Chiamatemi Mimì

Chiamatemi Mimì

…il treno sarebbe partito da lì a dieci minuti, la madre spazientita la aspettava sulla banchina della stazione, l’adolescente aveva un gettone in mano e si avvicinava titubante al telefono pubblico, aveva un’ultima possibilità un ultimo nome in cui sperare, non voleva tornare a casa avvilita e sconfitta.

Si fece forza alzò la cornetta inserì il gettone e compose il numero, dall’altra parte del telefono il segnale passò dal libero a quello di un telefono che squilla, e poi una voce “Pronto”

“Pronto maestro Carlo Alberto Rossi? Buongiorno mi chiamo Domenica Berté e vorrei fare la cantante…”

Una telefonata che cambiò il destino di Domenica Berté in arte Mimì Berté, più tardi conosciuta al mondo come Mia Martini.

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La cantante, nata in Calabria nel 1947, si era trasferita con la famiglia nelle Marche e, fin dall’inizio degli anni 60, Domenica pregava la madre perché l’accompagnasse a Milano per parlare con degli impresari discografici.

Finalmente nel 1962 Mimì e la madre arrivano a Milano. I primi giorni le due girano e contattano le case discografiche milanesi e da tutte vengono respinte senza speranza, la madre spazientita dà un ultimatum a Mimì.

Il giorno dopo sono in stazione e Mimì si ricorda di un unico nome che non ha ancora chiamato, Carlo Alberto Rossi della CaR-Juke Box, e lo chiama la stessa mattina in cui sarebbero tornate a casa.

Il maestro le dà l’unica opportunità possibile e Mimì, per mano alla madre, si precipita in via Barletta, dove ha sede la «Fonorama-Car Juke Box» per il provino.

Il maestro Rossi rimane impressionato dalla voce di quella donna-bambina e la prende sotto la sua ala protettrice. Firmando un primo contratto, le propone di cantare per la stagione estiva in un locale che lui gestisce a Rimini: alla fine dell’estate avrebbero pensato al primo disco.

Il locale riminese di Carlo Alberto Rossi è il “Whisky-Juke Box”, un piano-bar. L’esperienza riminese si rivela esaltante, tanto che, in autunno, quel tirocinio “Live” l’ha resa già matura per le prime incisioni.

Per lavorare nella massima tranquillità, si trasferisce a Milano, ospite del maestro Rossi. Da allora, si dice che quella casa e l’annesso studio di registrazione (entrambi in via Barletta) diventino le uniche mete delle sue giornate milanesi: si racconta che per interminabili ore Mimì restasse in sala per provare nuovi pezzi, per inventare e sviluppare nuove idee musicali.

I primi due pezzi incisi escono nello stesso anno e sono “I miei baci non puoi scordare / Lontani dal resto del mondo“ su etichetta Car – Juke Box.

Il debutto di Mimì non passa completamente inosservato anche se il vero successo deve ancora venire e Carlo Alberto Rossi nei primi mesi del ‘63, decide di farle realizzare un secondo 45 giri (con copertina identica alla prima), che comprende i brani “Insieme” e “Let me tell you”, ancora una volta tratti dal repertorio estero.

Mimì ha appena quindici anni e si presenta come la rivale più temibile di Rita Pavone, numero uno del canto femminile nostrano.

Con il terzo singolo per Mimì c’è il primo assaggio di quel successo dolce-amaro che l’ha sempre contraddistinta. Con “Il Magone” e “Come puoi farlo tu” partecipa, vincendolo, al terzo “Festival voci nuove di tutta l’Italia” (7-9 maggio 1964), per taluni più noto come “Festival di Belluria“: trecento le adesioni, solo trenta i selezionati che passano a diciotto e poi a dodici nella serata finale ed una sola vincitrice.

“Il mio difetto è quello di ‘soffrire’ molto le canzoni che canto. A volte dimentico di trovarmi dinanzi al pubblico e assumo degli atteggiamenti che alcuni reputano sconvenienti. Non posso farci niente, ma le canzoni che canto le vivo dentro di me, le sento sulla mia pelle…

Questo è quello che dice Mimì ad una delle prime interviste e il successo del singolo è tale che lo stesso Carlo Alberto Rossi si convince a farle incidere una serie di canzoni che sarebbero diventate il suo primo album per la Car Juke Box. Ma prima ancora un’altra prova e Mimì sostiene un provino in quella che era la Rai dell’epoca, dato l’esito favorevole del provino, ottiene di lanciare il suo nuovo singolo alla puntata inaugurale del varietà “Teatro 10”, la trasmissione tv più famosa del sabato sera, condotta da Lelio Luttazzi.

La sua partecipazione, inoltre, viene pubblicizzata dalle riviste specializzate come il «Radiocorriere Tv», che in un servizio pubblicato il 26 luglio del ‘64, la ritrae al fianco dei protagonisti della prima puntata: Mina, Bobby Solo e Sergio Endrigo. In trasmissione, promuove il nuovo disco  “Ed ora che abbiamo litigato” l’ultimo inciso per l’etichetta “Car Juke Box”.

Il singolo non porta purtroppo al successo sperato ed il progetto dell’album viene accantonato definitivamente e ci vorranno almeno altri trenta anni prima che quelle canzoni vengano alla luce.

Dalla Car Juke Box Mimì passa alla Durium piena di speranze, ma la casa discografica dopo un solo fallimentare singolo Non Sarà Tardi / Quattro settimane, cover di Call Me di Petula Clark, scioglie il contratto.

Ed è in questo periodo che nel frattempo si trasferisce a Roma con la madre e le sorelle e nel 1969 firma un contratto con la Esse Records. Purtoppo nello stesso anno  sconta quattro mesi di carcere a Tempio Pausania  per essere stata trovata con un quarto di spinello nella borsa durante una serata in discoteca: all’epoca non esisteva il concetto di droghe leggere e nonostante la difesa della cantante, arriva la condanna, con strascichi sui giornali circa la sua carriera spezzata.

Un’esperienza che la segnerà per tutta la vita. Conseguentemente viene anche bloccata la pubblicazione del 45 giri “Coriandoli spenti”, inciso qualche mese prima e destinato a rimanere inedito per oltre trent’anni (oggi uno dei dischi più rari e più cari in assoluto).

Ma circa un paio di anni dopo, sul palco del “Primo festival d’avanguardia” di Viareggio, nessuno potrà riconoscerla nel personaggio inquietante a cui l’Avvocato Alberico Crocetta, il mitico inventore del “Piper” darà nuova vita e nuova dignità artistica sotto il nome di Mia Martini… ma questa è un’altra storia!

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