Il Company Club è ormai la meta Milanese più (o meno) gettonata degli estimatori del genere Bear. Queste sono le prime impressioni che ci siamo fatti frequentandolo.
Senza insegna né indicazioni, visto dall'esterno l'ingresso assomiglia più a un mobilificio della Brianza che a un bar. Si suona il campanello, si mostra l'oramai arcinota arcitessera arcigay, si prende in consegna la drink card e ci si trova dinnanzi al bancone del bar, senza preamboli o disimpegni. Vi è la possibilità di lasciare pellicce e boa di struzzo in custodia al guardaroba.
Il locale è un normalissimo bar durante la settimana, mentre il venerdì sera diviene un ammasso di carne pressata all'interno del quale risulta alquanto ardua nonché pretenziosa la sola idea di recarsi al bancone per bere. Del resto è proprio di venerdì la serata in cui si può trovare la maggior concentrazione di orsi ed è risaputo che il volume occupato da un orso può arrivare al doppio se non al triplo rispetto a quello di un cacciatore.
I cocktail sono belli tosti in fatto di contenuto alcolico e, se trovate i barman in serata giusta, vi portate a casa una bella sbronza con relativo mal di testa con "solo" una dozzina di euro, corrispondenti a un paio di consumazioni.
Le ritirate sono, più che toilette dal gusto provenzale, dei veri cessi da campo sfollati. Attenzione dunque all'effetto "carta assorbente" provocato dall'orlo dei pantaloni che tocca terra.
Teoricamente e tecnicamente dotato di saletta fumatori pseudo esterna, ci si scontra ahimé con la cruda realtà dei fatti, secondo la quale la porta che dovrebbe separare le due zone rimane perennemente aperta, permettendo in tal modo al fumo di sigaretta di insinuarsi nelle aree limitrofe e rendendo quasi inutile la divisione di cui sopra.
Fino a poco tempo fa vi erano due dark room, una delle quali è stata misteriosamente chiusa. Quella rimasta aperta ha accesso tramite apposita scala a chiocciola di metallo. Per il resto tutti sanno a cosa serva una dark room e cosa ci si faccia al suo interno.
Degna di nota è la “Sala culturale”: un antro obscuro dotato di appositi tavolini a muro, televisore con i film porno d’ordinanza e uomini di mezza età tra l’annoiato e l’affranto che osservano attoniti le scene di sesso.
Musica: dipende dalla serata, ma solitamente decente e varia. Peccato che non ci sia un happy hour all'ora dell'aperitivo e che si debba per forza essere tesserati arci per entrare.
E chissà se i futuri proprietari avranno intenzione di ingrandire il locale.
* solita inflessibile richiesta di tessera arci all'ingresso
* casino pazzesco, MAI vista così tanta gente nel locale. La "sala cinema" non era adibita a tale scopo bensì parte integrante del bar (ma ciò era un bene)
* musica spacca-timpani e anche spacca-qualcos'altro. Il volume era troppo alto e in tanti si lamentavano. La bella musica soft e di qualità della precedente gestione dov'è finita?
* finte ragnatele e finte zucche d'ordinanza, orribili come sempre sono stati orribili gli allestimenti a tema del locale
* nuovi (almeno per me) barman, gentili ed efficienti. Boni entrambi ma uno dei due ancora più bono: vale la pena di tornare al Company solo per lui
* nuovo personaggio alla cassa, giovane orsetto sorridente e gentile
* solito probl
E ORA ARRIVO AL DUNQUE: il locale non è cambiato molto, è sempre il caro vecchio Company con i difetti che amiamo.
C'è però un'atmosfera leggermente più "fighettina", più "fashion" insomma.
Ciò è male ai miei occhi ma forse è giusto sia così: tutto cambia nella vita e il Company non fa eccezione.
Ciao a tutti.
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