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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Gattosalsiccia (del 31/01/2009 @ 14:45:00, in Locali e Bar, linkato 269 volte)
Il Torget è uno dei locali più alla moda di Gamla Stan, il famoso e caratteristico centro storico di Stoccolma. Frequentato indistintamente da gay e da eterosessuali, ma anche da famiglie che, nel tardo pomeriggio, si siedono ai tavolini a prendere una birra o un tè o a mangiare qualcosa in un’atmosfera tranquilla e cordiale.
Aperto tutti i giorni dalle 16 all’una di notte, è anche bar e ristorante. Durante il giorno è possibile assaporare i piatti della cucina Svedese in una veste un po’ più sofisticata rispetto al solito.
La qualità del cibo è discreta. Ovviamente a base di pesce, patate e crostacei. Piacevolmente sorpresi dalla presenza di alcuni vini Italiani in lista, altrettanto turbati per il loro prezzo (mediamente 45 euro la bottiglia e 8 euro il bicchiere).
La sera il locale si anima con la musica dal vivo dei vari Dj, che fanno ballare le bionde bimbe che si scatenano agitando i loro ossuti arti superiori.
L’arredamento è minimalista, con grossi specchi incorniciati in oro sui muri principali e muri tappezzati con stoffe modello boudouaire.
Non c’è guardaroba. Poco male: ci sono ganci sotto il bancone ma francamente non ce la siamo sentita di appendere i nostri nuovi zibellini (gentilmente offerti da Easy Jet).
Come in tutti i locali, si può (anzi è preferibile) pagare con la carta di credito. A Stoccolma girano infatti pochi contanti, anche per le piccole spese!
Attenzione all’orario: all’una in punto (è tassativo!) si smette di servire alcoolici e pian piano il locale si svuota. Noi infatti siamo entrati all’una meno dieci e un cliente ci ha gentilmente sollecitati a ordinare da bere, spiegandoci quanto fossero intransigenti sotto quell’aspetto i proprietari del locale!
La mono micro-toilette è in condizioni abbastanza decenti anche a fine serata e, dato che non ci sono altri servizi igienici, si forma immancabilmente una ordinatissima fila.
Aperto tutti i giorni dalle 16 all’una di notte.
Torget Baren
Mälartorget 13
Stockholm
Sweden
www.torgetbaren.com

Aperto tutti i giorni dalle 16 all’una di notte, è anche bar e ristorante. Durante il giorno è possibile assaporare i piatti della cucina Svedese in una veste un po’ più sofisticata rispetto al solito.
La qualità del cibo è discreta. Ovviamente a base di pesce, patate e crostacei. Piacevolmente sorpresi dalla presenza di alcuni vini Italiani in lista, altrettanto turbati per il loro prezzo (mediamente 45 euro la bottiglia e 8 euro il bicchiere).
La sera il locale si anima con la musica dal vivo dei vari Dj, che fanno ballare le bionde bimbe che si scatenano agitando i loro ossuti arti superiori.
L’arredamento è minimalista, con grossi specchi incorniciati in oro sui muri principali e muri tappezzati con stoffe modello boudouaire.
Non c’è guardaroba. Poco male: ci sono ganci sotto il bancone ma francamente non ce la siamo sentita di appendere i nostri nuovi zibellini (gentilmente offerti da Easy Jet).
Come in tutti i locali, si può (anzi è preferibile) pagare con la carta di credito. A Stoccolma girano infatti pochi contanti, anche per le piccole spese!
Attenzione all’orario: all’una in punto (è tassativo!) si smette di servire alcoolici e pian piano il locale si svuota. Noi infatti siamo entrati all’una meno dieci e un cliente ci ha gentilmente sollecitati a ordinare da bere, spiegandoci quanto fossero intransigenti sotto quell’aspetto i proprietari del locale!
La mono micro-toilette è in condizioni abbastanza decenti anche a fine serata e, dato che non ci sono altri servizi igienici, si forma immancabilmente una ordinatissima fila.
Aperto tutti i giorni dalle 16 all’una di notte.
Torget Baren
Mälartorget 13
Stockholm
Sweden
www.torgetbaren.com
Di Gattosalsiccia (del 30/01/2009 @ 10:54:00, in Ristoranti, linkato 234 volte)
La cucina Svedese può essere agevolmente descritta per mezzo dell’acronimo SPA. Ma che avete capito? Non “Salus Per Aquam”, bensì “Salmone Patate Aringhe”.
Ebbene aspettatevi che questi cibi facciano da protagonisti a ogni pasto. Abbiamo infatti mangiato aringhe a colazione e salmone a merenda, con la stessa nonchalance di un Italiano che grattugi il parmigiano sulla pastasciutta.
Detto questo, la nostra prima cena in quel di Stoccolma si è svolta presso il “ Glenfiddich Warehouse N°68”, un bar ristorante situato proprio nel centro storico della città (Gamla Stan).
Il locale offre un’ampia scelta di birre pregiate e fatte in casa, il tutto da abbinare ai piatti della cucina tradizionale Svedese, in un ambiente informale ma tranquillo.
Il nostro pasto era composto da: entré di aringhe marinate in quattro modi differenti, accompagnate da panna acida all’aneto, burro, formaggio e verdure; piatto principale consistente in trancio di salmone, accompagnato da tortino di patate e salse varie; dessert (no, non temete: qui niente aringa!!) e caffé.
Con circa 120 euro in due abbiamo cenato (menu da 40 euro circa a testa) e bevuto quattro birre in tutto. Un po’ caro, ma in linea con i costi della Capitale, soprattutto se si considera la posizione centralissima e, non ultimo, il costo della vita in Svezia.
Qualità del cibo ottima, personale cortese e cordiale. Si parla tranquillamente inglese.
Glenfiddich Warehouse N°68
Västerlånggatan 68
STOCKHOLM
http://gfw68.net
Ebbene aspettatevi che questi cibi facciano da protagonisti a ogni pasto. Abbiamo infatti mangiato aringhe a colazione e salmone a merenda, con la stessa nonchalance di un Italiano che grattugi il parmigiano sulla pastasciutta.
Detto questo, la nostra prima cena in quel di Stoccolma si è svolta presso il “ Glenfiddich Warehouse N°68”, un bar ristorante situato proprio nel centro storico della città (Gamla Stan).

Il locale offre un’ampia scelta di birre pregiate e fatte in casa, il tutto da abbinare ai piatti della cucina tradizionale Svedese, in un ambiente informale ma tranquillo.
Il nostro pasto era composto da: entré di aringhe marinate in quattro modi differenti, accompagnate da panna acida all’aneto, burro, formaggio e verdure; piatto principale consistente in trancio di salmone, accompagnato da tortino di patate e salse varie; dessert (no, non temete: qui niente aringa!!) e caffé.
Con circa 120 euro in due abbiamo cenato (menu da 40 euro circa a testa) e bevuto quattro birre in tutto. Un po’ caro, ma in linea con i costi della Capitale, soprattutto se si considera la posizione centralissima e, non ultimo, il costo della vita in Svezia.
Qualità del cibo ottima, personale cortese e cordiale. Si parla tranquillamente inglese.
Glenfiddich Warehouse N°68
Västerlånggatan 68
STOCKHOLM
http://gfw68.net
Di Gattosalsiccia (del 28/01/2009 @ 21:40:00, in Locali e Bar, linkato 229 volte)
Il Side Track è un bar ristorante frequentato soprattutto da omosessuali. E’ qui che il gruppo dei Viking Bears organizza periodicamente le proprie serate ursine.
Entrando ci si trova direttamente al guardaroba (circa 2 euro!), mentre per accedere al bar bisogna scendere una scala che porta nel seminterrato.
Il locale si estende in lunghezza ed è composto, in successione, dalla zona ristorante e dal bancone bar.

La zona ristorante
Consiglio spassionatamente, qualora si voglia pranzare, di farlo piuttosto presto poiché il posto tende a diventare un po’ rumoroso a mano a mano che si riempie di gente. Alla fine rischiate di essere costretti a gridare per comunicare con il vostro interlocutore! E' anche possibile prenotare un tavolo.

Il bar
Il bar non è molto largo e si sgomita un po’ per passare da una parte all’altra.
Concludendo posso affermare che il Side Track sia il locale gay che più assomiglia allo stereotipo Italiano, senza però una cosa fondamentale: non c’è la Dark Room. E di questo non posso altro che rallegrarmi!
Aperto da mercoledì a sabato
H. 18:00 - 1:00
Side Track
Wollmar Yxkullsgatan 7
Stockholm
Sweden
www.sidetrack.nu
Entrando ci si trova direttamente al guardaroba (circa 2 euro!), mentre per accedere al bar bisogna scendere una scala che porta nel seminterrato.
Il locale si estende in lunghezza ed è composto, in successione, dalla zona ristorante e dal bancone bar.

La zona ristorante
Consiglio spassionatamente, qualora si voglia pranzare, di farlo piuttosto presto poiché il posto tende a diventare un po’ rumoroso a mano a mano che si riempie di gente. Alla fine rischiate di essere costretti a gridare per comunicare con il vostro interlocutore! E' anche possibile prenotare un tavolo.

Il bar
Il bar non è molto largo e si sgomita un po’ per passare da una parte all’altra.
Concludendo posso affermare che il Side Track sia il locale gay che più assomiglia allo stereotipo Italiano, senza però una cosa fondamentale: non c’è la Dark Room. E di questo non posso altro che rallegrarmi!
Aperto da mercoledì a sabato
H. 18:00 - 1:00
Side Track
Wollmar Yxkullsgatan 7
Stockholm
Sweden
www.sidetrack.nu
Di Gattosalsiccia (del 27/01/2009 @ 13:50:00, in Viaggi, linkato 386 volte)
Resoconto della vita gay Bear di Stoccolma: non esiste una vita gay Bear a Stoccolma. O per lo meno non sembrerebbe a prima vista che ce ne sia una!
Qui sono tutti biondi manici di scopa e assomigliano allo stereotipo anni ’20 del giovane efebo omosessuale. Quelli un po’ più maturi ricordano invece le fattezze del Capitano Stracker di “Ufo Base Luna”. Altro che omoni corpulenti e baffuti dagli elmi vikingamente cornuti!

Il Capitano Stracker
Insomma, di Orsi se ne vedono ben pochi. Probabilmente tutti annegati nell’affondamento del Vasa.
Siamo tuttavia riusciti a trovare il gruppo chiamato “Viking Bears” www.vikingbears.com che organizza ritrovi e feste qua e là nel mondo, oltre che serate al Side Track.
Sul territorio esiste quindi una presenza ursina, ma niente di paragonabile ai movimenti Bear spagnoli, italiani, tedeschi e statunitensi.
In generale invece, gay ed eterosessuali convivono tranquillamente, apparentemente senza ostentare la propria diversità gli uni con gli altri.
Coppie di papà imboccano i propri figli nei bar dei centri commerciali, senza che nessuno punti loro gli occhi addosso (tranne noi ovviamente!).
I locali gay sono più luoghi di aggregazione aperti a tutti, piuttosto che ghetti (come in molti altri Paesi, compreso il nostro) isolati dal resto del mondo e spesso inaccessibili a eterosessuali e a donne.
Nel centro di Stoccolma troviamo le bandiere arcobaleno esposte in diversi locali, anche semplici pub o ristoranti non necessariamente segnalati come luoghi per omosessuali. Sembra insomma che vi sia piena integrazione e che la barriera fra etero e gay sia stata finalmente abbattuta.
Qui sono tutti biondi manici di scopa e assomigliano allo stereotipo anni ’20 del giovane efebo omosessuale. Quelli un po’ più maturi ricordano invece le fattezze del Capitano Stracker di “Ufo Base Luna”. Altro che omoni corpulenti e baffuti dagli elmi vikingamente cornuti!
Il Capitano Stracker
Insomma, di Orsi se ne vedono ben pochi. Probabilmente tutti annegati nell’affondamento del Vasa.
Siamo tuttavia riusciti a trovare il gruppo chiamato “Viking Bears” www.vikingbears.com che organizza ritrovi e feste qua e là nel mondo, oltre che serate al Side Track.
Sul territorio esiste quindi una presenza ursina, ma niente di paragonabile ai movimenti Bear spagnoli, italiani, tedeschi e statunitensi.
In generale invece, gay ed eterosessuali convivono tranquillamente, apparentemente senza ostentare la propria diversità gli uni con gli altri.
Coppie di papà imboccano i propri figli nei bar dei centri commerciali, senza che nessuno punti loro gli occhi addosso (tranne noi ovviamente!).
I locali gay sono più luoghi di aggregazione aperti a tutti, piuttosto che ghetti (come in molti altri Paesi, compreso il nostro) isolati dal resto del mondo e spesso inaccessibili a eterosessuali e a donne.
Nel centro di Stoccolma troviamo le bandiere arcobaleno esposte in diversi locali, anche semplici pub o ristoranti non necessariamente segnalati come luoghi per omosessuali. Sembra insomma che vi sia piena integrazione e che la barriera fra etero e gay sia stata finalmente abbattuta.
Di Gattosalsiccia (del 25/01/2009 @ 18:30:00, in Viaggi, linkato 307 volte)

Giunti nella Capitale della Svezia con volo (very-) Easy Jet da Milano Malpensa, ci comunicano che i nostri bagagli da stiva hanno deciso di recarsi in Finlandia senza chiederci il permesso!
Appurato ciò e chiesti i dovuti ragguagli alla disponibilissima signorina bionda del banco “Bagagli smarriti”, ci siamo diretti in centro città per mezzo di un comodo bus (costo: 398 Corone Svedesi in due, circa 20 euro a testa andata e ritorno).
L’alloggiamento da noi scelto in questa nuova avventura di FreeBear alla scoperta di Orsi, Orsetti e Cacciatori Svedesi, è un barcone-ostello ormeggiato a cinque minuti da Gamla Stan: il centralissimo quartiere pulsante della Capitale.
L’hotel si chiama Rygerfjord ed è un simpatico albergo galleggiante, le cui stanze sono nient’altro che le cabine del battello stesso. Costo: 95 euro per notte in cabina matrimoniale con bagno.
Il primo giorno a Stoccolma è trascorso all’insegna dello shopping, tra i buffi e insoliti pallini sulle A.

...tra curiosi piatti della cucina tradizionale Svedese.

Detergente intimo?
...coadiuvati dalla segnaletica stradale Scandinava, all'avanguardia come tutto il resto!

Ci siamo infatti trovati costretti a comperare i generi di prima necessità (stole di pelliccia, fondotinta idratanti, vestiti da sera, eccetera...).
Ora ci prepareremo, faremo il pieno di aringhe marinate con aneto e cipolla, e andremo per locali alla scoperta della vita gay di Stoccolma.
A presto!
Di Gattosalsiccia (del 24/01/2009 @ 10:20:00, in Viaggi, linkato 297 volte)
Mentre nel nostro bel Paese si concludono le ultime scaramucce sul ritornello più omofobo da lanciare sull’indolente, inossidabile palco-oscenico del Festival di Sanremo, FreeBear si reca in Scandinavia.
Partiremo infatti alla volta di Stoccolma, Capitale della Svezia, per accrescere i contenuti Bear del nostro già polposo Blog di orsetti e ammiratori.
Vedremo quindi come se la passano gli amici Vichinghi Orsi nella terra di “Mamma IKEA” e delle Volvo, di Ingmar e Ingrid Bergman, di Bjorn Borg e di Greta Garbo, di Alfred Nobel e delle tettone bionde con gli occhi azzurri.
Vi racconteremo come si vive nella Capitale di uno Stato che, con molte probabilità, permetterà a breve (si parla di maggio) il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Andremo infine a visitare la terra natia di una delle icone gay per eccellenza: i palindromi ABBA, che con le loro spensierate canzoncine hanno conquistato il mondo intero... oltre ovviamente ad assicurarsi un vitalizio di tutto rispetto!
A presto dunque su queste pagine!
Partiremo infatti alla volta di Stoccolma, Capitale della Svezia, per accrescere i contenuti Bear del nostro già polposo Blog di orsetti e ammiratori.

Vedremo quindi come se la passano gli amici Vichinghi Orsi nella terra di “Mamma IKEA” e delle Volvo, di Ingmar e Ingrid Bergman, di Bjorn Borg e di Greta Garbo, di Alfred Nobel e delle tettone bionde con gli occhi azzurri.
Vi racconteremo come si vive nella Capitale di uno Stato che, con molte probabilità, permetterà a breve (si parla di maggio) il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Andremo infine a visitare la terra natia di una delle icone gay per eccellenza: i palindromi ABBA, che con le loro spensierate canzoncine hanno conquistato il mondo intero... oltre ovviamente ad assicurarsi un vitalizio di tutto rispetto!
A presto dunque su queste pagine!
Di Pizzicaluna (del 19/01/2009 @ 23:10:00, in Off Blog, linkato 329 volte)
Oggi , per la serie i malati dei telefilm anni 70, quasi mezzora di vero giramento terapeutico.
Tre video da Youtube che raccolgono più di 30 minuti di soli giramenti dell'eroina americana anni 70. Ovviamente nulla a che fare con gli orsi, forse qualcosa a spartire con i gay, ma sicuramente da guardare quando ti girano i cosidetti. Terapeutica Lynda Carter.
Applicazioni: giramento da leggi omofobe, labirintite da sede del pride (un po' Genova un po' Roma, ma anche Milano), stanchezza da inutili ministri (loro sì fannulloni), nervosismo diffuso da Carfagna, irritazione da Gelmini.
Freebear consiglia un uso limitato della terapia: la prima stagione, ad esempio, basta per un giramento medio/normale.
Per situazioni più gravi si consiglia di assumere anche la seconda stagione.
Solo in caso di mancato effetto e dietro stretto controllo medico, si potrà fare uso della terza stagione.
Effetti collaterali conosciuti: labirintite, spossatezza, rottura di tacchi, perdita di borsette, messa in piega selvaggia.
Altri effetti collaterali documentati ma meno diffusi: desiderio spasmodico di braccialetti e tiare, travestitismo, desiderio di salvare il mondo.
Altri effetti collaterali segnalati ma non documentati: mantellamenti improvvisi, visioni di divinità in négligé, perdita della ragione, voti a destra, desiderio di grande fratello, la strana e insana convinzione che Berlusconi sia il capo del governo italiano.
Freebear declina ogna responsabilità per eventuali governi eletti!
Se al termine della cura ancora non si sono fermati (i cosidetti, ndr) non c'è nulla da fare! Probabilmente vi siete resi conto che Berlusconi esiste, mentre Wonder Woman purtroppo no!
prima stagione:
seconda stagione:
terza stagione:
Tre video da Youtube che raccolgono più di 30 minuti di soli giramenti dell'eroina americana anni 70. Ovviamente nulla a che fare con gli orsi, forse qualcosa a spartire con i gay, ma sicuramente da guardare quando ti girano i cosidetti. Terapeutica Lynda Carter.
Applicazioni: giramento da leggi omofobe, labirintite da sede del pride (un po' Genova un po' Roma, ma anche Milano), stanchezza da inutili ministri (loro sì fannulloni), nervosismo diffuso da Carfagna, irritazione da Gelmini.
Freebear consiglia un uso limitato della terapia: la prima stagione, ad esempio, basta per un giramento medio/normale.
Per situazioni più gravi si consiglia di assumere anche la seconda stagione.
Solo in caso di mancato effetto e dietro stretto controllo medico, si potrà fare uso della terza stagione.
Effetti collaterali conosciuti: labirintite, spossatezza, rottura di tacchi, perdita di borsette, messa in piega selvaggia.
Altri effetti collaterali documentati ma meno diffusi: desiderio spasmodico di braccialetti e tiare, travestitismo, desiderio di salvare il mondo.
Altri effetti collaterali segnalati ma non documentati: mantellamenti improvvisi, visioni di divinità in négligé, perdita della ragione, voti a destra, desiderio di grande fratello, la strana e insana convinzione che Berlusconi sia il capo del governo italiano.
Freebear declina ogna responsabilità per eventuali governi eletti!
Se al termine della cura ancora non si sono fermati (i cosidetti, ndr) non c'è nulla da fare! Probabilmente vi siete resi conto che Berlusconi esiste, mentre Wonder Woman purtroppo no!
prima stagione:
seconda stagione:
terza stagione:
Di Gattosalsiccia (del 15/01/2009 @ 20:10:00, in Off Blog, linkato 319 volte)
Un bell’inizio anno direi, in questa assurda atmosfera di “attenti al frocio”, coronata anche da chicche parlamentari che in altri Paesi Europei verrebbero senza indugio interpretate come bordate ai diritti umani! Qui invece passano come battute di spirito da raccontare in metropolitana.
Mi riferisco ovviamente alla recente dichiarazione del presidente del gruppo della Lega che, commentando con piacere la bocciatura parlamentare della mozione a favore della cancellazione (da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) dell’omosessualità dalla lista delle malattie mentali, si è espresso definendo il risultato positivo (per il suo schieramento) come un “Colpo di culo”. Quelle finesse!
Ma vogliamo invece citare l’episodio del Festival di Sanremo, di Povia, e della sua taumaturgica canzone “Luca era gay”, cura subliminale per uscire dal tremendo gorgo dell’omosessualità?
In effetti no: non ne voglio parlare, perché lo stanno già facendo in troppi. Persino su FaceBook ci sono gruppi che inneggiano alla lapidazione del cantautore voltagabbana!
Vorrei invece spendere due parole sull’esclusione della canzone di Agliardi dal concorso canoro italiano per eccellenza. “Perfetti”, ecco come si intitola la canzone, racconta l’amore consapevole fra due uomini, in maniera romanzata ed estremamente pulita.
Il pezzo (potete ascoltarlo cliccando sul collegamento) è in puro stile Sanremo, quindi fatto per piacere ed essere orecchiabile. La parte più forte della canzone è rappresentata dal passaggio da Do minore a Re bemolle settima
. Nulla di volgare quindi, nessuna allusione, niente invettive: solo una banale canzoncina da Sanremo che parla di due gay depressi (che noia! N.d.R.). Punto e basta.
Ebbene è stata esclusa dal concorso, in modo del tutto simile (fate mente locale per piacere!) al taglio della proiezione di “Brokeback Mountain”, operato dalla RAI qualche tempo addietro.
Ora mi domando: perché ci abbassiamo ad accettare simili censure, quando invece negli anni ’70, in prima serata sulle reti nazionali (!!), si poteva assistere alle esibizioni di una Raffaella Carrà che cantava “Com’è bello far l’amore da Trieste in giù” che suona più o meno come “Mi diverto un casino a darla via un po' a tutti, dalla Sicilia alla Valle D’Aosta”??
Amo l’Italia e sono fiero di essere Italiano, ma questi eventi attentano fortemente al mio orgoglio Italico e mi obbligano a pormi domande del tipo: “Ma che ci faccio ancora qua?”.
Mi riferisco ovviamente alla recente dichiarazione del presidente del gruppo della Lega che, commentando con piacere la bocciatura parlamentare della mozione a favore della cancellazione (da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) dell’omosessualità dalla lista delle malattie mentali, si è espresso definendo il risultato positivo (per il suo schieramento) come un “Colpo di culo”. Quelle finesse!
Ma vogliamo invece citare l’episodio del Festival di Sanremo, di Povia, e della sua taumaturgica canzone “Luca era gay”, cura subliminale per uscire dal tremendo gorgo dell’omosessualità?
In effetti no: non ne voglio parlare, perché lo stanno già facendo in troppi. Persino su FaceBook ci sono gruppi che inneggiano alla lapidazione del cantautore voltagabbana!
Vorrei invece spendere due parole sull’esclusione della canzone di Agliardi dal concorso canoro italiano per eccellenza. “Perfetti”, ecco come si intitola la canzone, racconta l’amore consapevole fra due uomini, in maniera romanzata ed estremamente pulita.
Il pezzo (potete ascoltarlo cliccando sul collegamento) è in puro stile Sanremo, quindi fatto per piacere ed essere orecchiabile. La parte più forte della canzone è rappresentata dal passaggio da Do minore a Re bemolle settima
. Nulla di volgare quindi, nessuna allusione, niente invettive: solo una banale canzoncina da Sanremo che parla di due gay depressi (che noia! N.d.R.). Punto e basta.Ebbene è stata esclusa dal concorso, in modo del tutto simile (fate mente locale per piacere!) al taglio della proiezione di “Brokeback Mountain”, operato dalla RAI qualche tempo addietro.
Ora mi domando: perché ci abbassiamo ad accettare simili censure, quando invece negli anni ’70, in prima serata sulle reti nazionali (!!), si poteva assistere alle esibizioni di una Raffaella Carrà che cantava “Com’è bello far l’amore da Trieste in giù” che suona più o meno come “Mi diverto un casino a darla via un po' a tutti, dalla Sicilia alla Valle D’Aosta”??
Amo l’Italia e sono fiero di essere Italiano, ma questi eventi attentano fortemente al mio orgoglio Italico e mi obbligano a pormi domande del tipo: “Ma che ci faccio ancora qua?”.
Di Turbolento (del 13/01/2009 @ 15:00:00, in Eventi, linkato 338 volte)
Mentre i miei adorabili colleghi erano intenti al lancio di Freebear su Facebook, io mi son occupato di cose molto molto più ludiche e frivole, ovvero andare a zonzo per lo Stivale alla ricerca di qualcosa di interessante.
La mia scelta è caduta su uno degli eventi Bear maggiormente pubblicizzati nel capoluogo partenopeo. Evento rivolto a chi, per ben una settimana, può starsene lontano dal lavoro e godersi le festività natalizie in compagnia di Orsi, Orsetti e Ammiratori.
Come dicevano gli antichi: “Roma caput mundi” o come poi si è detto in seguito. “Tutte le strade portano a Roma”. Con un gruppo di amici siamo partiti il giorno 2 da Napoli direzione Roma sulla mia adorabilissima C3.
Prima tappa, come da rito, la mia gelateria preferita “Icecream bear” per un saluto veloce a Carlo & Gianni e alla popolazione ursina che spesso si raduna lì.
Dopo cena direzione Testaccio per la serata danzante. Il locale scelto per la serata è lo “Spice” non lontano dal più noto “Alibi“. Dalla fila all’ingresso abbiamo subito capito che la serata sarebbe stata moto interessante!
Prima di parlarvi della fauna spendo due parole sul locale: piccolo, con due piste. Una delle quali molto carina, somigliate ad una cantina tutta in pietra con degli angoli relax. L’altra, accessibile per mezzo di una scaletta in ferro adiacente all’unico bagno non lontano dal guardaroba, consiste in un locale verandato molto simile a una sala da cerimonie.
Il posto, nel complesso, è passabile e solo la metà di esso incontra il mio gusto (ovviamente parlo della pista in pietra).
Nell’arco della serata si sono alternati 4 dj, divisi nelle due sale nell’arena numero 1: Dj Gigi, proveniente dal Company di Milano, e Rino Sorrentino dal Macholato di Napoli che ci hanno deliziato con i loro pezzi electro. Nell’arena numero 2 per gli orsi più danzerecci Dj Maxc e Paskal ambedue di Roma a quanto pare.
Nulla da dire sulla qualità degli alcolici (devo smettere di bere!): un plauso ai barman e all’organizzazione! Unico imprevisto la pioggia che però non ha fermato parecchi temerari che goliardicamente affollavano il giardino all’ingresso, nonostante l’umidità.
A malincuore, a fine serata, son dovuto rientrare alla base (un napoletano DOC non può assentarsi a lungo durante le serate natalizie pena l’espulsione dalla famiglia) ma i miei contatti romani mi hanno assicurato che anche le serate seguenti non sono state da meno!
Un bacio dal vostro alquanto stressato dalle feste Turbolento
PS: complimenti all’organizzazione che riesce a muovere così tanti Orsi!
PPS: In giro ho notato un uomo in bretelle di pelle, mi contatti: le voglio anch’io!
La mia scelta è caduta su uno degli eventi Bear maggiormente pubblicizzati nel capoluogo partenopeo. Evento rivolto a chi, per ben una settimana, può starsene lontano dal lavoro e godersi le festività natalizie in compagnia di Orsi, Orsetti e Ammiratori.

Come dicevano gli antichi: “Roma caput mundi” o come poi si è detto in seguito. “Tutte le strade portano a Roma”. Con un gruppo di amici siamo partiti il giorno 2 da Napoli direzione Roma sulla mia adorabilissima C3.
Prima tappa, come da rito, la mia gelateria preferita “Icecream bear” per un saluto veloce a Carlo & Gianni e alla popolazione ursina che spesso si raduna lì.
Dopo cena direzione Testaccio per la serata danzante. Il locale scelto per la serata è lo “Spice” non lontano dal più noto “Alibi“. Dalla fila all’ingresso abbiamo subito capito che la serata sarebbe stata moto interessante!
Prima di parlarvi della fauna spendo due parole sul locale: piccolo, con due piste. Una delle quali molto carina, somigliate ad una cantina tutta in pietra con degli angoli relax. L’altra, accessibile per mezzo di una scaletta in ferro adiacente all’unico bagno non lontano dal guardaroba, consiste in un locale verandato molto simile a una sala da cerimonie.
Il posto, nel complesso, è passabile e solo la metà di esso incontra il mio gusto (ovviamente parlo della pista in pietra).
Nell’arco della serata si sono alternati 4 dj, divisi nelle due sale nell’arena numero 1: Dj Gigi, proveniente dal Company di Milano, e Rino Sorrentino dal Macholato di Napoli che ci hanno deliziato con i loro pezzi electro. Nell’arena numero 2 per gli orsi più danzerecci Dj Maxc e Paskal ambedue di Roma a quanto pare.
Nulla da dire sulla qualità degli alcolici (devo smettere di bere!): un plauso ai barman e all’organizzazione! Unico imprevisto la pioggia che però non ha fermato parecchi temerari che goliardicamente affollavano il giardino all’ingresso, nonostante l’umidità.
A malincuore, a fine serata, son dovuto rientrare alla base (un napoletano DOC non può assentarsi a lungo durante le serate natalizie pena l’espulsione dalla famiglia) ma i miei contatti romani mi hanno assicurato che anche le serate seguenti non sono state da meno!
Un bacio dal vostro alquanto stressato dalle feste Turbolento
PS: complimenti all’organizzazione che riesce a muovere così tanti Orsi!
PPS: In giro ho notato un uomo in bretelle di pelle, mi contatti: le voglio anch’io!
Di Gattosalsiccia (del 08/01/2009 @ 10:26:51, in Siti Internet, linkato 217 volte)
Abbiamo aperto un gruppo di discussione su FaceBook, il Social Network più in voga del momento, per incrementare l’interattività tra orsi e cacciatori di tutto il mondo.
Vabbè dai: l’abbiamo fatto anche perché l’idea ci piaceva molto
hihihi
Veniteci dunque a trovare! Ci sono già un sacco di amici che vi aspettano!
Seguite questo link: http://www.facebook.com/group.php?gid=46743917410
Vabbè dai: l’abbiamo fatto anche perché l’idea ci piaceva molto
hihihiVeniteci dunque a trovare! Ci sono già un sacco di amici che vi aspettano!
Seguite questo link: http://www.facebook.com/group.php?gid=46743917410
Di Pizzicaluna (del 03/01/2009 @ 21:40:00, in Off Blog, linkato 583 volte)
In questi giorni post festaioli, anche la nostra razza si avvicina a quella che ormai è diventata una necessaria abitudine: la caccia.
Ma non la caccia al cacciatore o all’orso lesbico di turno, bensì la caccia al saldo!
Eh si, perché con questa storia che noi orsi siamo un gruppo, che facciamo setta eccetera, abbiamo finito con il crearci una divisa di riconoscimento che, tra l’altro, il più delle volte non costa neanche poco.
Ormai gli “avidi e arcigni” signori della moda sfruttano qualsiasi cosa e l’abbigliamento, che prima era semplicemente casuale e comodo, si è trasformato in linee di moda dalle definizioni veramente inquietanti come: “casual british”, “casual dark”, “fashion xxl” .
Quelli che una volta erano marchi di abiti da lavoro si sono trasformati in simboli mediatici dell’essere orsi. Non importa se grasso o magro, se peloso o no, se gay o etero: l’importante è sentirsi orso, in presunta pace con il mondo e in continua ricerca del naturale, in armonia con le persone e gli uccelli (d'accordo, potevo scrivere animali, ma gli uccelli tirano di più hahahahaha doppio calembour carpiato).
Timberland confeziona abiti e camicie, spesso in over size, che ormai possono arrivare a costare anche piu di 100 euro, Lafuma http://www.lafuma-boutique.com, noto marchio francese di abbigliamento tecnico montanaro, vende le sue camicie con misure che arrivano alla quinta xl.
Mentre per quelli che ancora non hanno ceduto alla lista delle “ics” davanti alla “elle”, uno dei nuovi marchi più diffusi che ho visto su cacciatori e musclebear, sia al Company di Milano che al Woflf bar di Parigi, è senza dubbio “Boxeur des rues” http://www.boxeurdesrues.com.
Ma veramente noi orsi siamo così conciati? Non ci siamo resi conto che la nostra voglia di stare comodi, di essere casual è diventata una moda scomoda? Che il nostro modo di essere è stato scippato da marchi e stilisti?
E' dunque vero che anche noi paladini dello “stare bene con sé stessi”, del “vivere tranquilli e nature”, ci siamo trasformati in una versione bear di “sex and the city” e facciamo la fila per comperare l’ultimo paio di scarpe alla moda?
Se sie tra quelli che pensano sia vero, sappiate che quest’anno le scarpe di Manolo hanno nomi come Patoso, Nefasta, Compulsa e Futtuta (giuro, non scherzo! Andate a vedere se non ci credete: http://www.manoloblahnik.com), anche se non credo che le scarpe di Manolo Blahnik si adattino ai piedoni degli orsi.
Se invece appartenete alla lista dei “puri e duri” e non cedete alle mode, sappiate che non ne uscirete indenni ugualmente perché questo è l’anno del “casual-down plaid”: il solito ritorno di moda (detto cosi ricorda un difetto gastroenterico no?) che vi impedirà di mettere anche le vetuste camice a scacchi con i soliti jeans , perché saranno di gran moda e molto trendy di tendenza .
Per tornare ai saldi, secondo me dovremmo continuare a limitarci a quelli che ci sono tutte le sere nei locali bear, dove a una certa ora, quando il posto comincia a svuotarsi, ci si rende conto che se non si abbassa il target di caccia, si torna a casa senza aver combinato nulla.
Ci si lancia quindi al bancone in cerca di una camicia o una maglietta d’occasione. Basta che contenga almeno un orso! Se poi non è della taglia giusta o ha qualche imperfezione poco importa: ce lo si porta a casa ugualmente.
In fondo può essere sempre utile e poi viene via per niente.
Ma non la caccia al cacciatore o all’orso lesbico di turno, bensì la caccia al saldo!
Eh si, perché con questa storia che noi orsi siamo un gruppo, che facciamo setta eccetera, abbiamo finito con il crearci una divisa di riconoscimento che, tra l’altro, il più delle volte non costa neanche poco.
Ormai gli “avidi e arcigni” signori della moda sfruttano qualsiasi cosa e l’abbigliamento, che prima era semplicemente casuale e comodo, si è trasformato in linee di moda dalle definizioni veramente inquietanti come: “casual british”, “casual dark”, “fashion xxl” .
Quelli che una volta erano marchi di abiti da lavoro si sono trasformati in simboli mediatici dell’essere orsi. Non importa se grasso o magro, se peloso o no, se gay o etero: l’importante è sentirsi orso, in presunta pace con il mondo e in continua ricerca del naturale, in armonia con le persone e gli uccelli (d'accordo, potevo scrivere animali, ma gli uccelli tirano di più hahahahaha doppio calembour carpiato).

Timberland confeziona abiti e camicie, spesso in over size, che ormai possono arrivare a costare anche piu di 100 euro, Lafuma http://www.lafuma-boutique.com, noto marchio francese di abbigliamento tecnico montanaro, vende le sue camicie con misure che arrivano alla quinta xl.

Mentre per quelli che ancora non hanno ceduto alla lista delle “ics” davanti alla “elle”, uno dei nuovi marchi più diffusi che ho visto su cacciatori e musclebear, sia al Company di Milano che al Woflf bar di Parigi, è senza dubbio “Boxeur des rues” http://www.boxeurdesrues.com.

Ma veramente noi orsi siamo così conciati? Non ci siamo resi conto che la nostra voglia di stare comodi, di essere casual è diventata una moda scomoda? Che il nostro modo di essere è stato scippato da marchi e stilisti?
E' dunque vero che anche noi paladini dello “stare bene con sé stessi”, del “vivere tranquilli e nature”, ci siamo trasformati in una versione bear di “sex and the city” e facciamo la fila per comperare l’ultimo paio di scarpe alla moda?
Se sie tra quelli che pensano sia vero, sappiate che quest’anno le scarpe di Manolo hanno nomi come Patoso, Nefasta, Compulsa e Futtuta (giuro, non scherzo! Andate a vedere se non ci credete: http://www.manoloblahnik.com), anche se non credo che le scarpe di Manolo Blahnik si adattino ai piedoni degli orsi.

Se invece appartenete alla lista dei “puri e duri” e non cedete alle mode, sappiate che non ne uscirete indenni ugualmente perché questo è l’anno del “casual-down plaid”: il solito ritorno di moda (detto cosi ricorda un difetto gastroenterico no?) che vi impedirà di mettere anche le vetuste camice a scacchi con i soliti jeans , perché saranno di gran moda e molto trendy di tendenza .
Per tornare ai saldi, secondo me dovremmo continuare a limitarci a quelli che ci sono tutte le sere nei locali bear, dove a una certa ora, quando il posto comincia a svuotarsi, ci si rende conto che se non si abbassa il target di caccia, si torna a casa senza aver combinato nulla.
Ci si lancia quindi al bancone in cerca di una camicia o una maglietta d’occasione. Basta che contenga almeno un orso! Se poi non è della taglia giusta o ha qualche imperfezione poco importa: ce lo si porta a casa ugualmente.
In fondo può essere sempre utile e poi viene via per niente.
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