Nei bagni al piano inferiore sono presenti solamente gli orinatoi a muro, mentre ho cercato incredulo per diversi minuti un lavandino dove potersi lavare le mani dopo aver usufruito della ritirata. Ebbene il lavabo non esiste... è questa la ragione per cui non lo trovavo!
La qualità delle bevande non è eccellente e purtroppo non so nemmeno quale sia il prezzo di una consumazione. Già che si parla di denaro, vorrei far notare che la serata ci è costata 34 euro in due: ossia due ingressi e due guardaroba. Settantamila lire di qualche anno fa. Mi astengo da qualsivoglia commento in merito.
Andando per la prima volta al T-Bear, mi sono reso conto che la popolazione gay (o quanto meno una parte di essa) vuole, si aspetta e pretende questa strana mescola di cupo, morboso, sporco, soffocante e (a tratti) maleodorante. L’assurdo è che i frequentatori stessi esordiscano stancamente con frasi del tipo: “E’ il solito schifo!” o “Che palle, è la solita noia!” e ciò non di meno perseverano indefessi nella frequentazione di simili posti. Io penso che se una discoteca non si avvicini al mio concetto di “Piacevole”, difficilmente verrà frequentata dal sottoscritto dopo la prima volta!
Insomma, mentre il Company Club (dopo il cambio di gestione) e il neonato King fanno di tutto per cancellare il luogo comune del locale gay come ghetto oscuro, esiste ancora chi, purtroppo, è rimasto radicato al passato e non fa nulla per cambiare, anzi se ne strafrega di tutto e si para le spalle dietro la solita scusa del circolo culturale (Arci, per chi non avesse afferrato il concetto...).
Sconsigliato.
T-Bear - Disco Bar & Cruising
Breda, 158
Milano
http://www.t-bearmilano.it
t-bearmilano@tiscali.it
Tel.: 02 27005565 - 346 7505875
Fermata MM1 “Villa San Giovanni”
Un po’ per caso, un po’ perché non volevamo spendere una tredicesima per cena, ci siamo infilati in quella che, almeno dall’esterno, ci sembrava una normale pizzeria, senza pretese ma (speravamo tanto in cuor nostro!) decente e capace di riempirci le panze a buon prezzo.
Appena entrati ci si para innanzi il cameriere che ci invita a sederci al tavolo e ci porta due menu stampati su carta copiosamente chiazzata di unto. Già questo non è un bel biglietto da visita!
Mentre osservavamo le pietanze proposte dalla casa, ci siamo accorti che le pizze erano al trancio e non nel classico formato rotondo. Vabbè, passi pure!
La cosa che però mi ha sconvolto è l’assoluta incuria e la fatiscenza del locale, cosa che a un primo sguardo non salta all’occhio. I muri avevano in effetti bisogno di parecchie mani di bianco! Facevano ribrezzo e non scherzo! Le toilette erano in uno stato tale da richiedere l’intervento dell’ASL di competenza!
Le pizze che abbiamo ordinato non erano gran che e ricordavano piuttosto i tranci da autogrill. Piccolo particolare: abbiamo ordinato delle pizze normali e ci sono state portate delle “Porzioni abbondanti”, con conseguente aggravio di sovrapprezzo.
Dirigendoci verso l’uscita ci balzano all’occhio le condizioni disastrose della cucina, con tanto di inserviente seduta sul piano di lavoro in posizione “Aaaah... quanto so’ stanca!”.
Il tutto ci è costato venti euro: quarantamila delle vecchie lire per due tranci di pizza schifosa e due bottiglie d’acqua da mezzo litro.
Mi chiedo come tutto questo sia possibile in una città come Milano!
Caldamente sconsigliata!
Pizzeria “Da Marcello”
Via Padova, 164
20132 Milano
Tel.: 02 2826 605
Giovedì sera, letteralmente trascinato dal Gattosalsiccia, alla veneranda età che mi porto sulle spalle, siamo andati al concerto degli Einstürzende Neubauten (letteralmente "Palazzi nuovi che crollano").
Costituiti a Berlino nel 1980 da Blixa Bargeld, chitarrista dei Bad Seeds (vedi Nick Cave), gli Einstürzende Neubauten hanno rappresentato negli ultimi vent'anni una parte importante dell'avanguardia rock industriale, proponendo una musica caratterizzata da forme distorte, martellanti, cupe e ossessive.
Intendiamoci: non era un concerto di Barbra Streisand! La musica è rimasta bella martellante, forte, in grado di stimolare anche le cellule più assopite, ma il tutto è stato miscelato, omogeneizzato, per cosi dire “inquadrato”. Le sonorità aspre e dissonanti sono diventate un continuum architettonico-sonoro ben riuscito. Le distorsioni musicali della chitarra elettrica e degli oggetti metallici erano un tutt’uno con le note del basso e delle percussioni.
Più o meno due ore di concerto, molto gradevole (e chi lo avrebbe detto degli Einstürzende!).
Mi sono chiesto "Sono loro che si sono ammorbiditi e adeguati al gusto musicale corrente o è successo qualcosa d’altro?”. La risposta sta nel mezzo: dopo decenni a sperimentare nuovi suoni e azzardati accostamenti acustici, il gruppo di Berlino ha metabolizzato i rumori e li ha ricomposti in un contesto più armonico, per cosi dire più orecchiabile.
E in secondo luogo gli anni passano per tutti (heheh).
Se non ci siete andati vi siete persi un piccolo angolo di musica, ben arredato e piacevole.
http://www.neubauten.org/en-home.html
Pizzicaluna
Ma procediamo con ordine: come da copione... promozione in pompa magna del nuovo locale, mistero e ambiguità nella comunicazione, “guerrilla marketing de no artri” e tante belle frasi fatte.
Sito internet carino ma con informazioni limitate. Banner di rigore su bearww.com e centinaia di iscritti alla serata dell’opening.
Anche noi ci siamo iscritti al “Chi ci va” di bearwww, anche se non avevamo ben chiaro quante tessere fossero necessarie per entrare. Tuttavia da bravi milanesi, a partire dalla fidaty card, "Le abbiamo tutte" per cui questo non ci preoccupava.
Alle 19.30, con un discreto ritardo sull’orario di apertura (da brave signore! Ndr), siamo giunti all’appuntamento accompagnati da due nostri amici etero.
Il primo impatto non è dei migliori: niente insegna, niente scritta, niente tappeti rossi… Solo un capannello di gente in attesa di entrare, di fronte a una porta nera di una vetrina nera in una via che di sicuro non può dirsi allegra e colorata (Via Derna).
Dopo pochi minuti il gruppo di fronte a noi entra e “SBAMMM!” la porta viene chiusa. Fora come quater pirla (tipica espressione colorita del vernacolo lombardo)... senza sapere cosa fare.
Non ci siamo persi d’animo, abbiamo suonato (c’è un campanello piccolo piccolo) e ci hanno fatti entrare.
Saluti e ossequi di routine. In un antro/controllo/entrata davvero un po’ piccolo, ci hanno controllato l’arcitessera, e costretto i nostri amici a sottoscriverne una nuova.
Ebbene sì: il King è un circolo privato ed è quindi d’obbligo possedere almeno una tessera (la fidaty non va bene!!!)
Finalmente entriamo. Il locale è completamente nero, qualche decoro grigio alle pareti, alcune lampade di design sul bancone, faretti incassati a illuminare il tutto. Subito a sinistra appena entrati è presente “Una scala per la perdizione” ovvero una discesa cocleiforme che conduce a un antro ben arredato, anticamera di una sala totalmente buia (ops una dark-room!).
Rimaniamo ai piani alti e depositiamo le pellicce al quadaroba, che (ahi noi!) non è ancora terminato, quindi visoni e zibellini rimangono alla mercé della folla su uno stipetto di fortuna.
Intanto notiamo la considerevole quantità di orsi e orsetti presente sia tra gli avventori che tra il personale.
Subito decidiamo di approfittare del bouffet di inaugurazione. Troviamo formaggi, salumi e altre prelibatezze, ma dispensate con eccessiva parsimonia per essere un’inaugurazione. Anche la più piccola delle navi merita d’esser varata con lo Champagne e non con il Lambrusco!
Un cameriere, un banco e vino gratuito sarebbero state una buona idea.Il reparto bar è ben fornito, c’è quasi tutto quello che serve in un signor bar! Manca solo il ghiaccio, che unito alla mancanza di condizionamento (non ancora funzionante ma presente), rende locale e bevanda più simile ad un “Tè nel deserto” piuttosto che ad un cocktail da “Sex and the city”.
La consumazione è allineata al resto di Milano, con o senza tessera arci (per dovere di cronaca cinque delle dieci consumazioni che abbiamo fatto erano merito di free drink).
Ci siamo subito fatti riconoscere e abbiamo chiacchierato con i vari soci. Interessanti le informazioni che ci hanno elargito sui triboli che un gestore deve affrontare per aprire un locale a Milano, e su quelli che bisogna superare se si vuole aprire un circolo Arcigay. Ma di questo parleremo in un’altra occasione.
Ovviamente una capatina ai bagni, belli, grandi, puliti anche a fine serata e (udite udite!) a norma.
Ma una cosa che non è a norma in questa serata l'abbiamo trovata: sono gli avventori. Sembrava infatti di stare a una festa di casalinghe disperate: grandi sorrisi, baci e poi pettegolezzi orrendi.
Riporto ma mi dissocio: "Che schifo questo locale è troppo luminoso!” (Luminoso? E’ tutto nero!!! ndr)
“Siiiii... carino... ma troppo piccolo!” Ma se sono anni che andiamo al Company che è grande più o meno uguale!!
“Troppo vuoto”… ”Troppo nero”... ”Troppo grandi i bagni” (giuro che me l’hanno detto!)... “Troppo caldo”... (vero!)... “Troppa gente”... “Non c’è nessuno”... eccetera.
Insomma era una gara a chi riusciva a sputare più veleno.
Ebbene anche noi di difetti ne abbiamo trovati parecchi, ma non per questo esprimiamo un giudizio negativo. Anzi, alla fine il King di Milano, anche se di luccicante e misterioso ha ben poco, è un degno bar gay, in una città dove i bar gay si contano su una mano.
Cominciare un’attività in questo paese non è facile e i risultati purtroppo si vedono. Ma almeno loro hanno il coraggio di farlo, e per questo si meritano tutti i nostri complimenti.
Ci riserviamo il giudizio sul King di Milano in un prossimo futuro, nella speranza che riescano a risolvere problemi tecnici e annessi.
Un’ultima cosa: finiamola di presentare meravigliose, luminose e nuove creature, brillanti e fantastiche, che in realtà sono solo brutti anatroccoli che forse un giorno diventeranno cigni, sempre che le streghe cattive non decidano di avvelenarli prima.
Hans Pizzicaluna Handersen
King
Via Derna, 19
Milano
Lombardia
http://www.kingmilano.com
Un breve comunicato per ufficializzare le voci insistenti degli ultimi giorni: i due siti di riferimento per il mondo bear (bearwww.com e freebear.eu) sono giunti ad un accordo per cui il pioniere francese delle chat bear www.bearwww.com cederà il controllo al 51% alla neo nata freebear holding italia, il restante 49% rimarrà in mano agli attuali proprietari e fondatori.

Il prossimo soggetto di cui bearwww andrà a far parte si chiamerà freebear europa e avrà sezioni in tutte le princiali lingue europee e si riproporrà come leader europeo nell'editoria a tematica strettamente bear. Ulteriori dettagli verranno diffusi nei prossimi giorni.
Con non poco piacere Pizzicaluna





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