“Il T9 del Nokia ci conosce: per lui, infatti i termini gay, omosessuale (anche al plurale) e lesbica (anche lesbiche) sono noti. Conosce anche i bear ma non i leather, sa di sadismo e masochismo, ma non di sadomaso. Veramente è anche un po’ offensivo: conosce infatti la parola checcà (sì, con l’accento sulla a – lo considera un francesismo o una parola tronca?” (cit. da http://www.queerblog.it/post/2882/i-cellulari-sono-politicamente-gay-correct )
Ebbene, preso dalla scimmiesca curiosità che mi si addice e agguantato il mio vetusto Nokia 6100, mi sono cimentato nella scrittura del sostantivo “Frocio”.
Sapete che ne è uscito? Epocho! Ed è proprio così che mi sento oggi: Epocho.
Viviamo dunque in un'epoca di Epochi?
Ma poi... il plurale di Epocho sarà davvero Epochi ovvero Epochos?
Chi lo sa...
Sorge spontanea la domanda: quanto ti senti Epocho oggi?
Si prega di rispondere con un commento
Gattosalsiccia... Epocho
Mi giunge da un amico di bearwww, un appello che suona più o meno così:
"A Genova si discute della possibilità di istituire il registro per le coppie di fatto...sul quotidiano locale Il Secolo XIX hanno aperto un sondaggio... e stanno vincendo i NO!!!!!!!!!!!!! "
Non mi dilungherò sui motivi per i quali bisogna votare SI, ma vi chiedo di andare a votare in massa sul sito per stravolgere questo iniquo risultato
Il link è :
http://www.ilsecoloxix.it/TestSondaggi/sondaggio.php?IDSondaggio=400
Votate Votate Votate
Ebbene che c’entra tutto questo con Bear, Chaser, Chubby, Cub et similia? Nulla, eccezion fatta per il corpulento ragazzone sedutomi di fronte in questo preciso istante e per lo scopo ultimo del viaggio da me intrapreso in questo venerdì pomeriggio di fine gennaio, vale a dire andare a trovare il mio ex fidanzato: un Orsetto che risiede nelle Marche.
Da buon “Figlio di FS” quale sono, ho deciso di concedermi non solo il lusso della prima classe in Eurostar, ma addirittura lo scompartimento denominato “Salottini Business”, composto da quattro comode poltrone isolate dal resto della vettura, tavolino personale, ripiano infra-sedili, prese di corrente per computer portatili. Il tutto mi è costato sessantacinque euro e dieci centesimi, corrispondenti a centoventimila lire abbondanti.
Mi presento in Stazione Centrale a Milano con largo anticipo rispetto alla partenza e subito rimpiango gli scali ferroviari di Monaco di Baviera, di Parigi, di Amsterdam e di altre città europee sulle quali non mi dilungo. Nei dintorni della stazione c’è da aver paura anche in pieno giorno, vige il parcheggio selvaggio ed è tutto così fatiscente!
Salito sul treno, mi dirigo verso quello che mi era stato passato per il meglio, “la crème” di Trenitalia, il mio lussuoso salottino di prima classe. Accedo allo scompartimento e mi guardo attorno; la scena che si presenta ai miei occhi è quella di un arredamento vecchio, caduto in disgrazia, composto da quattro poltrone di pelle consunta, tavolini vacillanti e rovinati, tendine parasole elettriche rotte, copri poggiatesta sporchi. Il vetro del finestrino è stato palesemente mal lavato: sulla sua superficie noto infatti sgommate di vernice, residui di scritte murali gentilmente offerte dai nostri “Writer” Milanesi. Esco in corridoio e butto l’occhio nell’adiacente scompartimento: situazione identica. Allibisco, sospiro, mi rassegno, entro in via definitiva nel mio cazzo di salottino di merda.
Lo zainetto (minimalista, contenente il cambio per due giorni) ci sta a mala pena nel porta bagagli superiore, mentre nel vano tra i due sedili vi è lo spazio sufficiente ad accogliere ben due borse per PC portatili e un cheewingum masticato che prontamente si appiccica alla borsa del sottoscritto. Volano madonne e imprecazioni assortite, si insultano cherubini, serafini e tutti gli inquilini dei piani alti. Una delle quattro luci di cortesia sovrastanti i sedili non funziona, mentre i supporti delle poltrone sono ricoperti da lamiere metalliche mezze staccate. C’è odore di chiuso, aria pesante e cattiva che subito mi provoca un cerchio alla testa.
Il convoglio parte in orario. Cominciano i primi annunci di benvenuto, di servizio ristorante e di altre inutili stronzate, sgraziati e con volume troppo elevato, tanto da farti sobbalzare ogni volta. Il controllore apre la porta e chiede i biglietti: non un sorriso, non un “Per favore”, non un “Grazie, buonasera!”
Mi reco in toilette: la ciliegina sulla torta! Esiste solo una parola per descrivere la ritirata dell’ETR 500 su cui ho viaggiato: CESSO. Immaginate dunque un cesso e mettetelo su un cesso di treno: otterrete un cesso di cesso. Riavviate il sistema. Prendete un buon antidolorifico per il mal di testa, il vostro farmacista saprà consigliarvi tra i fondi del suo magazzino. Rilassatevi. Godetevi la splendida suoneria latino-americana a tutto volume del vicino di sedile. Infilate la testa del vicino (che latra al cellulare con il suo interlocutore) nel cesso di cesso del cesso di treno. Sobbalzate piacevolmente per lo stridio metallico provocato dall’apertura del cestino porta rifiuti, scambiate due chiacchiere sulla fecondazione assistita con la signora che vi sta accanto e legge una rivista che tratta di dolore e salvezza.
Tutta questa situazione idilliaca viene coronata da un simpatico inconveniente tecnico insorto in prossimità della stazione di Lodi che ci costringe a rimanere fermi per venti minuti circa. Intanto un signore sulla quarantina, in evidente crisi d’astinenza elettronica, bussa alla porta e ci chiede: “Anche da voi manca la corrente elettrica?”.
Credevo che peggio di Air Caraibes ci fosse soltanto la metropolitana di Roma, ma a quanto pare è vero il detto che recita: “Al peggio non v’è mai fine”.
Gattosalsiccia (stremato dal viaggio, giunto a destinazione con soli tredici minuti di ritardo, le scuse filodiffuse di Trenitalia e un mal di testa feroce)
Ingresso: tredici euro con tessera Arcigay... non finirò mai di esprimere il mio disappunto.

Dove può dirigersi un vero FreeBear appena entrato in un locale, se non in bagno? Ebbene è la prima volta che mi capita di vedere in discoteca un gabinetto munito di bidet. Sbaglio di capitolato? Estrosità dell’architetto? Altro significato misterioso che in questo momento non riesco a cogliere? Chissà! Comunque sia, nel complesso tutto nei limiti della decenza.
Al piano superiore troviamo la dark room, che comprende diversi ambienti tra cui: i classici camerini con labirinto, un disimpegno con divanetti, una stanza contenente una gabbia e due orinatoi a muro (!!). C’è anche la classica croce di legno con lacci di cuoio per la crocifissione. Per la serie “Mai più senza”.
Camminando per gli ambienti del piano superiore ci accorgiamo che pavimento e pareti tremano sensibilmente, a causa dell’elevato numero di decibel emessi dai piani bassi.
Terminato il giro di perlustrazione ci rechiamo al piano terra per il consueto bagno di trippa e pelo, ma con nostro disincantato stupore non notiamo alcuna invasione di Orsi, Orsetti, Chaser e Chubby ballonzolanti allegramente in pista, bensì ci si para innanzi uno spettacolo di imbarazzante, finto sesso palestrato.
In effetti, accanto alla pista, notiamo un piccolo palco sul quale tre stuntmen del sesso ci presentano le più avanzate e moderne tecniche teatrali: la masturbazione (in solitario), la masturbazione a due, la masturbazione multipla, la fellatio indolentis, l’eiaculatio super abdomen, la finta scarpetta con la lingua. Per inciso e per il lettore nordico non avvezzo alla pratica, la scarpetta è quell’atto conviviale che si effettua dopo aver terminato un cibo ricco di sugo sul sugo stesso, con un pezzo di pane, al fine di assorbire e ripulire il piatto di tutti i residui di salse. Atto messo al bando da assurde regole di galateo, che permettono sì di mangiare i volatili con le mani, ma non di intingere del pane nel sugo rimasto nel piatto... chissà perché!
Insomma, dopo l’agghiacciante show abbiamo atteso invano che un moltitudine ursina si presentasse in discoteca. Nulla: solo un manipolo esiguo di gente senza nemmeno voglia di ballare.
Ci siamo dunque rassegnati e, dopo esser venuti a conoscenza del prezzo delle consumazioni successive alla prima (8 EURO!!), ce ne siamo tornati a casa, sconsolati e un po’ delusi da una serata così sotto tono.
Riferirò invece quello che mi è saltato all’occhio durante una domenica pomeriggio trascorsa nella suddetta oasi di pace e relax, letteralmente immersi in un ambiente ben rappresentato in fatto di ciccia e peli.

Evidentemente agli Italiani piace la situazione attuale e, di conseguenza, per recarsi alla Black Sauna bisogna necessariamente raggiungere la periferia della città di Bologna.
L’ingresso domenicale è di sedici euro a testa. Ci viene chiesta la stramaledetta Tessera Arcigay e il numero di ciabatte.
Subito noto un simpatico avventore che entra con una un po’ meno simpatica sigaretta accesa e, dirigendosi verso quelli che poi scopriremo essere gli spogliatoi, persevera nell’atto sempre meno simpatico di mantenere acceso quel puzzolente strumento di inutile autolesionismo.
Storco il naso e mi vien voglia di far notare l’accaduto al ragazzo della “Reception”, ma riesco infine a reprimere il mio slancio di senso civico e mi dirigo verso gli spogliatoi.
Privatomi dei vestiti, m’incammino in un giro perlustrativo verso i servizi igienici... che di igienico, in tutta sincerità, avevano ben poco: uno dei due rubinetti non funzionava, uno dei due lavandini era schifosamente intasato e il cesso vero e proprio faceva onore al sostantivo che ho volutamente utilizzato.

A quanto pare, nella appena descritta area è possibile fumare semplicemente sbattendosene dei numerosi divieti, ben distribuiti in tutto il locale. Sembra inoltre che sia buon costume far razzolare il cane dei gestori per il bar, fregandosene altamente delle regole igieniche e, non ultimo, dell’ASL di competenza.

Il bagno turco viene in effetti usato come se all’ingresso ci fosse un cartello con la scritta “Sala Pompini”, mentre la sauna secca è stata scambiata per una comoda alternativa all’asciugamano dopo una doccia. L’effetto è quello di una dark room molto umida nel primo caso; mentre nel secondo esempio si assiste a un continuo apri e chiudi della porta, che provoca l’abbassamento della temperatura interna a valori ridicoli.
Dark room e camerini si trovano tra i malsani miasmi emanati dal piano sottostante... oppure è l’umanità poco lavata a produrre gli imbarazzanti effluvi che pervadono lo scopatoio interrato?
Sta di fatto che sarebbe gradito un servizio di pulizia continuo al fine di evitare simili spiacevoli situazioni, quanto meno durante le ore di maggior affluenza.
Nel complesso è un posto interessante, piacevole e ben frequentato da Bear e Chaser, ma nello stesso tempo sporco e mal tenuto. Un luogo, come tanti altri, dove le più comuni regole non vengono fatte rispettare.
Desolato Gattosalsiccia
Black Sauna
Via del Tipografo, 2
40138 Bologna
www.blacksauna.com
Dal nostro inviato Gino a Barcellona.
( trattasi di inviato ufficiale, che ha presentato alla nostra attenzione un resoconto esaustivo di Barcellona, vista con gli occhi di chi è a caccia di orsi spagnoli ......Pochi i fronzoli e tante le informazioni ; - ) ) 
La discoteca più bear di Barcellona è senza alcun dubbio il Bear Factory ,si raggiunge facilmente con la metro alla fermata Diagonal.
Il Bear Factory è carino, ha un ampio bar e una piccola pista per ballare (? ndr), ovviamente è presente la immancabile dark room, anche se, visto le dimensioni della suddetta e la mancanza di porte, potevano tranquillamente fare a meno di mettercela.
I bagni, nota dolente della maggior parte dei locali, al Bear Factory sono la solita schifezza!
Bear Factory,c/ passaje Domingo, 3
http://www.bearfactorybarcelona.com/
info@bearfactorybarcelona.com 
Usciti dal Bear Factory, quindi sempre vicino alla fermata Diagonal della metro, c’è il New Chaps, che oltre a ricordare una parola milanese che indica i glutei, ricorda molto da vicino il meneghino Company Club.
Il Chaps è frequentato prevalentemente da Bears (osos in spagnolo).
A differenza del Company, le misure del locale consentono di respirare nonostatnte la brutta abitudine di fumare nei locali pubblici, che hanno ancora gli spagnoli.
Il personale è molto cordiale e simpatico, mentre l’arredamento ricorda un film di Sergio Leone, una specie di tortilla-western, che in verità risulta un po’ datato.
Ovviamente anche qui la dark. In questo caso però le dimensioni sono notevoli, (degli ambienti! Che avete capito?!) con spazi appartati e zone da vero e proprio girone dantesco, con mani, bocche , chiappe e ammennicoli vari, che fluttuano nel buio.
I bagni del Chaps sono la cosa peggiore che uno possa immaginare in fatto di squallore e sporcizia! (Beach!)
Divertente l’idea di fornire gli avventori, all’orario di chiusura, di free pass per due discoteche: Il Martin’s e il Metro.
New Chaps, Av. Diagonal, 365, entre Roger de Lluria y Pau Claris 
Il Martins è la discoteca più vicina al Chaps, quindi spesso frequentata da orsi e cacciatori.
Purtroppo la simpatia del personale ( dalla cassiera all’entrata, alla guardarobiera , passando per la barista ) lascia molto a desiderare.
Ovviamente anche il Martin’s è dotato di dark room.
La discoteca però è bloccata in una piega spazio temporale. Una volta entrati si ha la sgradevole sensazione di essere tornati agli anni 80.
La pista da ballo è piccola ma lo spazio per girare è molto ampio.
Martin's: Paseo de Gracia No. 130 08009 Barcelona - Gracia
Il Metro, invece, è un locale molto grande e mooolto distante dal Chaps quindi, visto la proverbiale pigrizia degli orsi, di plantigradi veramente pochini.
In compenso è facile incontrare donne e annessi.
Anche qui la dark e “udite udite” una zona fumatori!
Metro Disco: C/ Sepúlveda, 185
http://www.metrodiscobcn.com/ 
Il primo bar per Orsi a Barcellona è il BBB , si trova nella gay zone ed è più frequentato durante il giorno e in prima serata che non sul tardi.
Il personale è cortese, il locale è molto grande, niente Dark Room, e la pulizia è ottima anche a ora tarda.
Bacon Bear bar: Carrer de Casanova 64
A Barcellona di spiagge Bear vere e proprie non ce ne sono, ma la più semplice da raggiungere è quella vicino a Plaza del Mar,.
Il naturismo non è d’obbligo, la spiaggia non è tra le più belle, e la polizia non passa mai.
La cosa più importante: non sarà una spiaggia bear ma di bei Osos ne ho visti parecchi! : - P
Altro luogo dove incontrare gente è alla Estacion de Franca , dove nei bagni si può conoscere gente.
Vi ricordo però che oltre ad essere un po’ squallido, in Spagna è vietato per legge abbordare le persone nei bagni pubblici.
Se vi capita di passarci, però, e incontrate un orso che si chiama Sebastia dategli un bacio da parte mia.
Gino x Freebear
Ultimamente, rinnovata la tessera ARCI GAY scaduta ormai da quasi un anno (leggi: versato il pizzo a una fra le tante Istituzioni Italiane preposte alla riscossione di tributi a fondo perduto, utilizzati esclusivamente per rimpinguare le tasche dei soliti finti politicanti pseudo-rampanti), ci siamo recati al Company Club di Milano con l'intento di trascorrere una serata in compagnia.
Il locale di cui sopra (unica meta Bear presente sulla scena Milanese: davvero vergognoso se pensiamo a Città Europee del calibro di Monaco di Baviera, Madrid o Parigi), per chi ancora non lo sapesse, ha da poco cambiato gestione ed eravamo per tanto curiosi (a mo' di scimmia) di assaporare a pieni polmoni questo vento di novità. In effetti la prima cosa che ci ha colpiti è stata una vera zaffata di aria respirabile. Strano a dirsi, ma i condizionatori erano funzionanti e a pieno regime. Evento in sé mai accaduto con la precedente gestione dalle evidenti e notorie "braccine corte".
Altre novità da segnalare: la messa a nudo dei muri in mattoni a vista, la rottamazione del flipper (non se ne poteva più di 'sto catafalco per nostalgici degli anni sessanta - N.d.A.) e l'introduzione di televisori multipollice appesi ai soffitti, sui quali vengono riprodotti video musicali.
Insomma piccole idee che denotano buona volontà e voglia di cambiare, anche se di lavoro ce n'è parecchio da fare! Restano infatti tutti i disagi di un locale piccolo, mal diviso e pericolosamente gonfio di gente soprattutto durante il fine settimana. Inoltre i servizi igienici continuano a rimanere in cattive condizioni anche a inizio serata, le consumazioni vengono servite in misura unica con bicchiere grande, la luce emessa dai televisori illumina il locale in maniera fastidiosa.
Un consiglio sarebbe quello di effettuare una gradita, sensibile ritoccata ai prezzi delle consumazioni, sempre troppo elevati per essere un Circolo Arci! Oltre ovviamente ad abolire del tutto l'affiliazione alla suddetta ARCI, vera piaga che affligge la comunità omosessuale Italiana, dai locali gay di ogni genere, alle saune, ai "circoli culturali" che si rivelano quasi sempre degli squallidi e maleodoranti scopatoi!
Per il resto speriamo che la ventata di cambiamenti continui e non si arrresti a piccole messe a punto di un motore completamente da revisionare.
Speranzoso Gattosalsiccia
Non contento di tanta acidità, ecco che ho trovato la continuazione del video che ho postato in precedenza. Al che mi sono dato una mossa e ho scoperto delle cose interessanti.....Ma cominciamo ( proseguiamo) con la storia di questo insano Babbo Natale, e dei relativi feroci cacciatori. Un avviso ai fratelli Orsi, gay o non gay, polar bear, o semplici bear, natalizi o quotidiani, i cacciatori sono sempre in aguato!
Ebbene si, una cosa così crudele e feroce non poteva che aver vinto e aver partecipato a molti festival dell'orrore. Tra questi: 2005 San Sebastian Horror Film Festival - Best Short Film - Jury Award - Best Short Film - Audience Award 2005 MoMa Short Film Exhibition, New York, USA 2005 Newport Beach Film Festival, USA 2005 Silhouette Festival, France 2005 Helsinki International Film Festival, Finland 2004 Resfest, USA, UK, Japan and various other countries 2004 Mise-en-scene Genre Film Festival, South Korea 2004 Clermont-Ferrand Festival, France 2004 L'Etrange Festival, France 2004 La Fete du Cinema, France 2004 Festival of Vila do Conde 2004, Portugal 2004 Leuvenkort Short Film Festival, Belgium 2004 Tampere Film Festival, Finland 2004 Helsinki International Film Festival, Finland.
Diretto da Jalmari Helander, rare Exports Inc (2003) era stato originariamente concepito come come dono per i clienti della Woodpecker film, società di produzione Tv, spot, e video musicali.
pubblicati sul sito aziendale, i filmati hanno raccolto quasi mezzo milione di visitatori.
Il film ha avuto il massimo della popolarita nella stagione natalizia del 2003, sopratutto in paesi dove è vivo il mito di babbo natale. Nel 2005 velde la luce del proiettore la seconda parte del film: " The official safety Instructions", che rivela il drammatico risultato dell'"affare" Babbo Natale.
I creatori di cotanta cattiveria li trovate qui: http://www.woodpeckerfilm.fi/rareexports/
Forse è questa la vera vera storia di Babbo Natale, in fondo se le pellicce sono così morbide e calde, perchè Babbo Natale non potrebbe essere il risultato di feroci battute di caccia, e ralativi addestramenti inflitti dall'ennesima multinazionale?
Feroce Pizzicaluna
Dopo una breve pausa natalissia, rieccomi con l'acidità che mi si confà.
Avevo scovato questo "simpatico" filmato alcuni giorni orsono, avevo però il cuore pieno di buone intenzioni natalizie ho evitato di inserirlo nel blog.
Ma come si suol dire passate le feste ..... Una versione del vecchio barbuto un po' cruda, talvolta sadica assolutamente in linea con la realtà della vita di tutti i giorni.
Non me ne vogliano i romantici del Natale, quelli che immaginano babbo natale come un simpatico polar bear, dalle morbide curve, che dolcemente coccola i teneri cacciatori. La realtà potrebbe essere questa...





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