Barbazul che barba!

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Barbazul che barba!

Per la serie “A volte ritornano anche se non ne sentivamo la mancanza”, voglio deliziare i lettori di FreeBear con questa chicca: un bel video dei Barbazul, il gruppo spagnolo di Barcellona che tempo fa recensimmo sul nostro agile bloghettino Bear.

Come si suol dire, i figli crescono, le mamme imbiancano e i Barbazul non finiscono mai di annoiare!

Un video scontato anche per un adolescente in piena tempesta ormonale, lo stereotipo gay, goffo e malriuscito, di una trasposizione villosa del “Tempo delle mele” in chiave Bear.

Il manifesto sdolcinato del clichet di lui che incontra l’altro e scopano ininterrottamente per “enne” giorni, poi uno dei due incontra un altro lui e il primo lui scopre gli altri due lui in atteggiamenti equivoci. Dopo una piccola crisi introspettiva il lui-tradito tratta con sprezzante distacco il lui-traditore.

Guardare per credere:

Insomma una storia veramente originale, una regia da brivido e una recitazione da paura, fanno da cornice alla “voce-non-voce” di quel gran manzo del cantante (canta in inglese, oh my god!), accompagnato dalla solita tiritera sempre più simile a una serie di gemiti emessi da una vecchia Soundblaster 16.

Ma dato che è più facile criticare che proporre ed è molto più gratificante lamentarsi che cercare il lato positivo della vita, vorrei proporre di cambiare il testo della canzone con le seguenti strofe:

“Non siamo sciampiste con sopracciglia ad ali di gabbiano,
giochiamo a calcio e non ci depiliamo,
e a quanto pare dopo l’allenamento nemmeno ci laviamo!”

Del resto la vita è un grosso e peloso pettorale ipertrofico. Non si può infatti pretendere che un miocita si trasformi in neurone! 😉

Chi vuol capir… caPirla!

Tanti saluti a tutti, anche ai Barbazul!

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