunciava un'adesione di 1000 partecipanti. Gli organizzatori hanno contati 5000; ma la mia opinione è che non fossimo così tanti. Insomma, pochi ma buoni heheh.
Non c’erano i carri visti a Roma o a Bologna, ma dai partecipanti traspariva ugualmente la voglia di farsi sentire! Un grido gioioso che diceva “Ci sono anche io”.
E’ stato toccante vedere come, appena il carro di apertura conquistava un raggio di sole, il corteo corresse ad avvolgerlo in un abbraccio, come in una inconscia rivendicazione di visibilità o forse, più semplicemente, per far brillare le paillettes cucite sui vestiti di qualcuno... o far luccicare le montature degli occhiali da sole. 

Il “serpentone arcobaleno” si è fatto strada nonostante le difficoltà tra automobili in doppia fila, autoambulanze a sirene spiegate e soprattutto l’incredulità della gente! O__O
A quanto pare nessuno si aspettava un Pride a Napoli!
Ho visto, attraverso i miei occhiali a specchio, persone affacciarsi timidamente alle finestre, mascelle slogarsi dalle mandibole, timidi sorrisi di signore con borse della spesa che credevamp ai propri occhi. Eppure non eravamo altro che noi e un carro, tante persone che condividevano la loro diversità in mezzo ad altre diversità quotidiane. Un mare di persone e di colori che gridava alla sua città la voglia di farne parte.
Sono rimasto piacevolmente stupito di come, una volta tanto, uomini in camicia a scacchi e uomini in tacchi a spillo abbiano saputo stare vicini e gridare la loro radice comune e di come il tutto si sia svolto in modo quasi sobrio.
Dopo tutto, come alcuni dicevano, il Pride, almeno in Italia, è ancora una manifestazione di rivendicazione e non una festa per un traguardo raggiunto!
Da Napoli, che insieme a Torino ha avuto il privilegio di aprire la stagione Pride, vi saluta il vostro Turbolento.
Ps : Ma i proprietari napoletani dei 180 profili su bearwww, senza contare gli altri profili campani, dove cavolo erano? Mah!
Sto ascoltando per l'ennesima volta il disco di Valentina Giovagnini L'amore non ha fine e mi arrabbio ancora perchè è un disco veramente bello. Chi lo sa: se fosse uscito prima, molto probabilmente non sarebbe morta!

Il disco era pronto da due anni ma non trovavano una casa discografica disposta a pubblicarlo. La Virgin l'aveva mollata per il parziale insuccesso di Non piango Più, che io trovo splendida e che fortunatamente in questo disco è stata recuperata. Penso che con un po' di promozione in più sarebbe andata alla grande.
Mi fa veramente arrabbiare che questo secondo disco sia uscito così, in questa maniera, e che molto probabilmente una volta smorzata l'eco di questa pubblicazione non si sentirà più parlare di questa ragazza geniale, che ha dato nuova voce alla musica italiana, ma che tanto tanto ancora avrebbe potuto dare.
Il primo disco di Valentina vede la luce a marzo del 2002 al seguito della sua partecipazione al festival di Sanremo, dove arriva seconda nella categoria delle nuove proposte con Il passo silenzioso della neve (e fu memorabile la reazione della Vittoria Cabello all'ascolto della canzone; "Finalmente qualcosa di nuovo in questo piattume di Sanremo").
Al primo posto arrivò la Tatangela... evabbè, sono cose che capitano!
Alla ragazza piaceva Bjork e questo si capisce dal primo disco. Ma nonostante l'ispirazione, il prodotto rimane un qualcosa di fresco nel panorama della musica italiana, un misto di madrigali, musica irlandese con elettronica e jungle, produzione di Davide Pinelli e testi di Vincenzo Incenzo. Il disco si muove bene come vendite, anche perchè spinto da una buona promozione: Valentina si vede e si sente!
L'anno dopo, nel 2003, viene pubblicato il singolo di No non piango più senza la minima promozione. Nonostante la canzone sia molto bella, Valentina sparisce dai riflettori, nonostante l'intensa attività live non si sentirà molto parlare di lei, se non purtroppo nel gennaio 2009, il 2 per la precisione, quando si apprende la notizia della sua morte.
Valentina, Davide Pinelli e Vincenzo Incenzo erano anni che avevano pronto un secondo disco, che però nessuno si sognava di pubblicare.
Finalmente il 15 maggio del 2009 viene pubblicato il cd L'amore non ha fine, contenente 12 brani più 2 ghost-tracks. La pubblicazione è stata fortemente voluta dai familiari dell'artista, e i ricavati delle vendite vanno a finanziare l'associazione no profit intitolata alla sua memoria... e io continuo imperterrito ad ascoltarlo... con un po' di rabbia.
Satanik
P.s.: una delle ghost track è la versione piano e voce di Halleluya di Leonard Cohen... preparate i fazzoletti

In una riunione con il Sindaco di Napoli On Rosa Iervolino Russo, i Presidenti delle associazioni Lesbiche e Gay di Napoli, con l’Assessora alle Pari Opportunità di Napoli e i Consiglieri Nicodemo e Minisci, hanno chiarito gli ultimi dettagli della Manifestazione Regionale del 30 Maggio Prossimo Napoli Pride.Durante la riunione, le organizzazioni hanno stabilito con la Prima Cittadina partenopea l’itinerario del corteo e hanno avuto l’autorizzazione alla coclusione ( ore 20:00) in Piazza del Gesù.
Itinerario del corteo Liberi Tutti Libere Tutte
Piazza Bellini
Largo Museo
Via Pessina
Piazza Dante
Via Toledo
Piazza Carità
Via Cesare Battisti
Piazza Matteotti
Via Monteoliveto
Calata Trinità Maggiore
Piazza del Gesù
Questa volta ci appoggiamo a Wikipedia per aggiungere un pochino di informazioni su questa non recensione di due brani/video che postiamo.
Stiamo parlando di Posi Argento ( adesso solo Posi) che molti di voi mi hanno segnalato, e che volentieri ho ascoltato e altrettanto volentieri vi faccio ascoltare.
Strano caso questo! Perché le segnalazioni che ho ricevuto nelle ultime settimane erano tutte di orsi. Esiste un collegamento Posi mondo Bear? Secondo me si!
Ma tralasciamo questa visione da angeli e demoni e parliamo della Nostra!
Comincia la sua carriera 1992. La prima disciplina che la appassiona è il writing, la sua passione per il disegno la porta a realizzare una fanzine amatoriale Here Inside sul writing milanese. Nel 1994, dopo essersi trasferita a Milano, si dedica al rap, pubblicando La Sindrome di StenPosi, demo di debutto di cui vengono prodotte circa 200 copie, riscuotendo un discreto successo ed aprendole la strada anche ad esibizioni live, a partire dall'anno successivo.
Posi lavora poi al suo primo LP solista, che esce nel 1998 con il titolo Così Fan Poche, L'album ottiene un buon successo e gli fa seguito una serie di live.
La rapper di Lecco entra a far parte dell'etichetta e collettivo Spaghetti Funk, in cui militano anche gli Articolo 31, i Gemelli DiVersi, Space One, la Pooglia Tribe, finendo anche per trovare le prime inimicizie, simboleggiate dalla rivalità con Corvo D'Argento, MC del gruppo milanese Sacre Scuole (diventati poi Club Dogo). Dopo la realizzazione dei brani Avrai e Nessuno, Posi lascia la Spaghetti Funk e l'affiliata Best Sound, dedicandosi forzatamente alla sola attività live.
Oltre ai lavori di DJ e grafica che porta avanti tutt'ora, Posi nel 2004 realizza Borderline, album autoprodotto che segna il suo ritorno e dimostra alla scena chi sia in realtà. Le collaborazioni sono affidate a personaggi di prima importanza: Primo dei Cor Veleno, i Club Dogo, Chief, Bassi Maestro, Rido MC; le produzioni sono invece affidate alla stessa Posi, a Don Joe, Bassi Maestro, Mastrobeat e Dj Yaner.
Il 7 agosto 2008 esce in edicola Voglio Farmi La Dj, in allegato al mensile Trend un EP contenente 3 versioni di "Voglio Farmi La Dj" e 2 versioni di "Clichè", i nuovi singoli diffusi in web che fanno da traino per l'album I like Posi, che uscirà il 12 Giugno del 2009 l'album segnerà comunque una svolta nel suo genere musicale.
Non potevamo non segnalarvela, divertenti e pieni di ritmo i due pezzi “ traino” ma basta poco per intravedere le origini hip hop e rap della ragassa!
Se poi si facesse sentire e ci dicesse perché piace tanto a orsi e ammiratori potrebbe facilmente diventare uno dei nostri miti!
Buon ascolto
Infilo la chiave nella toppa. Giro, e l'odore di casa, di tabacco. Giornata del cazzo. Mi sdraio sul letto dopo essermi svestito controvoglia. Roba sparsa ovunque. Metto un po' di musica. Passerà anche stanotte. Sveglio. Fuori è quasi l'alba. Che vita del cazzo. Do da mangiare al gatto. Prima o poi mi lascerà anche lui. L'odore di caffè si spande per la casa.
Buongiorno Oliver. Due messaggi in segreteria. “Tesoro sono la mamma. Ma che fine hai fatto? Domenica sei a pranzo da me, ti preparo le lasagne, so che non puoi dire di no”. Mammina. Tu e i tuoi vizi!
“Buongiorno commissario, mi scusi se la chiamo, ma ha il cellulare staccato. Devo assolutamente parlarle. Mi richiami al più presto”. Cosa sarà successo? Mah, alla fine non m'importa. Prima di tutto il mio caffè.
Roma pian piano si sveglia, cresce piano ma distinto il fracasso delle automobili. Apro la finestra e l'odore di spezie mi travolge. Chi cazzo cucina alle 6 di mattina? Richiudo, insofferente. Com'è cambiata questa città, com'è diversa. Il gatto mi fissa, sbadiglia e si accoccola ai miei piedi. Perché non sei andato con lui? Mi ci vuole una doccia. Accendo lo stereo. Enjoy the silence mi dà il buongiorno. Mi fisso allo specchio, nel suo accappatoio. I miei 125 chili non mentono. Basta pensare, ora devo essere lucido. Si prospetta una giornata del cazzo e devo lavorare. Mi vesto, sobrio come al solito. Jeans, camicia scura e giacca nera. Mi scambierebbero per un becchino, ma vista la mia mole è difficile passare inosservato.
Cinque minuti e sono nel traffico. Affanculo la mia promessa di smettere di fumare. Chiamo il distretto annunciando un leggero ritardo. Odio la Casilina immersa nel Traffico. Arrivo, smadonno per il parcheggio. Questa giornata è nata già storta. Arrivo e tutti mi guardano. C'è aria tesa.
“Commissario, le devo parlare” sibila l'ispettore De Marchi. Ho bisogno di un caffè, il mio volto stanco tradisce la mia precedente nottata. “C'è stato un omicidio, ieri sera. In un parcheggio fuori zona, quasi sempre deserto, se non fosse per le macchine dei froci del cazzo che girano ogni santa notte. A lei è mai capitato ispettore?”. Questo qui ci ha la faccia come il culo. Fa tanto il perbenista e poi lo becchi in gran puttan tour. Lo guardo serio. “Non mi interessa quello che fa la gente. Voglio sapere chi é la vittima e chi e come l'ha ucciso.” Lo stronzo incassa il colpo. “Si chiamava Davide Marini, 36 enne, ingegnere, fedina penale pulita, celibe... probabilmente omosessuale. E' stato trovato nella sua macchina, mani legate, pantaloni calati e... diomio che schifo...” - “Cosa? Cos'altro?” - Beh, era completamente depilato, dal petto in giù. - “Causa del decesso?” - “L'autopsia non è ancora stata fatta, ma pare sia stato narcotizzato prima. La scientifica sta già esaminando i rilievi. Ecco le prime foto.”
Mi porge una cartellina. Una Fiat non nuovissima, blu. Poi lui. I suoi occhi riversi. Moro, pizzetto folto, bella stazza. Quello che alcuni definirebbero un bell'orsone. Ancora la storia delle etichette. Perché deve essere tutto così banale? Che scempio. Depilato ed ucciso. “Impronte? - “Nessuna, chi l'ha ucciso sapeva il fatto suo” - Cos'altro sappiamo su di lui? - “Abbiamo trovato il suo cellulare in macchina, stiamo facendo accertamenti ed ho già mandato una pattuglia a casa della vittima. Dovrei avere un resoconto a breve” - “Testimoni?” - “Ovviamente nessuno. Il fatto è avvenuto in un luogo frequentato da omosessuali, e quando è arrivata la segnalazione non c'era più nessuno. Chi ha visto qualcosa se la sarà data a gambe” – “Chi ha telefonato? “- “Non siamo ancora riusciti a rintracciarlo, ma ci stiamo lavorando”.
Questa storia puzza di marcio. il mio sesto senso sbaglia, voglio vederci chiaro. Difficilmente il mio sesto senso sbaglia. Non credo sia stato un tentativo di rapina, il mio naso fiuta un movente passionale. Ho un presentimento. Devo agire. Conosco molto bene l'ambiente, l'ho frequentato a lungo. Chi meglio di me? “De Marchi, io esco. Appena hai novità chiamami sul cellulare”.
Esco, col mio solito passo pesante. La nuova agente è fin troppo riverente. Si mette sull'attenti ogni volta che passo. Dovrò dirle di rilassarsi. “Oliver?” - La sua voce mi giunge alle spalle. Rachele, o meglio l'ispettrice Migliani. “Stai bene? Hai una faccia stanca” – “Ho dormito poco e male” – “Te l'ho sempre detto, devi rilassarti un po'. Magari una di queste sere andiamo a cena”. Il suo sguardo s'illumina, sorride.
Ah, Rachele. Non l'hai ancora capito? Non sognarmi, rimarresti delusa. Sono anni che mi corri dietro. Forse dovrei dirti la verità. Ma non ora, ora ho un caso da risolvere. Ma non voglio darti false speranze. “Vedremo” – e mi incammino. Esco per strada, accendo una sigaretta e mi nascondo dietro i Ray Ban neri che fanno molto sbirro americano. Forse Luigi sa qualcosa. Quella povera checca non fa che ciarlare. Meglio fargli una visitina. Metto in moto e parto. Traffico, maledetto traffico. Odio i semafori, i pedoni, le donne al volante. Lentamente arrivo verso la stazione Ostiense.
La puzza è insopportabile. Parcheggio e so dove dirigermi. Lo trovo dove immaginavo, ai bagni pubblici. Il suo sorrisetto strafottente mi investe. “Commissa' che avete cambiato idea? Siete molto elegante oggi...o forse..no perché io non ho fatto nulla” - Non ti preoccupare Luigi. Devo solo farti alcune domande, ma non qui. Questo posto fa schifo. Andiamo al bar, ti offro un caffè”.
Ci incamminiamo, lui mi fissa. Come si dice a Roma mi ha battuto i pezzi più di una volta. Ma non sono qui per questo. “Stanotte è stato ammazzato un uomo, un orso, in un parcheggio.” - “Maronn d'o Carmn. No, io non so niente” - Non hai sentito nulla in giro? So che la tua, per così dire attività si estende a tutta Roma” - No dottò non so nulla, ma ultimamente ci stava un'aria strana... - Che vuoi dire? Voglio dire che la gente frequenta molto meno i parcheggi o i parchi pubblici. E' come se avessero paura. Ci sono state alcune aggressioni, la polizia s'è fatta viva e hanno paura- Di cosa? - Non lo so... forse di essere sputtanati... molti hanno moglie e figli, ma ho sentito dire di uno che in chat parlava di odio verso gli orsi lesbici. Parlava di punizione divina. E diceva che presto tutti i lesbici avrebbero avuto paura e che avrebbe agito molto presto. Sa' tra noi cacciatori, la cosa ha fatto ridere... è proprio vero che gli orsi più belli sono lesbici, vero commissà?
Mi fa l'occhietto. Sta tastando il terreno, povero illuso. Sento di piacergli, sento che dai suoi pantaloni sta emanando un'energia sessuale, ma con me non ha chanche. E' vero, sono un orso lesbico, anzi, preferisco orsofilo, ma non è questo il momento, adesso devo lavorare. In quale chat? Su Mirc dottò. Canale Orsi. Bene, la mia ricerca continua. Devo verificare queste voci, devo trovare quel fanatico. Saluto Luigi che torna ai suoi bagni pubblici. Rimetto i miei Ray Ban.
Il cielo inizia a coprirsi di nuvole. Mi vedo riflesso nel vetro della macchina. Era tutto vero quello che mi diceva? Non mi considero un bell'uomo, ma so che piaccio. Torno verso l'ufficio. Adoro Roma. Inizia a piovere e come al solito il traffico va in tilt. Tutti si attaccano al clacson e questo mi manda in bestia. Accendo lo stereo. Gotan Project, per rilassare la mente e pensare. Ho una pista. Un fantomatico fanatico omosessuale. Il mio istinto mi dice che tornerà a colpire. Questo bastardo crede di avere una missione da compiere. Parcheggio la macchina, scambio due parole con un collega e mi chiudo nello mio ufficio. Arriva De Marchi che mi aggiorna sulla situazione.
Commissario, non abbiamo trovato testimoni, la telefonata è stata fatta da una cabina poco distante. Nessuno dice di aver visto nulla. Il referto medico dice che la morte è stata causata da un'embolia. Probabilmente quel figlio di puttana gli ha iniettato dell'aria nelle vene dopo averlo narcotizzato. E' morto tra le 2 e le 4 e la chiamata è arrivata alle 5 stamattina – Cosa avete trovato a casa sua? Niente di che. Era tutto in ordine. Il tipo era molto preciso, quasi maniacale. Sul suo computer niente di più di video e foto porno di gay ciccioni, ci crede? Che roba... ‘sto qui si eccitava vedendo pornazzi di uomini grassi e pelosi. Mi chiedo dove andremo a finire.
Congedo De Marchi, mi accendo una sigaretta e penso. Un orsofilo morto è una blanda conferma di quello che ha detto Luigi. Accendo il computer, devo verificare se la pista è attendibile o meno. Credevo di averla fatta finita con il mondo virtuale. Installo il software e mi connetto. Stanza Orsi. Che senso di ritorno al passato, alle lunghe sere passate solo davanti al pc. Quella non è vita, la vita è fuori.
Come nick metto CuteBear, per provocare. Mi contattano in privato. Gattosalsiccia, che nick strano. Ciao, mi scrive. Ricambio il saluto. Da? Patetico... telegrafico. Rispondo, meglio non essere scortese. A o P? Gli dico che sono versatile e lui mi risponde un mmmmmmm sintomo della sua eccitazione. Rido di gusto. Non è cambiato nulla. Le domande storiche d'approccio in chat esistono ancora. Come sei? Gli abbozzo una descrizione. Alto 180 per 125 kg di peso, barba, moro, occhi scuri, peloso. Wow mi risponde. Chiede se ho la cam. Che tristezza. Cerchi? No, grazie non ho perso nulla. Non capisce il mio humour da noir di terza mano. Poco male. Non può essere lui, si vede che questo qui è un povero annoiato. Lo saluto, promettendogli che ci risentiremo.
Devo agire come lui, devo essere dov'è lui. Stasera andrò a fare un giro al parcheggio per vedere che aria tira, intanto sto qui aspettando che qualcuno arrivi. Devo farmi accettare dal gruppo, non devo dare nell'occhio, devo farmi raccontare qualcosa sull'uomo che cerco.
TanGordo
Dopo mesi di assenza da questo famosissimo locale Gay del milanese, siamo finalmente tornati a far visita al One Way, storica discoteca nel ridente Hinterland del capoluogo Lombardo.
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Il locale, per chi non lo sapesse, si trova a Sesto San Giovanni (MI), a 10 minuti a piedi dalla stazione di Sesto Rondò - Linea 1 della Metropolitana Milanese.
Dopo l’ultima recensione di FreeBear, che risale al lontano Luglio 2007, ci siamo presi una lunga pausa di riflessione e abbiamo atteso che gli eventi seguissero il loro corso; con la speranza che alcuni aspetti giudicati negativi venissero infine migliorati.
A quanto pare l’attesa è stata utile! Con mio piacevole stupore, devo riconoscere che la gestione attuale si è data da fare e sta finalmente ottenendo i risultati tanto auspicati.
Ma lasciamo da parte questa austera introduzione piuttosto formale e immergiamoci in quella che è stata la serata di Sabato 16 Maggio.
Arriviamo piuttosto tardi: è circa l’una di notte. Siamo reduci dalla proiezione dell’ultimo film di Star Trek. Parcheggio quindi la Gatto-Mobile a un quarto d’impulso, inserisco gli smorzatori inerziali esterni, arresto totale dei motori e subito ci teletrasportiamo all’ingresso del One Way!
La storica insegna luminosa ci indica orgogliosamente l’ingresso. Perché la maggior parte degli altri locali gay è priva di chiare e leggibili insegne? Boh... mistero! 
Entriamo, passando per il comodo giardinetto estivo. Veniamo accolti con un bel sorriso e un “Benvenuti!”, cosa che sta cominciando a diventare rara nei luoghi pubblici. Veniamo drink-cardizzàti.
Facciamo la nostra passerella con tournée à droite fino al guardaroba e lasciamo in custodia le nostre Gucci-borse

La Gucciborsa
e gli stravaganti cappelli texani, chicchissimi (riprendo un termine scovato su un sito di moda) bianchi e neri che ci donano un'aria un pochino Punk (come impone la moda per l’attuale primavera-estate).
Vado subito in bagno: il lungo viaggio nell’iperspazio e la mancanza di toilette sulla gatto-mobile hanno contribuito a dare un reale significato al mio bisogno di fare pipì. Non rilevo segni di degrado degni di nota, dall’ultima volta che ho frequentato questi bagni. Per essere l’una di notte mi sembrano in condizioni più che accettabili!
I più maligni di voi (e so che siete in tanti!) potrebbero pensare: non c’era nessuno!
E invece no! Il One Way, Sabato 16 Maggio era più che pieno! Ma la cosa che mi ha davvero stupito è che la pista da ballo è stata presa d’assalto fino a tarda ora: cosa che raramente mi è capitato di vedere in passato!
Per questo mi rivolgo a Giorgino (il DJ): non me ne volere, a me la tua musica proprio non piace, tuttavia ti faccio i miei complimenti per aver tirato in pista tutta quella gente in una discoteca “dispersiva” come il One Way! Dispersiva perché dotata di spazi piuttosto grandi (il giardino, il bar, la sala proiezioni, le due dark-room), che invogliano la gente a diluirsi in tutto il locale.
Tra le novità vorrei segnalare: la sala proiezioni adiacente alla dark-room, nella quale si possono visionare interessanti documentari di National Geographics sui rituali di corteggiamento dei plantigradi e dei loro ammiratori; l’angolo “salotto”, situato di fronte al bar, al lato della pista; ma la novità più eclatante e piacevole, per quanto mi riguarda, è stata la presenza, seppur timida, di qualche rappresentante del sesso femminile. Finalmente un po’ di figa, direbbero i miei amici etero dopo essere usciti dal cesso dell’autogrill con i pantaloni macchiati!!
L’arredamento ha subito un gradevole ritocco, un po’ come una vecchia signora in declino che, alle due di notte e con un buon camouflage, può anche sembrare Britney Spears, grazie anche all’effetto nebbia e ai fumi dell’alcol.
A tal proposito, al bar non vengono più servite anonime bottiglie, ma al loro posto alcolici griffati (finalmente!) vengono copiosamente elargiti nei drink, che di conseguenza diventano davvero dirompenti!
Tirando le somme, è stata una serata piacevole e divertente. Il One (come spesso viene chiamato abbreviandone il nome) sembra essersi risvegliato da un torpore che si portava dietro da anni, affossato forse da una gestione un po’ troppo ingessata e da serate organizzate con eccessiva pretenziosità.
Speriamo che questo sia solo l’inizio di una serie di eventi favorevoli che riescano a portare a livelli di eccellenza l’unica discoteca Bear-friendly di Milano e dintorni!
Faccio i migliori auguri a chi si sta dando da fare per gestire questo locale con entusiasmo e dedizione!
One Way Club
Via Felice Cavallotti, 204
20099 Sesto San Giovanni (MI)
Tel.: 022421341
www.oneway.it
Sabato sera. Tutto poi si tinge di rosso, dal cielo ai semafori. E' il compleanno di Carla. Festa a sorpresa, ovvero un relativo accrocchio di persone a lei legate che non si conoscono. Una sua amica mi chiede se la conosco. Evito di risponderle che mi sembra azzardato attraversare mezza Roma per imbucarmi ad una festa. Esco a fumare, questo locale per turisti pieni di moneta mi intristisce. Meglio osservare la piazza, perfettamente rotonda, le auto come i cavalli di una giostra.
Accendo una Marlboro e mi sbrigo a fumare perché è quasi ora che arrivi e dobbiamo farci trovare dentro. Che sorpresa sarebbe? Prendiamo posto al tavolo. Mi guardo intorno e capisco che non vorrò arrivare in quello stato ai miei di 40 anni. In fondo io l'ho vista solo due volte. O forse tre. Poi arriva, elegantissima, spiazzata e poi si commuove. Il cibo è pessimo. Ho voglia di fumare, di spiare la piazza, di starmene in disparte. Esco. Estraggo con cura, quasi devozione la sigaretta dal pacchetto. E' un rito, quasi. La accendo e noto che intorno a me c'è una piccola folla. Tutti guardano in una direzione. Una Ferrari rosso peccato è parcheggiata a pochi metri da me.
La osservo, osservo il suo padrone, tipo insignificante ma pieno di soldi che sembra camminare ad un metro da terra. Smanetta col cellulare, perversamente fiero di essere guardato, forse invidiato. Non mi sono mai piaciute le Ferrari. A me che sogno il vecchio van della Wolkswagen.
E poi lo vedo. Lui, M. Viene dal lato opposto della strada. Mi fissa, mi riconosce e per un attimo leggo la paura sul suo volto. Lo fisso, impassibile. Poi fisso lei, bassa, viso bonario, una che difficilmente si fida. Ci ho chattato per mesi con lui. Ci siamo raccontati un po’ di cose, un po’ di vita. "Non so come definire la mia vita. Ormai sto invecchiando, ma una parte di me non vuole morire". C'è un po’ di poesia in quello che dice. "Vorrei avere i tuoi 23 anni, la tua forza, la possibilità di scegliere".
Gli rispondo che io non ho scelto, io sono. Mi è andata bene, lo ammetto. Mi riversa il suo piccolo dramma in uno spazio segreto, virtuale. "Credevo fosse una cosa passeggera, sai?". Oh no, caro M. Io l'ho sempre saputo, sin da piccolo. Sapevo a cosa andavo incontro. Non mi ci é voluto molto poi per accettare il destino. Mi son fidato. Non invidiare i miei anni, forse ho avuto una fortuna che non merito, forse il conto non è ancora arrivato.
Mi fa molta tenerezza. Vorrebbe innamorarsi, di un uomo. L'amore per lei non sa nemmeno se c'è mai stato. Anche lui figlio del sud, di una terra lavata dalla vergogna. Io non ho avuto scelta, ma per me è stato più semplice. Non invidiarmi, non sognarmi.
Attraversa la strada. Capisce il mio fingere indifferenza e la cosa gli dà un leggero sollievo. I suoi occhi mi ringraziano. Con quella luce malinconica. Ricordo quando mi disse che forse si stava prendendo una cotta per me. Non sognarmi M. Non complicare tutto. Noi non possiamo appartenerci se non mentalmente, in questo spazio tra la testa e lo schermo che ci separa. Passa vicino a me. Sento lei mormorare qualcosa. Guarda le vetrine. Lui finge di ascoltare. Passa vicino al Ferrari. Lo osserva. Chissà se ne vorrebbe una. Chissà cosa darebbe per i suoi sogni. Lei lo tiene stretto per la mano sinistra, quella della fede. Da dove osservo io sembra che il suo torace penda a sinistra. Chissà quanto deve pesare quel cerchietto d'oro che significa per sempre. Forse hai ragione tu. Io ho scelto. Perché la frase "per sempre" mi spaventa. Perché potrebbe finire tutto.
Cammina lentamente lui, l'orso dal cuore grande. E' un bell'uomo, ma non vorrei essere io a dargli il colpo di grazia. Non mi sognare, M. Rimaniamo così, impotenti contro questo destino. Seguo il contorno delle sue labbra, un po’ nascoste da quel naso tondo e dalla sua folta barba. Si volta, guarda il Ferrari e poi guarda me. Non sognarmi stanotte M.
Poi guardo i suoi occhi e capisco tutto. Tornerà a casa, nel letto che divide con lei e stanotte mi sognerà. Magari sognerà di passare a prendermi con quel Ferrari e di portarmi via di qua, verso ciò che il tempo ed il destino gli hanno negato...
TanGordo

Spinti da questo incessante turbinio di novità, abbiamo deciso che il passo successivo sarà quello di dare spazio alla creatività letteraria di chi, per diletto o per passione, abbia voglia di farsi conoscere dai lettori di FreeBear.
Se scrivete racconti, libri o storie a tematica Bear, se siete scrittori appartenenti al genere Ursino o semplicemente simpatizzate per esso, allora fatevi avanti e contattateci all’indirizzo di posta elettronica info@freebear.eu.
Le vostre opere verranno pubblicate e divulgate su FreeBear, e avranno una visibilità di più di diecimila accessi al mese. Mica male come pubblicità! Nevvero?

Se sei orso... òrsati!

Dopo aver sopportato per anni orde assatanate di “wall writer” fallofobici vulvo-rappresentanti, ecco finalmente una svolta nell’arte del pittament... no... della dipingitur... dell’affrescaggio... no... dipinzione...?

Insomma: i suoi teneri graffiti “cicciottosi” fanno proprio venir voglia di... abbracciare l’orso dipinto sul muro!


Recentemente Yotto ha collaborato con l’artista italiano Angelo Pantaleo (http://angelo-pantaleo.myblog.it) alla produzione di cravatte decorate con orsi, progetto chiamato “Corbata Rock”.


Per farvi un’idea della sua arte Bear, fatevi un giro sul suo blog a questo indirizzo: http://ursulalala.blogspot.com.
E’ curioso: anche se questa volta non c’eravamo ancora espressi sulla serata, i veleni e le borsettate (come ha simpaticamente rimarcato qualcuno nei commenti) si sono susseguiti come scariche diarroiche da Escherichia Coli!
Produrrò quindi un piccolo resoconto Post-Party con le mie personalissime opinioni che, tranne in qualche evidente frangente, saranno il più oggettivo possibile.
L’evento Bear cui mi riferisco ha avuto, sin dall’inizio, tutte le carte in regola per essere un grande successo. E così è stato: centinaia di persone, orsi e cacciatori, accorse da tutta Italia; ma anche qualche straniero, trascinato forse dalla scia del gruppo Catalano dei Barbazul che si è esibito nel corso della serata sul palco osceno dell’Assab One.
Ma cominciamo dalla “Location” (odio questo termine, ma pare che non se ne possa più fare a meno: pena l’incomunicabilità!). L’Assab One è una ex fabbrica che viene oggi affittata per mostre, installazioni, feste e via dicendo.
Come si può immaginare, il posto è davvero molto grande ed è capace di ospitare parecchie persone. E’ stata una mossa vincente quella di utilizzarlo per l’occasione: non riesco altrimenti a immaginare tutte quelle persone stipate in un locale come il King!
Insomma bel posto, ma devo purtroppo dar ragione a chi esprime delle perplessità riguardo la sicurezza e lo stato generale della struttura.
E non ero affatto in preda ai fumi dell’alcol, come scrive qualcuno nei commenti, quando ho visto i muri scrostati, le lamiere vertiginosamente in equilibrio precario sulle teste degli avventori e la scala da brivido che conduceva alle toilette (anche volendo, il mio Coca e Rum Omeopatico non avrebbe in nessun modo potuto offuscare il mio stato psico-fisico)!
Mi domando: ma nessuno ha alzato lo sguardo al di sopra delle teste della gente? Forse che cotanta trippa ha distolto l’attenzione dalla Gestalt del luogo ove si stavano svolgendo gli eventi? Tira a tal punto un pelo di orso da offuscare la percezione dello spazio circostante?
Detto questo, passiamo oltre.
Ingresso: quindici euro, dodici in lista. Per la serie: mi inviti al tuo compleanno e mi fai pagare l’ingresso!? E neanche una cifra simbolica, per giunta! La chiami festa, ma alla fine non è altro che un’estensione a pagamento del tuo bar!?
E poi: nessun controllo tessere Arcigay; nessuno scontrino fiscale; nessun tagliando SIAE... tutto in nero? Ma le notiamo solo noi ‘ste cose?
Vabbè...
Concerto dei Barbazul: carini, simpatici e tengono bene il palco. Però, a mio modesto avviso, l’arte della musica è tutt’altra cosa! Mi spiace, ma non ci siamo proprio!
Il resto della serata si è svolto gomito a gomito con un sacco di gente... ma davvero tanta (forse troppa!), come difficilmente si riesce a vedere a Milano! Tanta musica, tanti orsi, tanti cacciatori e altri esponenti del genere ursino.
Vorrei infine rispondere a chi, nei commenti, ha invitato le persone che si sono permesse di criticare la serata a organizzare eventi in maniera migliore.
Ricordate che i nostri lettori e noi di FreeBear siamo i clienti e, in quanto tali, abbiamo tutto il diritto di esprimere le nostre opinioni, positive o negative che siano.
Chi organizza queste serate si espone immancabilmente a ogni tipo di critica, positiva o negativa, sempre in virtù della libertà di parola sancita dalla nostra Costituzione.
E non si fa una gran bella figura replicando “Organizzatela voi una festa migliore!”. E’ come se, dopo aver mangiato al ristorante, esprimessi il mio giudizio negativo al proprietario e questi mi rispondesse: “Aprilo tu un ristorante migliore!”.
Noi scriviamo su FreeBear. Chiunque può giudicare il nostro operato. E’ stata una nostra scelta, ci siamo messi in gioco e abbiamo quindi il dovere di accettare le critiche dei lettori.
Allo stesso modo, chi organizza ritrovi Bear deve purtroppo accettare tutti i commenti dei partecipanti!
Questo è quanto.
Sayonara!

Guardate questa animazione, in cui un simpatico meteorite, in rotta di collisione con la Terra, prende magicamente vita a contatto con l'atmosfera.
Carino, vero?
La motivazione è presto detta! La si trova ovviamente nel comunicato stampa che può essere condensato in: "a pesare tutti sti ciccioni e ciccione altro che 25 minuti! (tempo che oggi viene "concesso" per il turn-around degli aerei)".
Giusto per non rincarare la dose, la compagnia aerea ci tiene a far notare che il 46% dei suoi clienti è concorde nel far pagare al "chilo" le persone.
Avremo un futuro pieno di bilance velocissime e di viagiatori magrissimi?

Insieme alle bottigliette d'acqua (che in alcuni aeroporti arrivano a costare anche più di 5 euro) venderanno anche kit dimagranti? Bevande super drenanti in grado di farti perdere 2 chili in 30 minuti?
Lassativi super potenziati a rapido effetto? Qualcosa tipo "DrenAir e voli più leggero" o "JetDiet meno chili più miglia"?
Ma secondo me da Ryan Air e dal suo CEO Michael O'Leary, dobbiamo aspettarci di questo e di più. Quantomeno per quello che riguarda le affermazioni capaci di generale polemica.
Perché la polemica fa girare il marchio molto più che la pubblicità, e per di più non costa nulla.
Esempi ne sono le campagne pubblicitarie usa e getta di Ryan Air (durano pochissimo e se ne parla per mesi), le tasse di Valentino Rossi, la spazzatura di Napoli ecc.
Tra le prossime sicuramente ci sarà anche una campagna o boutade su gay e lesbiche, visto l'indubbia predisposizione sessista della dirigenza Ryan Air che ha già modificato il logo (l'angelo che vola), trasformandolo in una maggiorata tettona volante, su richiesta del ceo che lo trovava troppo ambiguo.


A partire da allora, grazie all’enorme successo, Moquette Milano è stato riproposto in altre occasioni, con date rigorosamente NON definite con largo anticipo, ma decise quasi sempre all’ultimo momento e solo se la location rispecchiava le condizioni ottimali per lo svolgimento della serata.
Musica minimal, electro, acid e quant’altro, mixata e selezionata da (cito testuali parole dal sito...) “...dj famosi e con le palle”.
Nella fattispecie, domani sera le nostre orecchie verranno piacevolmente deliziate dai dj: Enrico Logallo, MAX_M, Gigi LP.
Gli organizzatori promettono: “...nessuna animazione en travesti, niente atmosfere kitsch”, solo una vera atmosfera da club in cui “...nulla è uguale a sé stesso”.
L’evento, per chi ancora non lo sapesse, si chiama “Can you Bear it?” ed è una delle poche serate gay etero friendly proposte a Milano, a dimostrare che la vera integrazione parte dall’abolizione dei ghetti!

Quindi chiunque sarà il benvenuto: Gay ed Etero, Orsi e Cacciatori, Musclebear e Chubby, Lontre, Ammiratori e Polar Bear. Insomma la tassonomia ursina al gran completo e molto altro!
Il Company Club ospiterà la pre-serata e, all’uscita del locale, verranno distribuiti inviti per entrare al Moquette a prezzo ridotto.
Ci vediamo quindi domani sera alle 23:30 per una serata di divertimento e buona musica.
Sì, perché anche noi di FreeBear saremo presenti all'evento. Speriamo solo che gli organizzatori facciano in tempo a noleggiare la limousine di rito e a stamparci i free-drink! Il tappeto rosso dovrebbero averlo ritirato proprio oggi dalla tintoria...

Attendiamo come al solito i vostri commenti sulla serata!
Ah già, l’indirizzo!!

Set Club
Via Tullio Massarani, 6
Milano
(zona Corso Lodi)
http://moquettemilano.altervista.org
In barba quindi al Gattosalsiccia, con la scusa che è divertente e che usa il linguaggio dei segni (ASL: american sign language) posto questo video catturato da Youtube.
Divertente e semiserio.

Ora decapitiamolo...

...e infiliamolo nella presa USB del PC!!

Come abbiamo fatto fin'ora a vivere senza questo fine oggetto?





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