Bear, Gay, Napoli Pizza e Mandolino!

Bear, Gay, Napoli Pizza e Mandolino!

Come articolo di benvenuto per il nuovo acquisto di Freebear, GattoSalsiccia mi aveva proposto una piccola panoramica del mondo ursino e omosessuale della mia città natale, Napoli.

Cercando informazioni sull‘argomento, ho potuto constatare che la realtà ursina, organizzatasi a Napoli solo di recente sul modello romano, ha avuto il suo bel da fare per appropriarsi di luoghi pubblici di socializzazione.

Eppure, il tipo fisico ursino trova forse proprio nella città partenopea, legata ancora alla concezione di grassezza come benessere, il suo alveo ideale.Vi capiterà spesso infatti di incrociare quelle che in America si chiamano big beautiful woman (BBW) e big handsome men (BHM), corrispettivo eterosessuale degli orsi.

Grazie a mamme che sublimano nell’alimentazione il rapporto ombelicale con il figlio, e alla proverbiale peluria mediterranea, la specie orso vive e si moltiplica rigogliosa nella conurbazione partenopea. Cosa allora ha impedito per lungo tempo l‘associazionismo ursino?

Provate a fare un piccolo confronto tra le pagine milanesi o romane di Bearwww e quelle napoletane: noterete quanto più numerose siano le teste mozze campane rispetto a quelle del centro nord. La ragione è che anche gli orsi vivono la particolare concezione dell’omosessualità che Napoli condivide un po’ con tutto il resto del sud, e che il mio amico Claudio, palermitano, compendiava nella frase: ”Non sono omosessuale, ma non dico di no”.

La Tatangelo, nel suo scempio sanremese, ha dato l’immagine più significativa di cosa s’intenda per omosessuale a Napoli: il femmeniello.

Si tratta di una figura istituzionalizzata nell’immaginario culturale della mia città, ben definita ma caricaturale, e in quanto tale riconoscibile e non considerata socialmente minacciosa.

Nella formidabile mescola di sacro e profano di cui solo noi siamo capaci, i femminielli cantavano addirittura nelle messe dei matrimoni come buon augurio per gli sposi, o si augurava a qualcuno di venir benedetto da un prete ricchione.

Ricchione è l’altra parola chiave per comprendere cosa significhi omosessuale a Napoli: deriva direttamente da “orecchioni”, il nome comune della parotite, che in età adulta può provocare impotenza e infertilità. Come retaggio di una concezione antichissima dell’omosessualità, non è quindi tanto il rapporto tra due uomini ad essere riprovevole, quanto l’accettazione della sodomia passiva e la mancanza di virilità.

Non avete idea di quanti omosessuali napoletani si dichiarino candidamente bisex, lasciando intendere di essere comunque virili. Ed ecco dunque trionfare quelle che Massimo Andrei in Mater Natura chiama “criptochecche”, che praticano nella loro vita sessuale e relazionale la stessa omertà dei camorristi.

Figurarsi quindi come possa apparire aliena la figura di un orso, maschio omosessuale, in un contesto culturale che fa ancora fatica a distinguere orientamento sessuale e identità di genere, e in cui l’omosessualità è solo uno dei tanti possibili sfoghi extraconiugali.

Cabron Bear
http://andyviolet.blogspot.com

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