Brasile: cinque milioni da Ur-Ano

Brasile: cinque milioni da Ur-Ano

Si è svolta ieri, a San Paolo in Brasile, la consueta gay parada e benché sia ormai l’undicesimo anno consecutivo, questa grande festa del popolo lgbt non ha proprio nulla di consueto.

Cinque milioni di persone (sì sì avete letto bene!!) hanno partecipato a questa undicesima edizione.

Anche se facciamo riferimento ai dati delle autorità e non a quelli degli organizzatori, i partecipanti non scendono sotto i tre milioni.

Secondo l’associazione del turismo di San Paolo, l’ottantacinque per cento dell’intera rete alberghiera cittadina è occupata dai partecipanti alla parata.

Chiaramente il sindaco della città Gilberto Kassab ha dato il suo appoggio, come altrettanto hanno fatto i grandi sponsor che hanno sborsato fior di quattrini per garantirsi una presenza pubblicitaria durante la festa.

Perfino il “Pastore Tedesco” vestito da drag queen( Benedetto XVI per la cronaca), durante la sua recente visita in Brasile non ha raccolto più di un milione di presenze.

La popolazione gay sta diventando sempre più presente e attiva nel mercato globalizzato, mentre le religioni monoteistiche, arroccate su vecchi dogmi razzisti e colpevolizzanti, stanno perdendo punti.

Da noi invece, dove il “PastoreTedesco” è di casa, il patrocinio al gay pride è tabù, il governo (parola della ministra/valletta/simbionte Carfagna) ritiene la sfilata una mascherata di cattivo gusto, una esagerazione di una piccola parte della popolazione per di più sterile e inutile alla società.

D’altronde lei di cattivo gusto se ne intente talmente tanto, che all’estero la presentano cosi:

Una manifestazione inutile, sempre parole del simbionte di destra, perché ormai i gay sono accettati e non discriminati.

Ma dove vive la Carfagna?

Un recente studio universitario cita testualmente che il 10% della popolazione italiana è gay, che solo il 20% di essa vive la sua condizione di diversamente sessuale con tranquillità, mentre il resto rimane represso e spaventato da quello che la società potrebbe fargli se sapesse.

Da noi articoli sui pride in Brasile, annoverano commenti come “froci di merda”, giornalisti vengono pestati perché gay, figli e figle vengono accoltellati perché vivono la propria sessualità in modo diverso.

Quando ero piccolo, ricordo che si diceva “L’America è 20 anni avanti rispetto all’Italia….”

Oggi il villaggio globale si muove nello spazio tempo, mentre il satellite Italia esorbita in inutili e pericolose traiettorie razziste e populiste.

Forse anche la Carfagna dovrebbe fare un giro su Ur-Ano, per scoprire che la vita non è vallettopoli!

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