Sabato 30 agosto 2008 ore 23.30, Freebear al gran completo ha partecipato a quella che sarebbe dovuta essere la “ festa di fine vacanze” organizzata dal Magnum Club e dal King bar di Milano.
Il luogo: Fermento Club, Lodi Vecchio. Nota discoteca etero per scambisti (locale in crisi di identità a quanto pare).
Il commento: assoluta tristezza !!!
Le premesse sono le solite: una sequela di inutili annunci, volantini e promesse regolarmente disattese.
Ormai chi organizza queste cose non ha più ritegno, ingigantisce ed enfatizza squallide serate in discoteche sperdute, facendole passare come feste hollywoodiane.
Secondo gli organizzatori ci sarebbero dovuti essere ben ottocento orsi , noi ne abbiamo contati a malapena un centinaio. Perfino gli organizzatori e sostenitori (quelli del king) non erano presenti!

la locandina su bearwww
Nessuna festa, semplicemente una normalissima serata in una bella discoteca della “Bassa”, dove anche la musica non è stata gran che.
Ciliegina sulla torta: un infelice, povero, misero , squallido intermezzo “En travesti” che faceva accapponare la pelle per quanto era brutto, imbarazzante e di cattivo gusto. Spettacolino che, oltretutto, ha ammazzato la serata nell’unico momento in cui la poca gente cominciava timidamente a occupare la pista da ballo.
Alle due di notte il posto era praticamente vuoto. Alle tre ci hanno buttati fuori!
Quindici euro per entrare (consumazione compresa), otto per la consumazione successiva.
Soldi , tempo e serata buttati via.
Orsi e cacciatori tenetevi alla larga da queste feste!
Esistono svariati modi di promuovere l'uso dei profilattici ma questo è veramente divertente! Subito su tutti i cellulari è un ordine !
per scaricarlo andate qui 
Qui di seguito potete ascoltarlo.
I locali di Siviglia riservati alla popolazione Bear Gay, e a relativi ammiratori, sono in tutto tre.
Il primo che Freebear è andato a visitare per i suoi lettori (non c’è mai uno scopo personale
) è il più “antico”, aperto ormai da ben nove anni.

Il locale in questione si chiama “El Hombre y el Oso”, situato in calle Amore de Dios, in prossimità della appena rinnovata Alameda (viale ndr) de Ercules .
Il bar, come spesso accade per i locali Bear, è bello “nquattato”. Mai si direbbe infatti, passandoci davanti di giorno, che quel palazzo diroccato possa contenere un luogo capace di ospitare una qualsivoglia specie di essere vivente (ratones esclusi naturalmente).
Invece no! Verso le 22,30 il palazzo prende vita! Un orso alza la cler e, come per magia, compare un portoncino nero con relativo spioncino.
Si suona il campanello ed eccoci entrare... in un antro!

Buio, cupo, piccolo tuuutto nero e impolverato.
Se fosse possibile fare un paragone, potremmo associarlo alla tana di un orso. Ma questo non è possibile, poiché la tana sarebbe prima di tutto più grande e poi sicuramente più pulita.
Il locale si dipana in due dimensioni, lunghezza e altezza. La terza (la larghezza) sembra essersi persa tra i granelli di polvere.
Un bancone troppo grosso occupa tre quarti della lunga stanza, un quarto è occupato dal sottoscala/bagno, mentre lo spazio che rimane (??) è riempito da quattro avventori e dalla bicicletta di uno dei ragazzi che lavora al bar.

Menzione speciale al bagno/sottoscala: la fantasia architettonica dei “Designer spagnoli” si è manifestata in un’opera funzionalista dove anche Le Courbusier si sarebbe fermato; ovvero “Piscia e chiacchiera con l’avventore al banco”.
Infatti una piccola porta, modello saloon, divide il minuscolo bagno (munito di “sorprendente” illuminazione moccoloide) dal posto-sedia di fronte al bancone. Quindi, se non stai attento, prima pigli dentro l’avventore al bancone con la porta, poi sbatti la testa nel gradino della scala, e se non apri bene gli occhi ti pisci sui piedi e su quelli del malaugurato precedentemente citato (sarà un modo per fare amicizia?).
Ovviamente la scala da qualche parte porta… e noi “Zacchete“ ci siamo fiondati... sulla ripida e stretta scaletta.
Giunti al primo piano del “Palace” troviamo un altro cesso (ho visto ritirate in case occupate che sembravano arredate da Krizia in confronto).
Superato l’angolo biologico, si accede nel salone da gioco: una stanza con le solite cabine dove tutto è nero; un video che elargisce immagini di ricette culinarie della Clerici di turno alle prese con i soliti salami, cetrioli e resti non ben definiti di serate festaiole.
Ancora un giro della morte sulle scale e si giunge al terzo livello di questo videogioco in prima persona, dove la texture è formata da triangolini neri, l’illuminazione da piccole punte di luce e insegne “salida”, dove lo scopo non è liberare Phobos dai mostri, ma sopravvivere alle insidie dei vari livelli: cavi volanti, scalini rotolanti, tubi d’acciaio sporgenti, angoli assassini, e quant’altro possa rendere la 626 un oggetto del desiderio.
Sopravvissuti ai tre livelli, ci sediamo al bancone (lontano dal bagno... non si sa mai!).
Il titolare è molto cordiale, così come il resto dei dipendenti.
Ordinata una cerveza, che costa di rigore quattro euro, scambiamo quattro chiacchere, e ammiriamo la collezione di oggetti sparsi ovunque. Oltre al Fil Rouge degli oggetti, che ovviamente è l’orso nelle sue varie manifestazioni ed interpretazioni, c'è un altro leitmotiv che lega tutto il locale: uno strato di polvere/catrame di sigaretta che, come un velo, copre ogni cosa, dal pupazzetto al condizionatore, dalla porta ai poster.
Per riassumere: il locale va visitato come un museo, meglio se dopo un’antitetanica. I gestori sono veramente simpatici e cordiali tanto da farti tornare.
L’ultima nota è un breve stralcio di conversazione tra Pizzicaluna e Gattosalsiccia seduti al bancone:
E’ mezzanotte e mezza.
Gattosalsiccia un po’ annoiato: “Senti Pizzy... che famo?”
Pizzicaluna distratto: “Mah... aspettiamo ancora un pochino, qui la gente esce tardi!”
G.: “...senti ...secondo me non è serata, non c’è nessuno... e ‘sto posto non è che mi piaccia molto…”
P: “Effettivamente …..”
Pausa, silenzio!....
Gelo!!!.....
Gattosalsiccia si blocca!
Immobile, come ibernato! Nei suoi occhi si legge chiaramente l'orrore! Il Terrore! Pochi istanti e anche il volto si trasforma in una smorfia di panico celata da una finta maschera di normalità.
P., preoccupato: “Che c’è???”
G. con un fil di voce: “…. M… u… una... una cosa calda…. pelosa…. vellutata... con le zampe... ha appena usato i miei piedi come passatoia per il bagno!”
Tempo zero eravamo per strada!
Da visitare con cautela!
Ieri , per il compleanno del Gattosalsiccia, tra i vari regali uno è particolarmente simpatico: un cd con “PoP Porno” de “Il Genio”.
Un solo pezzo replicato 24 volte.
Ma bastano 3 volte per rendersi conto che questa canzone è un vero "capolavoro".
Vi prego: ascoltatela e poi ditemi se anche voi non la vorreste che suonasse nel vostri IPhone.
Ve lo immaginate il vostro bianco, algido cellulare, elegantissimo, lucido e immacolato che ad un certo punto comincia a sussurrare: "Tuuh… sei cattivo con mèeh… perchèeh… Porno ...Pop Porno… Pop Porno…"
Bando le ciance il pezzo è davvero divertente e vale la pena ascoltarlo.
Voi cosa ne pensate?





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